Gli altri sono andati al cinema*

 

*Da leggere ascoltando questa

E’ da un mese e mezzo che sto in Italia.

Sono stata in giro, ho visto i miei amici, ho scattato le foto dei turisti, ho mangiato un sacco, ho bevuto meno del solito.

Ho avuto un bel daffare verso fine/inizio anno a cancellare la gente da Facebook, da Twitter, dal Tumblr.

Avere l’accesso a tutte quelle informazioni private altrui e sapere che gli altri avessero accesso alle mie mi dava il voltastomaco.

Ex, nuove fidanzate (se non mogli) degli ex, gente che ce l’ha con me perché in qualche momento storico lontano decenni qualcuno ha preferito uscire con me invece che con loro (senza che io lo sapessi), gente con cui ho fatto figuracce, gente che frequentava la gente giusta, gente con cui ho condiviso momenti molto intimi e che poi sono diventati molto sconosciuti, gente che a scuola era molto brava, gente che “non si voleva impegnare” e invece ora posta ogni mezzora la gioia della vita a due (con un altro uno che non sono io, evidentemente), etc etc.

E togliere tutta questa gente, unita al trovarmi di nuovo in un Paese dove la gente parla la mia lingua, mi capisce quando racconto una cosa e non si aspetta ogni volta che contestualizzi e faccia uno spiegone di quattro ore, in un posto dove mangiare è convivialità e non il fastidioso atto di nutrirsi che interrompe lo scorrere monotono della giornata, dove la gente può bersi un bicchiere senza stigma sociale, ecco, tutto questo mi ha fatto sentire leggera.

Sono a casa, ho pensato, sto bene, la pesantezza era da un’altra parte.

Ah ah ah.

Aiutatemi a dire ah ah ah ah.

Eliminare la gente da Facebook mi aveva illuso.

E mi ero scordata che la gente non sta solo su Facebook.

Avevo sottovalutato la gente nella vita reale.

Che esci, vai a cena e c’è sempre l’amica dell’amica che tu non conoscevi e ti metti a chiacchierare. E di dove sei, e cosa fai qui, e come ti trovi.

E io che rispondevo: “Faccio l’Erasmus in Italia, guarda che pelle splendente, dovrei preparare un test d’ammissione ma al momento mi godo l’Italia, senza stress”.

Mentre io facevo la vaga, la gente mi ribatteva: “Brava, io sono appena stata sette anni a Shangai”, oppure “Brava, io ho un anno meno di te e dirigo un ente internazionale e mi hanno mandata qui superpagandomi dall’altra parte del mondo”, oppure “Brava, io ho vinto un concorso e sto da anni in una botte di ferro in quanto a maternità, stipendio, tranquillità lavorativa”, oppure “Brava, io sono un fotografo famoso che ha miliardi e che fa finta di essere povero, e alla tua età avevo già fatto mille rivoluzioni e uscivo già con tutti i grandi degli anni Settanta”.

Mi ero illusa di poter continuare a cazzeggiare in Italia con il naso all’insù.

E invece la gente reale è là fuori e non aspetta altro di sventolare vite molto più riuscite della mia, in faccia alla mia inguaribile, inconfrontabile, inaffrontabile inadeguatezza.

Mi ero illusa di essere brava a gestire questa mini “decrescita felice”, avevo perfino iniziato a meditare di boicottare il master a Londra per rimanere in Italia ( massì, qualche soldo in meno, ma vuoi mettere la qualità della vita?) e a rivalutare di nuovo tutta la mia vita in funzione di “qualcosa che ho sempre voluto” (che ogni volta che devo giustificare qualche scelta ingiustificabile viene fuori che “l’ho sempre voluto fin da piccola”) che stavolta era: stare nella città dove ho fatto l’università, fare un lavoro molto precario e senza prospettive ma vuoi mettere la qualità della vita?

E insomma, eccomi qua, mentre io facevo i conti con solo il mio ombelico, gli altri sono andati al cinema.

(Ecco, come sempre: non appena si mettono i piedi a terra finisce il divertimento) 
Mafalda – Quino

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

15 thoughts on “Gli altri sono andati al cinema*”

  1. La gente deve sempre pontificare per sentirsi bene, soprattutto se ti vede contenta e con il sorriso! Io sto imparando a fare i conti esclusivamente con il mio ombelico, alla fine è l’unica cosa che conta.🙂

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    1. Già. Penso che faccia anche un po’ parte della nostra cultura sociale: fare un po’ i fanfaroni, spararle un po’ grosse. Ma io avevo davanti gente come me, con tanti punti in comune (età, provenienza sociale, studi, possibilità nel mondo) e penso venga naturale chiedersi: perché io no?
      Comunque, massima stima per te che sei riuscita a sorvolare su tutto questo e fare i conti solo con te stessa.
      Non è che tieni dei corsi?😉

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      1. Ti leggo da poco, ma da quel che leggo non ho l’impressione di una persona che dovrebbe pensare “perchè io no?”. Mi sembra che tu abbia fatto un tuo percorso, abbia fatto delle scelte e raggiunto degli obiettivi, tra i quali anche il capire che cosa non vuoi (e mi pare assai!). Certo, non ti conosco quindi la mia non può che essere un’impressione superficiale🙂. Ma per esempio leggendoti in questi mesi mi è capitato di pensare “vedi che brava, quante cose ha fatto e che coraggiosa a cambiare vita, a rimettersi in gioco..” . Sarebbe bello sapere quante belle cose si pensano di noi là fuori, in silenzio. Misurarsi con le vite altrui non è mai facile.. e io non sono affatto riuscita a fare i conti solo con me stessa, il cammino è lungo e credo non finirà mai! Ma sempre di più mi rendo conto che non ha senso fare paragoni… anche se li faccio, certo. A volte ci sto pure male, mi dico che avrei dovuto fare delle scelte diverse, mi chiedo dove ho sbagliato e SE ho sbagliato. Però c’è un’unica domanda che conta alla fine: sono felice della strada che sto percorrendo? E se non lo sono, che cosa posso fare per raddrizzare la rotta? Mi dico così, e pian piano vado avanti, ma senza lasciarmi deviare troppo dalla vita altrui, o dalla felicità vera o presunta di chi mi circonda.. al limite tento di prendere qualche spunto positivo!

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  2. Sei sempre al passo coi miei pensieri. Sono rientrata in Italia ieri e con mia grande sorpresa sento solo un gran senso di disoreintamento, confusione, non appartenenza. Sono tutti pieni di sè, concentrati sulle loro picocle vite e io ho bisogno di spiritualità, condivisione, amore universale. Ma nulla succede per caso, ho deciso di otrnare tempo fa e una ragione ci deve essere, qualcosa la capirò, fosse anche solo capire che in realta io m non voglio vivere ii Italia, capirlo una volta per tutte intendo, non con questo continuo tira e molla. Mi sento come in una di quelle relazioni malate piene di tira e molla, dove si sta insieme per abitudine e vecchi ricordi piu che per amore vero. Forse ci voglio solo venire in vacanza in Italia. Ma crescere dei bambini qui? Vivere ogni giorno nell’alienazione totale che Milano è diventata? Farsi riempire la testa di stereotipi e notizione di politica vuota per tutta la vita? non so…scusa lo sproloquio sul tuo blog…mi è uscito così, si vede che doveva uscire. Se capiti a Milano fammi uno squillo, mi piacerebbe incontrarti dopo quasi due anni a leggerti.🙂 buona vita!

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    1. Ma adesso me lo dici? Sono ripartita da Milano ieri mattina! Comunque torno venerdì mattina, quindi scrivimi (e non quando il vento avrà spogliato gli alberi) a virginiamanda@gmail.com per dettagli più precisi (un caffé? Una colazione? Un aperitivo? Fai tu!).
      Detto questo: tu lo sai (perché lo sai) che il ritorno disorienta. Una collega che aveva vissuto più di dieci anni in Cina mi aveva detto di aver sentito che per ri-ambientarsi al proprio Paese ci vuole la metà del tempo che si è stati via.
      Io ogni volta che ci ho riprovato ho attraversato varie fasi: entusiasmo iniziale (pure un po’ eccessivo), realizzazione depressa che molte cose non erano cambiate e/o le avevo idealizzate, concentrazione rasserenata su quello che mi piace e tolleranza paziente per quello che (ancora, nonostante tutto) non mi piace. Non so se per te sarà così, ma il mio consiglio è: datti tempo.
      Milano per me è stata all’incontrario. Io non la conoscevo come città, perché non ho mai avuto modo di viverla davvero. E’ solo da quando sto con l’Orso che ho iniziato a frequentarla e devo dire che ho scoperto molte aspetti positivi che non credevo. E’ una città culturalmente vivace, con gente di tutti i tipi e che si sforza perennemente di non essere provinciale. Per me, è un gran posto per tornare in Italia dopo aver vissuto tanti anni all’estero. Perché dici alienazione? Forse perché nel frattempo tanti “punti fissi” che avevi sono spariti? Riparti dalle persone allora, non dai luoghi.
      Poi, per il fatto di crescere i bambini. Ecco, io al momento ci penso poco (e con due anni di studio intenso davanti vorrei vedere) ma io penso che l’Italia sia un gran posto, anzi, forse l’unico posto dove io mi sentirei di crescere una famiglia. E lo dico dopo aver visto le agevolazioni e la tranquillità di cui godono le famiglie in Francia e in Svezia. Ma l’Italia rimane casa mia. Di sicuro i primi anni di vita del bambino non sono semplici (assenza di asili nido, pochi mesi di maternità etc), ma superati quelli (e penso che in Italia si possa fare, soprattutto se si vive in una città più defilata, con spese fisse più basse) è tutta discesa. Io ho visto i sistemi scolastici di altri cinque Paesi dall’interno e quello Italiano me lo tengo ben stretto, con tutte le sue magagne.
      E comunque, io e te ci vediamo venerdì😉

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        1. mmm…alti e bassi ma bene essenzialmente. Jobless -anzi in attesa di permesso di lavoro- quidni con TANTO troppo tempo per le seghe mentali🙂 e tu=???
          ps. mi semrba sia abbastanza chiaro che il blog per me è una specie di diario dove scrivo senza troppi problemi tutto quel che mi passa per la testa- Lo dico perche sono sicura che se tu avessi provato a leggere avrai pensato che sono pazza…vabeh

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  3. E quindi?! Chi sei (siamo!) per lasciarti abbattere da chi si autoproclama di avercela fatta? E le altre colonne dell’oroscopo (amore, fortuna, lavoro) come sono messe?
    Per quanto ne posso sapere io, da queste pagine, non credo tu abbia qualcosa da rimproverarti. Non possiamo essere tutti direttori supremi con le poltrone in pelle umana, prima ce ne facciamo una ragione e meglio stiamo. Anche in Italia🙂

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    1. Brava! Ma sai che da quando hai scritto questo commento ci penso!? “E le altre colonne dell’oroscopo (amore, fortuna, lavoro) come sono messe???”
      Sarà il mio mantra per il 2016 di fronte agli “Avercelafatta” che incontro.
      Un abbraccio :*

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  4. ho riletto il tuo post due volte e mi ha toccato, perchè oggettivamente lo riconosco di non essere messa tanto male, ma poi soggettivamente mi sento uno schifo e guardo le vite degli altri e mi chiedo perchè io non sia stata più saggia o non abbia fatto scelto diverse. O semplicemente perchè non stia facendo meglio o con più convinzione quello che sto facendo in modo da arrivare più in alto, almeno nella considerazione dei colleghi. Quindi niente, non ho consiglio saggi da dare come chi ha scritto sopra. Accetti anche qualche sfigata tra le tue lettrici?

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    1. In quanto sfigata io stessa, direi che sei più che benvenuta nel club!😀
      Sai cosa? Credo che sia naturale chiedersi “Come sarebbe stato se avessi fatto scelte diverse?”. Sta nell’ordine dell’umana natura rifletterci e interrogarsi. Il subbuglio emotivo viene quando questo esito di “scelte diverse” ci viene sbattuto davanti da chi le ha fatte.
      Improvvisamente i nostri miti e convinzioni personali (come dici tu “oggettivamente” noi riconosciamo di non essere messe male) crollano davanti ai risultati altrui, che ci sembrano appetibili e desiderabili.
      Ma è una finzione.
      Magari a loro sembriamo delle super-donne noi, ma soprattutto, io mi scrollo un attimo l’inadeguatezza perenne di dosso e mi dico: “Indeterminato? A me? E che me ne farei?” (io che ne ho appena lasciato uno, licenziandomi, in un Paese che altro che maternità pagata mi avrebbe offerto…) oppure “Due bambini? A trent’anni? A me? E che me ne farei?” (io che posso anche coccolare quelli degli altri, ma al solo pensiero di un test positivo iniziano a cadermi i capelli).
      Non lo so, ma in fondo, dovremmo forse iniziare ad imparare a goderci di più quello che abbiamo, renderlo un po’ più solido, in modo da non farci sobbalzare o tremare ogni volta che qualcuno ci mostra com’è la sua vita. O no?

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