Social a chi?

Sto trascorrendo delle placidissime giornate a casa dei miei.

Ho fatto un po’ di conti ed ho valutato che per superare l’esame d’ammissione devo studiare. (Applausi).

Mi si sono quindi presentati davanti possibili scenari:

  • a casa in Svezia con l’Orso che c’è, non c’è, se c’è non risponde (in generale manca sempre per metà o tre quarti del tempo). E fa freddo.
  • a casa dai miei in Italia dove ci sono delle splendide giornate di sole (ma è sempre stato così luminoso Gennaio? Il primo che mi dice “Eh l’inverno è brutto a tutte le latitudini” vince una vacanza premio in Vichinghia con l’Orso che non c’è e con il buio che eccome se c’è), mamma cucina, papà bofonchia e ci sono le mie amiche.

Cosa scegliere? L’Italia naturalmente.

Nonostante gli (indubbi) aspetti positivi ci sono anche degli svantaggi:

  • La visione coatta di trasmissioni televisive (da me finora felicemente ignorate) quali “L’Eredità”, “La prova del Cuoco”, “Dalla vostra parte”
  • Il divieto assoluto di vedere le uniche trasmissioni che io normalmente seguo della televisione italiana (Gazebo, Che tempo che fa, Tv Talk)
  • L’indifferenza completa a tutti i canali da Real Time a Rai 4,5, Cinema etc etc etc
  • Il pranzo categorico alle 12:30 (io generalmente a quell’ora ho giusto finito il primo caffè del mattino)
  • La cena categorica con la ghigliottina dell’Eredità
  • Una o più discussioni quotidiane sulla nocività di Studio Aperto (puntualmente perse dalla sottoscritta).

Tutto sommato, sto benissimo.*

L’assenza (piuttosto completa) di voglia di studiare (matematica) però mi porta a girovagare per internet. Sia come svago (tra un esercizio e l’altro), sia come ricompensa (dopo aver fatto un esercizio giusto), sia come antidoto alla noia (durante gli esercizi), sia come rilassamento (pre-esercizio) che come distensione (post-esercizio). Insomma navigo intrepida come Colombo, con una sola differenza: a lui urlavano “Tierra! Tierra!” e a me “E’ pronto! E’ pronto!“.

Questo stato di pace e serena tranquillità mi ha già portata ad eliminare molte delle mie preoccupazioni. Inizio a vederci più chiaro e il progetto “Master” sta finalmente prendendo forma in modo più preciso. Ho iniziato ad organizzare le prossime tappe con calma e decisione. Il mio cervello è come se si fosse liberato di quel ronzio continuo che mi aveva fatto scoppiare a Settembre.

Una volta libero, sono emerse le cose importanti. Tutte le altre sono state catalogate come rifiuti ed espulse.

E così, in questa nuova dimensione più pacata e serena, ho iniziato ad analizzare il mio modo di stare sui social (l’ho detto che ho tanto tempo da perdere on line, no?).

Come regalo per il nuovo anno ho iniziato ad eliminare un sacco di gente da Facebook.

Non mi importa se se la prenderanno, ma è gente che frequentavo più di diec’anni fa, che magari non riconoscerei per la strada.

Ho sempre guardato a Facebook con molto sospetto, lo ammetto.

Sicuramente c’entra il mio essere venuta a contatto con internet e le sue potenzialità sociali in un’epoca precedente.

Quella dei blog, in cui si nascondeva la propria identità con un soprannome e si cercava di non farsi riconoscere nel “mondo reale”. Questo permetteva di dire le proprie opinioni, raccontare le proprie avventure e chiedere consigli anche assurdi senza paura di “perdere la faccia”, ovvero quel ruolo sociale che ognuno di noi ha nella vita appena esce dalla porta di casa.

Poi è avvenuta la rivoluzione di Facebook: nome, cognome e FOTO.

Tutti quelli che usufruivano delle comunicazioni su internet prima l’hanno visto con sospetto (“Ma come!? Il bello di internet è proprio quello di non essere riconosciuto!”). Poi è diventato mondiale e popolare.

Quando andai in Turchia rimasi fortemente spiazzata dal fatto che tutti gli adolescenti non sapevano usare internet per fare delle ricerche (al massimo si fermavano al primo link proposto da Google) ma sapevano tutti usare Facebook.

Su Facebook non ci sono solo quelli che “hanno una storia da raccontare” (blog), “vogliono chiedere dei consigli” (forum), no, su Facebook ci sono tutti, senza un obiettivo specifico. Non devono fare niente, non devono chiedere niente, non devono raccontare niente. Stanno lì. Come i vecchietti fuori dai bar di paese, che osservano e commentano chi passa.

E ci stanno tutti.

Con il nome, cognome e foto.

Questa rintracciabilità mi ha sempre spaventata moltissimo. Non perché io abbia qualcosa da temere (ho sempre pagato le tasse, non ho mai avuto un debito con nessuno, neanche di un euro, non frequento gruppi che potrebbero dare scandalo sociale tipo scambisti,  affiliati a qualche setta strana, sostenitori di qualche politico corrotto, né ho amanti) o da nascondere, ma perché mi hanno sempre dato fastidio i pettegolezzi.

Un conto è se tu appartieni al mondo dello spettacolo, e i tuoi contratti si basano sulla tua visibilità e allora non vedi l’ora che si parli di te e che si pubblichino tue foto con chiunque; un conto è se tu sei una persona normale che vive una vita normale (vai al cinema ogni tanto senza esserti messo in ghingheri, ti bevi una birra con i tuoi amici anche da spettinata, incroci qualcuno che non vedevi da tempo e ci chiacchieri, mandi un messaggio di auguri ai tuoi ex per i loro compleanni, lavori e cerchi di non avere problemi con nessuno).

Sono tutte azioni che non causano sorpresa né scandalo, ma se le faccio in un posto dove tutti stanno lì senza un obiettivo preciso, come i vecchietti ai bar di paese, mi sottopongo alle loro chiacchiere.

Questo mi spaventa ogni giorno di più.

(Per non parlare del fatto che vedendo Studio Aperto tutti i giorni, noto come ogni servizio di Cronaca Nera usi foto prese dai profili di Facebook. Agghiacciante.)

Ho sempre messo dei filtri altissimi a Facebook, per proteggere il più possibile le mie (poche) informazioni, ma mi è molto difficile (a me, che vivo di tempo libero, figuriamoci agli altri!) aggiornare le impostazioni di sicurezza a seconda dei continui cambiamenti.

E mi sono stancata.

Lo “devo” tenere perché negli ultimi dieci anni ho cambiato Paese e numero molte volte e ci sono persone (anche colleghi o capi) che non hanno Linkedin o Whatsapp e che posso raggiungere solo così.

Ma ho ormai oscurato quasi tutti (tra link di Lercio, Feudalesimo e Libertà, frasi sulle mamme, le zie, le sorelle -“condividi se anche tu hai una sorella che ti ha cambiato la vita”, foto continue di neonati dal giorno zero –cioè in pancia- al giorno della maturità, errori di ortografia che neanche in seconda elementare, commenti di manifesta ignoranza razzista, immagini del Duce, quarantacinquemila foto con gli stessi tag #cutie, #love, #meandyou, status bellicosi, status deprimenti, citazioni finte…  non ce la facevo più a filtrare tutti).

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E per il nuovo anno ho cancellato centocinquanta contatti.

E mi chiedo: come mi sono stancata io, si stancheranno anche gli altri?

 

 

* Per chi fosse preoccupato per la stabilità di coppia: finché si trovava in Italia, l’Orso è venuto più volte qui in Oziolandia e lo rivedrò tra diciassette giorni. Sopportabile.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

10 thoughts on “Social a chi?”

  1. I contatti si dovrebbero filtrare prima, ma anche dopo è possibile ignorarli; FB col tempo ha prodotto delle “migliorie” ai suoi algoritmi: il risultato è che adesso cerca di modellarsi esattamente sui tuoi gusti (e ti profila perfettamente!)

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    1. Sono d’accordo. I contatti si dovrebbero filtrare prima. Ma mi è capitato di seguire dei corsi o di svolgere dei lavori durante i quali i colleghi/compagni mi mandassero richieste di amicizia. In quel momento poteva essere “sensato” accettarle, passati anni secondo me è altrettanto sensato fare una bella pulizia di quelli che non sono “rimasti” nel tempo. E’ vero che FB è migliorato. Io non sono sicura mi profili ancora esattamente, visto che passo molto tempo a cliccare “Non è pertinente”…😉

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  2. Presente!
    Mi sono auto-eliminata nel 2011, dopo averne avuto abbastanza di gente che si fa i fatti tuoi (e dimmi che non è impossibile per quanti filtri tu metta) nonostante tu cerchi di minimizzare al massimo i dati sensibili, oltre al fatto che amici storici erano passati dalle telefonate/incontri live ogni tot. a sapere quanto gli bastava solo leggendo FB (??!! what the ..?). Peggio ancora, visto che ho sempre amato scrivere (dalle cazzate a brevi deliri ermetici), dovevo passare il tempo a dare spiegazioni o rassicurare gli “amici in FB” in base a quello che postavo perché puntualmente veniva letto in ogni modo possibile tranne il senso originale. Per non parlare del tag foto… ma chi ti autorizza a taggarmi e pubblicare foto con me presente senza chiedermelo????!! Eccheppalle!!!
    Al che ho detto basta, mi ero veramente stufata, era più l’ansia che mi generava che il divertimento.
    E sai una cosa? sto molto meglio senza, sono tornata a scrivere su libricini (cosa che ho sempre adorato, la carta è impagabile!) e del resto me ne frego. L’unico svantaggio pratico è che tutti gli alert che avevo erano molto comodi, come pure l’organizzazione di ritrovi o inviti di gruppo. Ma se c’è la volontà questo piccolo inghippo dovrebbe risolversi con la semplice telefonata, al massimo un email.😉

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    1. Carla, sei un mito! Io penso esattamente quello che dici tu: più un’ansia che un divertimento. C’è una parte molto utile per me (a parte il contatto di gente che altrimenti non potrei contattare, perché ho cambiato spesso numero telefonico e perché so che oltre a FB su internet non sa fare altro – quindi manco le email-) che è la presenza di gruppi che mi interessano. Non c’è niente da fare: gli analfabeti digitali sono altamente alfabetizzati su FB. Quindi se voglio restare aggiornata su novità didattiche, su gruppi di insegnanti in un altro Paese, su movimenti sindacali che mi interessano, etc, purtroppo bisogna passare da FB! Ho provato a fare solo con i feed, ma non è la stessa cosa. Uffa!
      Ma soprattutto: beata te! Che non devi più dare spiegazioni a nessuno!
      Io comunque non ho smesso di scrivere su carta, perché ce l’ho sempre sotto mano, e perché sul blog non scrivo tutto quello che potrei, evidentemente.
      E ancora: brava!

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  3. sono su facebook solo da un anno e mi sono iscritta per una ragione “insolita” che non starò qui a raccontare. mi ha stupito molto vedermi poi raggiunta da compagne delle superiori che non vedo e non sento da 20 anni, che si sono limitate a chiedermi l’amicizia e poi evidentemente ad inserirmi un un gruppo superfiltrato, a causa del quale non vedevo nulla di loro. ma allora che mi chiedi l’amicizia a fare? ignoriamoci, io sto bene uguale.
    per il resto ci sto talmente poco che a volte me ne dimentico e quando ci rientro ci trovo quelle duecento foto di frasi dementi che mi fanno fuggire a gambe levate😀

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      1. E’ la sindrome del guardone: ti chiedo l’amicizia per farmi i c**** tuoi però in realtà non mi interessa riprendere i contatti. La maggior parte delle persone fa così. Pensare che l’utilizzo di FB avrebbe diverse utlità anche non banali, ma purtroppo è anche per colpa di chi ne abusa che se ne perde interesse.

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        1. Già, io ho messo dei filtri altissimi anche per il lavoro che faccio (insegnante), e ogni foto in cui vengo “taggata” deve prima essere approvata da me per finire sul mio profilo. Ne metto forse una o due all’anno, ma ti assicuro che bastano perché la gente si faccia impunemente i fatti miei…

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  4. 1) Sono su FB da almeno 5 anni e mi fanno paura le foto del passato che FB ripropone di tanto in tanto. Mi danno anche fastidio perché molte mi ricordano un periodo più spensierato e mi mettono una malinconia terribile. 2) scrivo su FB come se ciò che dico potrebbe essere usato contro di me in un tribunale, per cui non lo trovo divertente. In genere pubblico foto di fiori o di gatti, niente di personale. Al massimo condivido qualche link a video o articoli di carattere sociale (tipo LGBT, tutela degli animali e dell’ambiente). Assolutamente niente di politico e soprattutto niente di scritto di mio pugno. Anche io sono terrorizzata dai servizi giornalistici con foto del profilo FB. Assolutamente evito foto dove mi si vede bere da una bottiglia perché sono terrorizzata che mi si possa ritorcere contro e venire additata come sbevazzona.3) uso FB per mantenere i contatti con gli amici lontani e mia madre, giusto per tranquillizzarla che ho una vita normale anche a 12.000 km da casa, però filtro molto ciò che pubblico. 4) se avessi usato FB mentre studiavo non mi sarei mai laureata! Già era difficile mantenere la concentrazione prima di FB, figuriamoci ora! 5) leggendo ciò che pubblica certa gente ho ridimensionato molto la
    Stima nei loro confronti. Qualcuno l’ho tolto dagli amici perché ho scoperto un lato razzista o intollerante che ritengo inconciliabile con me.

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