La donna abitata

Avevo iniziato a leggerlo un mese fa.

Un inizio poco appassionante, e io avevo tanti pensieri per la testa.

Però era da tanto che desideravo leggerlo: da quando l’avevo trovato nel programma di Letterature Sudamericane dell’Università. Ma era un esame che non rientrava nel mio piani di studi, ci pensavo come a un esame da fare “in più”, perché no, visto che sono all’università, massì. Poi, come tante cose, quell’esame l’ho lasciato là, ma la curiosità per questo romanzo era rimasta. Tempo fa sono entrata in contatto con una libreria meravigliosa, e ho pensato che fosse il posto giusto dove acquistarlo.  E così era restato lì, tra le valigie e gli scaffali. Nella borsa. Mi ero decisa ad aprirlo dopo la tesina del corso di Barcellona, e niente, delusione. Me lo aspettavo diverso. Non riuscivo a concentrarmi, immergermi nella storia.

L’altro giorno lo riprendo in mano. Ora sono più tranquilla, ora posso leggere.

E la storia ha ingranato, da lenta è diventata veloce, e mentre leggevo non sentivo né sonno né stanchezza.

La prima volta in cui mi sono sentita non solo coinvolta dalla storia ma completamente travolta.

Ho pianto come se Ines/ Lavinia fosse una mia amica, fossi io.

Un libro così, non l’avevo mai trovato.

 

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5 pensieri su “La donna abitata

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