Ascoltare, tempo infinito di un verbo che manca dal 2014

L’ultimo dell’anno, trascorso all’aeroporto di Venezia ad attendere notizie sul volo che avrei dovuto prendere e che invece veniva cancellato, mi ha messo di malumore per tre giorni buoni.

Ero così di malumore che scrollavo senza soffermare l’attenzione da nessuna parte e insultavo l’Orso a più riprese. Telefoniche e in presenza.

Poi, l’Orso è arrivato in Veneto  e abbiamo trascorso qualche giorno con i miei. Dopodiché siamo andati a Milano, sede dell’interregno da ormai quattro anni. Ogni volta che torniamo in Italia passiamo per la camera di decompressione chiamata Milano: conosciamo abbastanza gente lì da non essere mai soli alla sera, ci sono abbastanza cose da fare per non annoiarsi durante il giorno… malanottenò, di notte non c’è nessuno o quasi che ci rompa le scatole.

Non l’abbiamo deciso per questo, naturalmente. E’ solo stata una fortunata concatenazione di eventi.  E’ andata così, e… ci è andata bene.

In questi giorni lontana dalla mia famiglia e dalla sua famiglia, lontana dai manti voluminosi di affetto con cui ci hanno ricoperto, ho potuto finalmente fare mente locale.

Nel 2015 sono stata molto di malumore.

Io ragiono (come la maggior parte delle persone, credo) per mesi e per anni. Nella mia testa ci sono tante colonne, ogni mese che passa se ne aggiunge una al colonnato, a dodici crollano e si forma un nuovo colonnato.

Di solito passo molto tempo da sola negli ultimi giorni dell’anno:  generalmente mia sorella e mio fratello verso il 28 dicembre, massimo 29, ripartono per i loro Paesi di residenza, e io rimango con i miei, i loro orari e un sacco di tempo libero. Coccolata dal dolce tepore familiare, da ritmi mai veramente cambiati negli ultimi vent’anni.

Questa sicurezza salda e ben scandita mi permette di fermarmi un attimo, mettermi comoda e riflettere un po’: cosa mi è piaciuto quest’anno? Di cosa sono grata? Cosa avrei potuto fare meglio? Cosa desidero, cosa mi aspetto, cosa sono disposta a fare per ottenerlo nell’anno che verrà?

E’ una pratica insulsa per molti, ma è un rituale, che mi permette di chiudere con un “grazie” a Chi sta lassù, e di aprire qualcosa di nuovo con rinnovata speranza e fiducia.

Questa volta non è stato così.

Ero molto offesa, perché l’Orso non aveva spezzato l’antico rito dei suoi legami dell’Ultimo dell’anno, che mi sono intestardita, imposta di trovare un’alternativa, ho trascinato una mia amica nell’impresa, e ho persuaso altre tre amiche che le avrei raggiunte. Ero così decisa e arrabbiata che non ho avuto rispetto per niente e per nessuno: ho prenotato, ho fatto la valigia di corsa e mi sono presentata all’aeroporto. Convinta che la pratica di tanti anni mi avesse reso come invincibile agli imprevisti.

E poi, è andata come è andata: l’aereo non funzionava a dovere, la mia amica si è sentita male, mio padre ci ha recuperate un Primo di gennaio 2016 in un angolino del Marco Polo tristi, pallide (soprattutto la mia amica) e mugugnanti (soprattutto io).

Sapevo che dovevo chiudere l’anno passato e aprire il nuovo ma…

ero troppo di malumore.

Ma quale speranza? Ma quale fiducia?

E così mi sono venute in mente solo cose per cui ho digrignato i denti nell’anno che è trascorso, cose per cui avrei voluto avere un’altra vita, un altro Paese in cui tornare, un altro lavoro, un altro fidanzato.

Nel 2015 mi sono lamentata moltissimo.

E ho iniziato il 2016 lamentandomi (sì, anch’io pensavo non fosse possibile) ancora di più.

Ma per fortuna c’è stata Milano. Chi l’avrebbe mai detto. Milano. Un posto a cui io non avrei dato due lire fino a quattro, cinque anni fa, quando l’Orso ha iniziato a mostrarmi la “sua” città e a farmela sentire un po’ anche mia.

E così, un proposito l’ho fatto: voglio lamentarmi di meno.

E ascoltare di più.

Perché ad un certo punto mi sono girata e indovina chi ho trovato lì, a pochi centimetri da me?

L’Orso.

E’ sempre stato lì. Ad ascoltarmi mugugnare, ad incassare i colpi bassi, a gestire le mie insicurezze sul futuro, sul lavoro, sul posto e anche su di noi.

Nel 2015 non sono stata rispettosa dei suoi tempi e dei suoi sacrifici, ho chiesto, chiesto, chiesto, chiesto e quando non bastava sono passata ad esigere, pretendere ed arrabbiarmi.

Non so se vale come giustificazione (spoiler: no) ma è stato un anno molto difficile per me. Non serve dirlo, ripeterlo, ma è stato così.E lui era lì, a sorreggere, ad aprire la porta quando mi chiudevo a piangere, a passarmi il bicchiere d’acqua, ad abbracciarmi, a chiamarmi, a venirmi a trovare a Barcellona.

Lo sappiamo tutti che avrebbe potuto fare di più ma… devo essere onesta? Ha fatto molto, moltissimo.

E io ero così incaponita nella mia personalissima lotta contro i mulini a vento scandinavi che non l’ho badato. Non l’ho quasi mai ascoltato con attenzione quando gli chiedevo come stava.

E questo è quello che non voglio per il 2016.

Il 2016 sarà un anno in cui saremo lontani, ma voglio ascoltarlo.

Anche perché a volte dice cose proprio belle.

Amore mio… (lungo respiro) tu sei fantastica.

Ma non sei affatto leggera!

 

Amen!

Buon 2016, pesanti e leggeri, ascoltatori ed ascoltati, innamorati ed amati, con buoni propositi, spropositati e con leggerezza.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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