Cosa butti? Cosa tieni? Cosa speri?

Cosa butto?

  • L’attacco di panico di Settembre 2015.
  • La sensazione di solitudine ed abbandono.
  • La Svezia. Ciao. Ciao. Ciao. Ci ho provato ma basta.
  • Le cene all’estero da sola, a fissare spigoli o angoli del tavolo per non incontrare sguardi imbarazzati di altri commensali da soli.
  • Il senso di oppressione nel petto di quando si deve fare qualcosa per forza ma ci sentiamo trattenuti e non ce la facciamo.
  • Le gastriti.

 

Cosa tengo?

  • La vita di coppia. Siamo assieme, e ci stiamo bene.
  • Gli anelli. Me ne sono regalata uno da sola per ricordarmi sempre che se son sopravvissuta alla Svezia per ben 3 anni, posso fare qualsiasi cosa. Me ne è arrivato uno per Natale per ricordarmi che c’è qualcuno che mi ama.
  • L’Argentina. Da una vita il viaggio desiderato e sognato, che poi non è andato come programmavo, ma mi ha lasciato dentro un senso di gratitudine e bellezza. Ci tornerò.
  • Le amiche. Raggiunte, raggiungibili, vecchie e nuove. Grazie. Mi avete reso sopportabili i giorni di esami a Londra, le serate tristi a Stoccolma, i giorni di lavoro e le toccate e fuga in Italia. Scarrozzandomi in giro, ordinandomi giri di birra e facendomi ridere in mezzo alla strada, addirittura organizzandomi una festicciuola a sorpresa per il mio compleanno. Vi voglio bene. Vi tengo tutte.
  • Le scarpe da corsa. Le prime comprate da sola, non obbligata e per non fare nessuno sport in particolare. Solo perché ci volevano. Non diventerò mai una di quelle brave, che si sveglia alle cinque per andare a correre, né di quelle fissate che postano solo roba di maratone, ma è un piccolo simbolo del 2015 per me. Ce la posso fare, anche se non sono una sportiva, a prendere con sportività gli eventi, e a macinare chilometri quando è il caso, per rimettere tutto nella giusta prospettiva.
  • Le coccole. Ho coccolato tanto quest’anno. L’Orso, soprattutto, ma anche i miei genitori e le mie amiche. A volte anche gli studenti quando erano tristi. A volte solo a parole. A volte con i messaggi, a volte con un regalo. Perché volersi bene è importante.
  • La lettera di dimissioni. Perché è vero che “la vita vera” ti chiede come controparte rinunciare ad alcune ambizioni per cullarti in una tranquilla serenità, ma non se il prezzo da pagare è il batticuore da ansia continuo.
  • La salute. Scelgo e ho scelto la salute quest’anno. E questa è una decisione che tengo anche per l’anno prossimo.
  • Il ciondolo che mi hanno regalato quattro alunne il mio ultimo giorno di scuola. Inaspettato e bellissimo. Grazie ragazze. A volte non te ne rendi conto, ma solo cercando di fare bene il tuo lavoro fai del bene.
  • Il mese a Barcellona. Che mi ha fatto ri-scoprire che un mondo diverso esiste, esisteva ancora. Io sono cambiata, certo, ma persone che ti salutano la mattina esistono ancora. Grazie Europa del Sud. Grazie Mondo più mio. Ti tengo tutto e ti coccolo per bene.

 

Cosa spero?

  • Spero di non disturbare gli equilibri degli altri quest’anno. Mi dovrò trasferire nella città dei miei fratelli, e spero di non scombinare le loro vite così faticosamente ricostruite.
  • Spero di riuscire a mettere più costanza nella mia vita di tutti i giorni. Indipendentemente dall’obiettivo (anche se ce n’è uno bello grosso da conseguire) , spero di essere abbastanza costante da non arrivare con il fiato corto.
  • Spero che la distanza a cui verrà sottoposta la nostra relazione non ne muti l’essenza. Sono orgogliosa di noi, di quello che abbiamo raggiunto, della pace e senso di pienezza che proviamo quando stiamo assieme. Sono orgogliosa di come ci siamo smussati a vicenda il carattere per fare posto all’altra persona, di come ci guardiamo e di come ci sosteniamo. Non voglio che tanti giorni lontani ci rendano troppo tristi o troppo distanti anche con il cuore.
  • Spero di volermi abbastanza bene da non diventare amara con gli altri solo perché mi sento triste.
  • Spero che tutti quelli a cui voglio bene rimangano esattamente così come sono: con il colesterolo nella norma, con una moderata attività fisica e con un sorriso sempre pronto.
  • Spero che l’Orso mi dica qualche “ti amo” in più di persona, invece che per iscritto.
  • Spero di spegnere ogni tanto gli schermi e gli schermetti per farmi una passeggiata.
  • Spero di riuscire a mantenere l’attenzione nelle cose che devo fare.
  • Spero che il trasferimento vada bene.
  • Spero di non sentirmi sola.
  • Spero di riuscire ad essere meno timida.
  • Spero di riuscire ad iscrivermi a corsi impensati ed imparare cose nuove.
  • Spero di parlare di più a voce e meno sulla tastiera.
  • Spero di non contrarre debiti.
  • Spero di avere l’Orso vicino la maggior parte del tempo.
  • Spero di non farmi prendere dal panico.
  • Spero di svegliarmi tranquilla.
  • Spero di continuare a volermi bene.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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