Siete ancora pieni di buoni propositi? Bravi, io no.

Sono così mugugnante e sbuffante che mi prenderei il gomito e mi manderei a quel Paese da sola, se non fosse che ci ho provato e l’esito non è stato dei migliori.

Attori principali del Mugugno: L’Orso, il Water, il Counter.

Per l’occasione, viste le co-star internazionali, l’Orso verrà soprannominato Orson Welles.

Anticipazioni sul Finale: sono sotto le coperte, a casa dei miei, il 2 Gennaio 2016 e Orson Welles si trova a casa dei suoi, a 800 km da qui, sempre il due Gennaio 2016.  Ad intervalli regolari mi chiama, per prendersi sbuffate e mugugnate telefoniche, che puntualmente conclude mogio mogio, con le orecchie abbassate sbiascicando una frase che assomiglia a: “Va bene, hai ragione” o nella variante passata “Va bene, avevi ragione”. Tali frasi fungono da amplificatori del volume di sbuffamenti e mugugni, talvolta come acceleratori di litigio a consistenti decibel.

Premessa, per situarci nei fatti.

Con il 2016 io entro ufficialmente nel mio decimo anno da espatriata.

(Applausi).

Orson Welles invece ha iniziato a espatriare solo tre anni fa, e in coppia con me.

Altri fatti rilevanti ai fini del racconto: i miei genitori hanno tre figli che vivono all’estero, amano viaggiare (i miei genitori, che i figli amassero viaggiare s’era capito, mi sembra) e sono del genere tradizionale ma con una punta di “vivi e lascia vivere”.

Ne consegue che: io certi “sensi di colpa” dovuti alla lontananza da casa, dai miei, dalla famiglia e dall’Italia in generale li ho già affrontati e in qualche modo (di sicuro non ottimo, ma almeno a tentativi sembra aver funzionato) li ho superati. Se qualcuno mi fa “il muso” perché sono mancata a qualche evento “importante”(tra virgolette, perché l’importanza è soggettiva. Una mia cara amica battezzò il figlioletto e un’altra cara amica perse la madre pochi giorni dopo. Al battesimo non trovai modo/soldi/tempo di andare ma al funerale mi presentai rompendo il salvadanaio. Priorità mie e personalissime, ma ho preferito essere vicina all’amica che -secondo me- aveva bisogno) ci rimango male, ma poi mi stringo le spalle e vado avanti. Gira la ruota, gira-là-là.

Inoltre dopo i primi anni di musi lunghi e frecciatine colpevolizzanti, anche i miei si sono abituati. Ora vivono ogni volta che siamo a casa come un regalo, e siamo tutti contenti.

Ci ho pensato a lungo ma sono certa che loro preferiscano saperci felici a distanza e ogni tanto vedendoci, rispetto al saperci infelici ma vedendoci tutti i giorni.

Opinioni personali, eh.

 

A casa (e nella testa) di Orson Welles è differente. (Il mio Orso è differente).

Come molti uomini, ha raggiunto notevoli traguardi sul piano professionale ma è rimasto vittima di vischiose tele colpevolizzanti da “unico figlio all’estero”.

Viviamo in armonia la maggior parte dell’anno io e il suddetto, ma con l’avvicinarsi delle feste natalizie il clima di idillio si incrina.

Generalmente poco prima di Natale di spezza definitivamente. L’armonia che tanto respiriamo il resto dell’anno lascia il posto ad un’aria carica di accuse, di “te l’avevo detto” e di “perché tu”.

E io, lo ammetto, metto il carico da novanta.

Io credo di essere una persona paziente e pacifica.

In questo momento dell’anno divento una iena piena di violenti scatti d’ira con frequenti pensieri del tipo:”Ma che ci faccio con te, o vile mammone sconosciuto che ti adagi al mio fianco ogni notte?”. Ripetuti anche ad alta voce.

Motivo del contendere.

Io voglio passare i giorni natalizi (dal 23 Dicembre al 6 Gennaio) certamente con la mia famiglia di provenienza (ridotta a mamma e papà, fratelli mutabilmente pervenuti) e con la persona con cui mi auguro (beh, augurarmi, non ne sono più tanto sicura) di passare il resto della mia vita.

Lui vuole passare i giorni natalizi con la sua famiglia di provenienza.

PUNTO.

Io mi altero, mi arrabbio, la prendo sul personale: come è possibile, allora non mi vuoi bene, allora non mi consideri parte della tua vita etc etc etc.

Spesso piango o urlo. Anzi, molto spesso urlo. Ma piango anche.

Lui si scusa, si giustifica.

Con giustificazioni che io smonto in tre secondi netti (sempre urlando). (A volte anche piangendo).

Del tipo: non li vedo mai, se non vado NEANCHE a Natale ci rimangono male, è sempre stato così, è TRADIZIONE.

Naturalmente io la prendo sul personale, mi irrito e rispondo in modi esageratamente cattivi. Gli ribatto che li può vedere quando vuole (e chi ti dice niente, anzi, tornatene al paese tuo PER SEMPRE, così li vedi tutti i giorni), che io non gli ho mai impedito di vederli né sentirli, che le tradizioni si cambiano, e che, fondamentalmente, CHI SE NE FREGA, arrangiati, organizzati, io lo faccio da una vita e se qualcuno si lamenta poi ha anche già imparato a farsela passare.

Altro fatto necessario alla  comprensione degli eventi: la sua famiglia ha BEN TRE EVENTI irrinunciabili sotto le feste. Vigilia, Cenone dell’Ultimo dell’Anno, e una cena a metà tra queste due feste, a cui è OBBLIGATORIO presentarsi.

E a me girano a mulinello.

In questo clima di accuse, litigiosità ed esasperazione faccio notare costantemente (e, evidentemente, senza la dovuta pacatezza) che dopo trilioni di anni in cui stiamo assieme, conviviamo e pianifichiamo la nostra vita assieme, MI PIACEREBBE stare assieme a lui la Notte di Natale o la Notte dell’Ultimo dell’Anno.

Risultato???

Ho dovuto fargli un disegno (all’ingegné) con la divisione del calendario e gli eventi familiari irrinunciabili. Per la mia famiglia, solo il PRANZO del 25 (e ti è andata bene, RINGRAZIA!), per la sua i già summenzionati TRE eventoni natalizi tra 24 e 31.

E così, spinto dall’evidenza e dalla fermezza (ma non nascondo che abbiano avuto il loro peso anche le urla e i pianti) si è accinto a programmare le vacanze.

Trenitalia e Italo ringraziano mandando ceste natalizie, perché il luogo che ho visitato di più durante queste feste è stata la banchina del binario 19 della Stazione dell’Alta Velocità di Bologna. (Oltre al Water, ma questo lo racconterò più tardi).

Partenza il 23 per andare a casa sua al Sud. Cenone con i suoi il 24.

Ritorno il 25 con lui per andare a casa mia al Nord. Pranzo con i miei il 25.

Ritorno il 27 con lui per andare a casa sua al Sud. Cenone irrinunciabile con i suoi.

Ritorno il 29 da sola per andare a casa mia.

Qui, ingenuamente, ho pensato di poter smettere di fare disegnini e presentazioni Power Point.

Pensavo che ormai, dopo tutto sto sbatti, non ce ne fosse bisogno: ormai era chiaro che lui si doveva muovere per organizzare di passare l’Ultimo dell’Anno con me.

Risultato?

Lui a casa con i suoi al Sud.

E da lì non si muove.

Io che prendo un last minute in extremis per Istanbul per raggiungere delle amiche e festeggiare con loro.

Il volo il 31 viene ritardato, di un’ora. Poi di due, poi di tre, poi di quattro. Saliamo a bordo e ci fanno fare il giro della pista. Poi ci fanno scendere e ci dicono che l’aereo ha un problema, non partirà.

Sono ormai le 20:00 del 31 Dicembre. Ci danno una stanza in un hotel, ri-sistemandoci nell’aereo del giorno dopo. Veniamo spediti in un albergo in mezzo al nulla a San Donà di Piave (località che io ho sentito nominare solo una volta in vita mia). Arriviamo all’albergo alle 23:00 e ci informano che non hanno niente da farci mangiare o bere. Ci mandano in un ristorante vicino, dove il barista si prodiga per farci almeno BERE.

Brindo mestamente e…

insulto il mio fidanzato fino alle tre di notte. Al telefono. (Con urla e pianti, ma non era il caso di ribadirlo).

Alle 11:00 dell’1 Gennaio 2016 vengono a prenderci e ci riportano all’aeroporto, dove scopro che il volo che dovremmo prendere è stato cancellato.

E’ da ieri che Orson Welles riceve insulti.

 

 

BUON 2016 A TUTTI!

 

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

9 thoughts on “Siete ancora pieni di buoni propositi? Bravi, io no.”

  1. Virginia, adesso tirerò fuori il mio lato meno femminista, meno partigiano, meno solidale. Smetterai di cagarmi, ma io lo faccio per il tuo bene. Tu e il tuo fidanzato state dicendo la stessa cosa (=le feste in famiglia sono importanti) con la differenza che tu avanzi più pretese. Volete entrambi stare con le vostre famiglie d’origine per una manciata di giorni l’anno, ma tu vuoi stare con la tua famiglia d’origine E con lui contemporaneamente. Ora, io sono priva di qualsiasi spirito religioso e delle convenzioni tendo a fregarmene, ma per lo stile di vita “unconventional” che hai scelto -tu ancor prima di lui- dare a una cena natalizia tutta questa importanza mi sembra un po’ distonico. Secondo me, se ci pensi, non te ne frega neanche più di tanto.
    Vivere all’estero ha i suo pro e i suoi contro: tra i pro, godersi il partner full-time in assenza di obblighi famigliari che creerebbero discussioni e condizionamenti. Tra i contro, accettare che il ritorno in patria sia una serie di compromessi organizzativi rognosi, dove il modello di famiglia da cui uno proviene si esprimerà in sempre nuove e bizzarre maniere.
    Io le richieste della famiglia del tuo fidanzato non riesco a giudicarle illegittime, né eccessive: semplicemente, sono molto lodevoli e democratiche quelle della tua famiglia. Lascia che il Natale sia un altro momento in cui tu sei vicina e orgogliosa della tua famiglia e lui, quanto meno, non debba vergognarsi o giustificarsi della propria.
    Per quella settimana, sii più accomodante, e dimostragli empatia, superiorità morale, maturità. Ne hai altre 51 per avanzare pretese, con il credito che avrai accumulato.
    Adesso basta, digli che ti dispiace e non perdere altri momenti preziosi di vacanza.

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    1. Uhm, dici? Ma… ma… ma… io non sono parte della famiglia? La mia pretesa è che vorrei passare l’Ultimo dell’Anno con lui. Tu dici che devo essere più accomodante. Ci penso.
      Accetto il tuo punto di vista, ora ci ragiono un po’ su…

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  2. Un bel capodanno di m….! Non so che consigli darti, per fortuna io non ho sposato un mammone italiano, mi sembra il tuo risponda al 100% allo stereotipo. Quando non viviamo ancora insieme, le feste erano un’occasione per farci qualche giorno insieme io e lui e fanculo alla famiglia (che tanto vedevamo già tutto l’anno). Ora che viviamo insieme siamo più o meno uguali, ma quest’anno non siamo riusciti a svincolarci e ci siamo beccati tutte le feste in famiglia (la sua argentina) e abbiamo convenuto che abbiamo un anno di tempo per trovarci qualcosa da fare in per il Natale 2016. Ho detto tutto 🤐

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    1. Eh. Il fatto è che il mammone italiano non lo è! Vive da solo da quando aveva 18 anni e i suoi li vede quattro volte l’anno quando va bene. E’ proprio per questo che mi irrito, perché queste cose succedono solo quando si arriva alle feste di Natale. Io mi scoccio anche di essere irritata e nervosa, ma non riesco a farmela passare.
      Beata te che stai in Argentina! Io desidero veramente tornarci per più tempo!
      Un abbraccio e tanti auguri di buon 2016!

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  3. Eh ma che sfiga di Capodanno! Comunque, io credo nel Karma: tanta sfiga ad inizio anno significa tanta fortuna per il resto dell’anno.

    Per il resto, pure io faccio parte di una coppia (piu’ o meno) expat, ma noi risolviamo cosi’: ad entrambi non frega nulla del Natale quindi lo facciamo ognuno a casa sua mandandoci messaggini che hanno come testo “palle….. l’anno prossimo ai Caraibi?”. La mia famiglia allargata sa che ho un moroso ma pensa che me lo sia inventato, e a me va bene cosi’, almeno non lo invitano ai matrimoni.

    Poi Capodanno io voglio farlo con i miei amici e lui con i suoi. Ma i suoi amici non organizzano mai nulla quindi con naturalezza lo facciamo sempre tutti gli anni con i miei amici, che invece ad Ottobre gia’ iniziano a pensare al menu’.

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    1. Grazie Giupy! Grazie perché so che mi capisci!
      Sì, io ho sempre pensato che non mi importasse, e invece toh… mi importa! Uffa!
      Spero che tu abbia ragione, e che la sfiga di inizio anno venga risarcita abbondantemente dal resto dell’anno! Intanto ho un malumore che non va via dal 31 dicembre 2015…

      Buon anno Giupy!

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  4. Va beh, Virgi, ho finito di leggere il post e qualche insulto all’Orso volevo mandarglielo anche io! Ma così, per rabbia, perché rode troppo quando un programma last minute che sostituiva una prima opzione viene cancellato! Il Natale è una bestia di sensi di colpa familiari, ti strattonano da una parte all’altra e tutti sembrano volerti vedere e passare le feste con te. In realtà è una cazzata. Io personalmente ho smesso di smazzarmi kilometri per accontentare le persone, il Natale lo passo in famiglia perché ci tengo, ma non mi muovo a forza per nessun altro. Perché mi sono accorta che gli altri non si muovono per me. E l’Orso magari inizierà a rendersene conto primo o poi e allentare gli obblighi di pranzi-cene natalizie. E nel caso non lo facesse, sono abbastanza d’accordo con il commento di Gynepraio, non ti amareggiare per queste questioni, goditi la tua famiglia e il bel tempo speso a casa.

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