Padana Placidia (per adesso)

A casa, con l’albero che si illumina ad intermittenza, la mamma contenta che inforna, la sorella che ride e papà che progetta viaggi.

Quando mi chiedono cosa farò, dove andrò, rispondo in modo vago e per la maggior parte del tempo lascio che siano gli altri a fare supposizioni su di me. Annuisco e sorrido.

In realtà non ho proprio la più pallida idea di come andrà, ho un progetto abbastanza chiaro e definito in testa, ho un obiettivo preciso, che si raggiungerà tra un anno e mezzo.

Nel frattempo cosa succederà non lo so, spero di farcela. Appena ci penso mi sembra difficile, intimamente ammetto che non lo so, mi sembra molto complicato, probabilmente il sistema più difficile di tutti quelli che mi hanno accolto finora.

Dai, dai, dai.

Facciamo finire l’anno, i quindicimila viaggi in treno tra Nord e Sud, le quarantacinquemila litigate di coppia, i ventitremila discorsi di circostanza con ventinovemila filtri impostati, e poi… e poi ci penseremo.

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