Ciao Svezia, stammi bene

Oggi è l’ultimo giorno in questa casa, in questa terra che con così tanto calore* mi ha accolto.

Sono passati più di tre anni e anche se di sicuro momenti positivi ce ne sono stati, la sensazione che provo di più all’andarmene è sollievo.

Certo, è stata la prima casa “vera” di noi due, abituati ad aggrapparci alle stanze d’albergo sue, alle stanze in condivisione universitaria mie, all’appartamentino di passaggio suo, ai saluti alla stazione alla mattina prima di fare due/un’ora e mezzo di treno, ai binari, alle autostrade… siamo arrivati qui con mille paure e con qualche scommessa. Eravamo una coppia alle prime armi, abituata a spostarsi ma ad avere anche ampi margini di indipendenza personale, con distanze e giorni senza vederci. Siamo stati catapultati per un mese in una stanzetta d’albergo di neanche venti metri quadri, che per respirare uno dei due doveva chiudersi in bagno (lo stesso bagno dove ho ricevuto una chiamata Skype da Sorellondra che mi diceva emozionata “mi sposooooooooooooooo”, sembrano passati secoli, era tre anni fa).

E poi il primo appartamento, pochi metri quadri in più, troppo bianco, troppo pulito e organizzato per definirlo veramente “casa” e poi la ricerca infinita di un posto nostro.

Io non ci ho mai creduto, neanche per un solo attimo, che sarebbe veramente diventata casa nostra, che alla fine dopo mille resistenze mi sarei abituata alla Svezia e questa sarebbe diventata “casa” anche per un’ipotetica famiglia futura.

E infatti, così non è stato.

Ma solo perché ho sempre chiaro il monito che ricevetti ormai secoli fa il giorno del mio trasferimento in Spagna.

Un amico mi aveva sistemato in un appartamento di amici suoi, dove potevo stare un mese. In casa c’erano ragazzi simpatici ed alla mano, tra cui un italiano, Alessandro di Roma, detto Sà (gli spagnoli dicevano che l’avevano sempre sentito chiamare Alessà e si erano adattati). Mi era sembrato ben inserito, aveva un bel lavoro ( in banca o in un istituto finanziario, non ricordo bene), una fidanzata spagnola e viveva in un appartamento grande, ben tenuto, in una delle zone più belle e centrali. Avrà avuto 27 forse 28 anni. Io ero appena arrivata, piena di speranze ma senza soldi ed idee chiare (e nessuno nel cuore), decisa solo a voler fare della Spagna la mia nuova casa e lui mi sembrava che avesse già tutto.

Mi ero stupita quando mi aveva raccontato di essere in partenza per trasferirsi a Barcellona, per frequentare un master.

“Ma come, non stai bene qui?” mi era venuto spontaneo chiedergli.

“Sì, sto bene, ma doveva essere una cosa temporanea, invece la casa, il lavoro, la fidanzata, non te ne accorgi neanche e passa un anno. ”

Quella frase mi era rimbombata in testa e ancora adesso ci ripenso, che da quel luglio 2007 sono passati più di otto anni.

Ma come manco te ne accorgi? Te ne accorgi eccome, pensavo io, se è passato un anno!

E invece è vero: ti “sistemi”, ti svegli, vai a lavoro, il fine settimana esci, e toh, è passato un anno.

Questa frase è servita per mantenere i miei propositi saldi: la Svezia deve essere temporanea, deve essere una tappa di passaggio.

E quando sono arrivati i fattori “sistemanti” casa, lavoro fisso, sveglia, vai, torna, pianifica le vacanze, ho capito che era il caso di darsi una mossa.

Non perché la Svezia o “sistemarsi” in generale non abbia lati positivi ma perché stare qui per me è stata la morte dei sensi.

Ho dubitato sulle motivazioni, ho messo in discussione me stessa, ho affrontato con il peso nel cuore la sensazione di fallimento per non aver saputo rendere questo posto “la mia casa”.

Ma non c’è stato niente da fare: mi sono svegliata ed erano passati tre anni.

Tre anni in cui non ho costruito molti legami solidi, tre anni in cui ho sofferto per cose che prima non avevo mai neanche considerato come possibili impedimenti alla vita vera: il freddo, il ghiaccio, l’ indifferenza, l’incomunicabilità, il buio, la paura, il panico.

E perché la vita è sì una sfida, ma una sfida che ci deve rendere migliori, non peggiori, me ne vado.

Non mi interessa neanche più capire se sia stato un fallimento o no, non mi interessa più l’introspezione e l’autoanalisi per capire perché e percome.

 

Non porterò rancore alla Svezia né agli svedesi. Sono stati pochi, ma ho vissuto anche dei bei momenti qui. Ho ottenuto delle soddisfazioni.

Ma non fa per me.

La vita mi aspetta.

Ciao Svezia, stammi bene.

 

*[ironia]

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

5 thoughts on “Ciao Svezia, stammi bene”

  1. Sei stata molto coraggiosa a capire e agire. Ci sono luoghi che sono nostri da subito, altri che proprio non lo saranno mai.
    Unisco due commenti in uno: riguardo alle feste, i tuoi patemi d’animo li vivo da quando, nel 1992; sono andata via dalla Sardegna. La distanza è enorme e da quando mi sono “sistemata” gli impegni di lavoro e con la “nuova famiglia” mi impongono scelte sofferte. Ho provato tutte le combinazioni possibili per il Natale: io qui con “Noi”, io e lui a casa dai miei, io e lui in Sardegna e non a casa dei miei, ognuno Natale con i suoi…quest’anno è di nuovo la volta del qui dove viviamo ma poi io tra S.Stefano e Capodanno vado da sola dai miei (dato che per raggiungere la Sardegna ci vuole un mutuo).
    La vita è questa, il Natale porta sempre un po’ di malinconia per i girovaghi.
    Per il resto, che bello ricominciare in un posto nuovo! Un grande in bocca al lupo!

    Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...