5 Cose che ho imparato: per vivere meglio al lavoro e fuori dal lavoro (più bonus)

(Questo è uno di quei post in cui faccio finta di saperla lunga).

A me piace sbattere la testa contro il muro.

Non ci posso fare niente: a me non servono le persone che me lo dicono, perché di solito annuisco con un convinto “sì sì” ma poi devo essere io a scontrarmi con il muro della realtà.

E’ così.

Negli ultimi anni, mi sono resa conto di varie cose che prima mi venivano soltanto dette e io facevo “sì sì” senza ascoltare veramente.

Quindi sono andata incontro a braccia spalancate a: stress da superlavoro, insonnia, debolezza fisica e mentale, paura paralizzante.

(Sono sciocchezze, certo.)

Ma ci sono piccole cose che mi hanno aiutato a stare meglio.

[Ma questa lista per chi la scrivo, se chi legge il blog fosse fatto esattamente come me (e quindi avesse bisogno di scontrarsi con la realtà senza nessun consiglio)?]

Beh, diciamo che la userò come promemoria personale, per quando nel futuro mi sentirò di dover fare dei cambiamenti alla routine per stare meglio.

PRONTI? VIA.

  1. Non leggere né rispondere a mail di lavoro o telefonate di lavoro prima delle 08:00 e dopo le 18:00.

Questo può valere solo per me, per il mio tipo di lavoro (NON salvo vite umane e quello che faccio lo posso tranquillamente rimandare alle 08:00 del giorno successivo) o solo qui, dove gli orari di lavoro sono un po’ diversi. Ma anche adattando l’orario ne esce una consapevolezza che io prima non avevo. Il tempo libero è importante. Ci rende più produttivi rispondere alle 23:13 con “Non lo so, lo verifico non appena arrivo in ufficio” o una mail alle 08:15 con la risposta precisa e verificata? Il fatto è che io LAVORO per te non significa IO SONO A TUA COMPLETA DISPOSIZIONE.

2. Risposte sincere a domande invasive di gente stressata.

Esempio: “Cooooomeeee mai non hai risposto al telefono??? Cosa stavi facendooooo???” Risposta: “Stavo trombando”.

Difficilmente l’interlocutore si sentirà di fare altre domande dello stesso genere in futuro.

3. Le faccende piccole non vanno rimandate.

Tipo scaricare la lavatrice, rispondere a quell’invito a cena, mandare un messaggio alla mamma, prenotare la seduta di palestra/spa/parrucchiera, scrivere la lista della spesa, rispondere a quella mail collettiva, correggere i compiti, prenotare il prossimo volo…

Ci saranno sicuramente compiti enormi con scadenze improvvise che si prenderanno tutto il nostro weekend e che vorremmo rimandare all’infinito. Meglio che quelle cose enormi (che comunque non capitano più di una volta a trimestre) abbiano tutta la priorità e si possano spalmare su tutto il nostro weekend mugugnante. Per me si tratta per esempio delle pagelle. Vanno compilate con attenzione e riviste e corrette mille volte. Ci vuole un fine settimana intero che parte il venerdì pomeriggio e dura fino alla domenica notte. E’ così, punto. Ma se io ho corretto i compiti ogni volta il giorno stesso in cui venivano fatti senza rimandare al giorno dopo, se ho programmato le interrogazioni e i compiti in modo da avere tutti i voti almeno due settimane prima delle pagelle, allora quel week end dovrò solo ed esclusivamente dedicarmi alle pagelle. Punto.

Questo l’ho imparato sulla mia pelle. Non parlo da nessun pulpito sopraelevato. Ho passato il primo anno a non dormire e a non passare MAI fine settimana fuori con l’Orso per il semplice fatto che il lavoro mi assorbiva.

E siamo così abituati a vivere in un Mondo in cui il lavoro è TUTTO, e tutti sono stressati per via del lavoro che neanche ce ne accorgiamo che esiste un’altra via possibile.

Quando ho finito il mio primo anno full-time (anzi, più che full-time, visto che oltre a lavorare full-time per una scuola lavoravo part-time per altre tre), l’Orso mi ha confessato: “Mi sembra di non averti mai visto negli ultimi mesi”.

E vivevamo assieme.

4. Priorità e urgenza sono qualità diverse. Ci sono cose prioritarie da fare, e altre urgenti. E’ solo quando una cosa prioritaria diventa urgente che dobbiamo preoccuparci.

In linea generale, se sappiamo riconoscerle questo evento si verifica molto di rado.

(Fonte: http://www.rainmakerlawyer.com/site/print/remove_the_pain_part_5_agitate )

Ad un seminario mi hanno insegnato questo schemino e l’ho trovato utilissimo.

Nel mio caso specifico l’urgenza si può manifestare in ogni momento, forse più che in altri tipi di lavoro. L’eventualità che un bambino vada a giocare a calcio sul tetto è -purtroppo- REALE (e per niente inverosimile).

Però se uno sa riconoscere la priorità delle cose importanti e occuparsi di quelle per prime (sempre nel mio caso: preparare le lezioni successive, correggere subito i compiti, informare subito genitori e insegnanti se qualcosa di straordinario è successo etc etc) avrò lo spazio mentale per occuparmi dell’urgenza quando si verifica in modo imprevedibile (e quindi accorrere sul tetto o chiamare la sicurezza, invece di aggiungere stress perché non so/ non posso occuparmi della situazione/ devo delegare e far vedere di non essere in grado). Ma non solo per le cose negative. L’urgenza imprevedibile può anche essere un’alunna che bussa alla porta perché vuole ringraziarmi per una lezione che le è piaciuta, o raccontarmi un  fatto che le è capitato. Se io non ho preparato le lezioni successive/ corretto i compiti/ chiamato i genitori etc in quel momento non sarò disponibile e le sembrerò una “troppo impegnata per occuparsi di lei”.

Invece anche questi momenti sono parte del lavoro, e solo assecondandoli posso sentire di aver fatto un buon lavoro.

5. Prendersi delle piccolissime vacanze (anche di un’ora) proprio quando NON PUOI/ NON POTRESTI e soprattutto quando “uff, non ne ho voglia

Correva l’anno 2011. Ero nella mia città preferita, insomma la mia città del cuore. Stavo scrivendo la tesi specialistica in apnea. Non facevo movimenti diversi dal digitare escluso lavarmi la faccia e prepararmi un panino ogni tanto. Quando proprio volevo strafare e prendere una boccata d’aria facevo cento metri ed andavo al supermercato. PUNTO. Digitavo sera e mattina, sempre chiusa in casa.

Una sera mi scrive una mia amica e mi dice: “Ci vediamo? Dai non esci mai, ci prendiamo una birretta…”, il tempo di chiederle dove e nella mia testa si materializza un pensiero: “E’ troppo lontano, no dai, e poi ho la tesi…”. Rifiuto.

Lei mi vuole bene (spero) e ha capito la situazione. Ma adesso che vivo dove vivo, e tutto quello che succede e la difficoltà di vederci e sentirci… a quella birretta ci penso.

Naturalmente poi ne abbiamo bevute altre, ma forse quella sera io ne avevo bisogno più che mai.

Il fatto è che è molto più facile sedersi sul divano, leggiucchiare qualcosa e pensare “no, rimango a casa, farò moltissimo stasera, sarò molto produttiva” e finire per non fare assolutamente niente.

Uscire un po’, stare un’oretta a chiacchierare di stupidaggini, bere qualcosa, osservare la gente, essersi truccate un po’, sorridere al barista… sono tutte cose che fanno bene. E poi quando torni a casa non ti senti scarica, anzi.

Molto meglio che farsi dei “buuuh” interiori da soli sul divano. La volontà va forzata, soprattutto per le cose belle.

(BONUS!)

5 + 1. Evitare i colleghi pettegoli.

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6 pensieri su “5 Cose che ho imparato: per vivere meglio al lavoro e fuori dal lavoro (più bonus)

  1. Frou Svedese ha detto:

    Indovina: chi ha trovato cinque (5!) mail inviate dal capo durante il fine settimana questa mattina?
    Spoiler: ora della risposta 8:40, giusto il tempo di prendersi un caffè 🙂
    Bello il lavoro ma non ti può rovinare. E bella pure la bonus track, io infatti non so mai nulla di quello che succede (ma questo forse è un caso limite)

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  2. fughetta ha detto:

    te lo dico io per chi la scrivi la lista: per quelle come me che ci si ritrovano assai. Nel senso che sono tutte cose che faccio (la microvacanza, le cose piccole e noiose come stendere la lavatrice da fare subito, la differenza tra urgenza e importanza) ma che mi impongo di fare, a volte con un sottile senso di inquietudine o di colpa o di incertezza perché dovresti/potresti fare meglio.
    Xe dura, ciò! 😉

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  3. giuliacalli ha detto:

    Presente! La risposta “stavo trombando!” mi balena per la mente ogni volta che mia madre mi chiede perché non rispondo al telefono alle 9 di un sabato mattina, per dire. Ancora non ho avuto il coraggio di usarla voce alta 😛 E l’ultima, oh yes, me la devo tatuare perché anche io tendo a fare vita da segregata quando mi sembra di avere qualcosa di urgentissssimo da terminare…che poi si traduce in cazzeggio vario sul web. Ah, e ho deciso di adottare questo post nel gruppo FB #adotta1blogger! 🙂 https://www.facebook.com/groups/adotta1blogger/

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