Evininghigheniz*

C’era un sacco di ressa nell’aereo Monaco- Stoccolma, e non potevo neanche frignare in santa pace. Uno dei diritti dell’umanità leso così, da una bionda panciuta al lato finestrino e una mora coi riflessi ramati al lato corridoio. Eppure l’addetto al check-in ci aveva tenuto a farmi scegliere il posto. “Corridoio o finestrino?” mi aveva chiesto, mentre io, con l’ansia di quella che tra poco si esibirà nel singhiozzante pianto dell’emigrante gli rispondevo noncurante “è indifferente”.

E così lui mi aveva incalzata: “Anche per me lo è.

Ma quella che viaggia è lei, non io.”

E aveva ragione.

Ho passato giorni a spiegare, sottolineare aspetti, cercare di rendere comprensibile il mio distacco da questo posto dove sono venuta a vivere di mia spontanea volontà senza costrizione alcuna e nel pieno delle mie facoltà mentali.

E nessuno capiva.

E grazie arcà.

I miei poi, che hanno da sempre un’etica del lavoro ferrea, non riuscivano proprio a comprendere.

Hai un lavoro.

E di cosa ti lamenti???

Eh, infatti.

E poi bando alle lamentele, con la gola secca, sono atterrata, ho preso il bagaglio infastidita dalle boccacce della ragazzetta davanti (probabilmente frastornata dal troppo sole laggiù al sud), ho preso il treno ed eccomi a girare la chiave nella serratura.

Un’amica era passata in settimana ma non mi aspettavo che mi avesse pulito casa.

“Perché è più bello tornare in una casa pulita”, mi ha scritto ieri sera.

Lei, tesorina, è impegnata nello sforzo di non farmi andare via e lei sarebbe l’unica persona per cui mi dispiacerebbe andarmene.

Nella testa ho il progetto di partire presto, non per una vacanza ma per l’università e in teoria, se fosse vero tutto quello che ho faticato a spiegare in questi due mesi lontana da qui (due mesi, e di che ti vuoi lamentare?) dovrei già avere scritto, compilato, spedito, atteso l’esito e ricevuto la risposta almeno quattro mesi fa.

Se fosse vero che qui sto male e che quel corso è l’unica cosa che mi può far partire.

E allora, se non è vero neanche questo, cosa lo è, dal momento che non ho scritto niente di più di un venti righe buttate giù una mattina in ansia a casa degli in-laws?

Di vero c’è che ho paura.

Sono stata sui blog abbastanza (questo è qui in giro dal 2007, e prima ne avevo un altro, che non si chiamava blog) per sapere che prima in rete andava di moda vantarsi. Ci si atteggiava e si faceva le fatalone. Dopo c’è stata la moda delle disfunzionali, quelle un po’ goffe e impacciate che non avevano paura di mostrarsi un po’ pasticcione.

Io, ecco, lo vorrei mettere bene in chiaro: non seguo nessuna moda.

Ci sono giorni in cui mi sento unstoppable, e giorni in cui mi metterei nell’angolino del bagno tra la cesta della biancheria e la lavatrice e piangerei tutte le lacrime che ho per la sorte che mi è capitata.

Lo ammetto, da quando sto qui ha prevalso la seconda versione.

Ma non lo faccio perché va di moda, no no, io sono proprio una lagna di mio.

Però poi sento una vocina interna che mi fa sentire in colpa, quella vocina mi dice di contestualizzare, sdrammatizzare, che in fondo ci sono ben altri problemi nella vita. E poi, a dire tutta la verità: io ho scelto, ed è inutile piangere sul latte versato.

E sempre quella vocina mi dice che ormai ho creato un’identità fatto sulla base della collocazione geografica, e, che io ne sia consapevole o no, questo mi definisce ai miei occhi ed è di sicuro una delle prime cose che saltano fuori in una conversazione con uno sconosciuto.

Sarà perché in fondo ne vado orgogliosa, o sarà perché questo continuo girare è diventato una risposta facile a chi mi vede un po’ strana, chissà.

E’ naturale per me se qualcosa non va, cercare un posto dove le cose vadano meglio, prima di provare a farle andare dove sto.

Questa mobilità è forse dovuta all’insicurezza e alla volubilità: partendo da zero dove nessuno mi conosce, non incapperò negli stessi errori, e non dovrò rendere conto a nessuno, almeno così credo.

Ma adesso, questo nuovo trasferimento non è un lavoro, non è un’opportunità, non è un corso.

E’ una cosa grande, molto grande.

Che se va bene, vuol dire che questo lavoro lo dovrò fare tutta la vita.

NON HO PIU’ SCUSE.

Ed io -che tanto dico, tanto scherzo, tanto faccio, e tanto brontolo riguardo all’ Orso che tentenna sul matrimonio- io, proprio io, ho una paura matta delle cose definitive.

E se quando sei ventenne o quando hai un blog da goffa e impacciata è una cosa che si vende bene, a trent’ anni (e con un blog che prova ad essere sincero) non più.

Io soffro la Svezia per vari motivi; ma soprattutto perché mi mette a confronto con l’essere adulta.

Una casa vera, una coppia vera, un lavoro vero, dei colleghi veri, delle vacanze che si chiamano “ferie” e hanno una durata ben precisa.

Se prendo e vado in Inghilterra a fare questo corso, certo, prenderò una boccata d’aria (inquinata, presumo che il nome “fumo di Londra” non sia stato dato perché l’aria era limpida) di quanto? Un anno, e poi questo sarà quello che farò per sempre.

Magari cambierò scenario, magari cambierò ancora come persona, magari diventerò meno insicura, ma questo è quello che farò.

Are we ready for this?

*Sarebbe quello che dice questa canzone, ovvero quello che ne capivo io. (No beh, ma posso andare in Inghilterra senza problemi, certo)

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27 pensieri su “Evininghigheniz*

  1. giuliacalli ha detto:

    Ragioniamo, perché siamo – mi sembra – a un punto molto simile di pre-cambio.
    Hai un lavoro, una vita da adulta, un coppia stabile, una casa e due mesi di ferie. Cosa vuoi di più dalla vita?, ti dicono familiari e amici che ti guardano per lo più dallo stivale.

    Eppure, se senti un’inquietudine e un bisogno di andare via dalla tua patria nordica, anche se ultimamente la tua identità è stata legata alla tua collocazione geografica, vuol dire che non sei felice. Se hai già ben chiaro che il tuo posto nel mondo può cambiare senza traumi, e sei pronta a farlo, alla fine di che piangere? Hai le possibilità per cambiare, prendere una nuova strada, vedere se ti piace e avrai, comunque, sempre tempo per cambiare di nuovo. Che con questa cosa della carriera definitiva e delle scelte di vita perpetue, mi sa che ci hanno fatto un bel lavaggio del cervello.

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    • virginiamanda ha detto:

      Che dirti, la tua è un’ottima analisi.
      E’ un momento di cambio, a lungo posticipato e per questo caricato di ancora più strascichi.
      Hai ragione, devo mettermi in marcia e andare avanti.
      In bocca al lupo anche a te, per il tuo cambiamento in corso 🙂

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  2. lisecharmel ha detto:

    Virginia Manda, tu sei una gran figa. Tu sei una che finora voleva fare una cosa e la faceva. Hai fatto domande, vinto concorsi, sfidato Paesi che non erano il tuo e invece di piangere su quello che non ti piaceva della tua vita hai cercato di cambiarlo. Io ti ammiro moltissimo, vorrei essere come te, anche se dici che piangi dietro il cesto della biancheria. Ehi, vivaddio, sei umana! Ed è normale che tu abbia paura perché lasci delle sicurezze e in fondo le sicurezze fanno comodo, perché ti permettono di pensare ad altro, nel bene o nel male. Mi sembra che Stoccolma ti renda infelice perché non ti appartiene, al di là della vita da adulta che vivi lì (se ci vivessi da scapestrata saresti più felice?). Allora andartene significa prendere in mano la tua vita, come hai già fatto e cercare la felicità altrove. In bocca al lupo.

    PS: mentre scrivevo è arrivato il marito e mi ha domandato: Che fai? E io: Commento il blog di una ragazza che vive a Stoccolma, ma ha deciso di andarsene. E lui: Capibile!
    🙂

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  3. Mamma in Oriente ha detto:

    Domanda impertinente: ma l’orso verrebbe anche in futuro a Londra o è da escludere?
    In tutta sincerità anche a me sembra, leggendoti, che tu lì stia bene solo dentro il vostro guscio, ma fuori ti senti un po’ un pesce fuor d’acqua…

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    • virginiamanda ha detto:

      L’Orso verrebbe, ma per il primo anno sarebbe molto pendolariato tra qui e là. Per fortuna il suo è un lavoro che gli permette di essere più mobile.
      Hai ragione, la percezione che hai avuto è esatta. In questi giorni di ripresa lavorativa erano tutti a darsi delle grandi pacche sulle spalle, e io mi sentivo come una cretina. Tutti a dirsi: “Dai, raccontami, come mai hai deciso di trasferirti in Svezia?” con gli occhi luccicanti dalla gioia della scoperta e io invece avevo gli occhi luccicanti per il pianto…

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      • wif ha detto:

        Secondo me che l’Orso sia pendolariato è ottima cosa… Intanto vedi se ti piace Londra.
        Sei sicura che ti piacerà? Io trovo gli UK troppo multiculturali, costo della vita altissimo e pure inflazionati.
        Comunque sia, buona fortuna. Bisogna provare sulla propria pelle per poter parlare.

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        • virginiamanda ha detto:

          Ah beh se è per questo io sono già certa che NON mi piacerà! Trovo Londra molto caotica, troppa gente, troppe file, troppa fretta, troppo tutto.
          Ma “dovrebbe” anche trattarsi di una tappa di passaggio. Il tempo di fare il master e andarmene, quindi un annetto e mezzo massimo due.
          Penso di farcela.
          E poi, a dire la verità, forse ho bisogno proprio di uno scossone e per me, a cui Londra non ha mai fatto impazzire per anche tutte le cose che dici tu, forse un posto così è un posto adatto in questo momento.
          Sì, anch’io penso che il pendolariato sia una buona idea, soprattutto all’inizio. Io così mi ambiento un po’ meglio. Ambientarsi in due il doppio della fatica.
          Grazie perché passi sempre e mi lasci sempre la tua opinione 🙂

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  4. Tina ha detto:

    Premesso che secondo me ci sono persone che sono più sensibili e perciò più inquiete, mi piace il modo in cui tu parli a te stessa, parlando con noi. Buttati in ciò che ti sta chiamando…in bocca al lupo!

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  5. Natalia Pi ha detto:

    “Ed io -che tanto dico, tanto scherzo, tanto faccio, e tanto brontolo riguardo all’ Orso che tentenna sul matrimonio- io, proprio io, ho una paura matta delle cose definitive.
    E se quando sei ventenne o quando hai un blog da goffa e impacciata è una cosa che si vende bene, a trent’ anni (e con un blog che prova ad essere sincero) non più.
    Io soffro la Svezia per vari motivi; ma soprattutto perché mi mette a confronto con l’essere adulta.
    Una casa vera, una coppia vera, un lavoro vero, dei colleghi veri, delle vacanze che si chiamano “ferie” e hanno una durata ben precisa.”

    Oddio.
    Siamo messe uguali, Virgì. Seriamente.
    Mi sa che non è Stoccolma. Non è Bangkok. Il problema di fondo è l’età e la sensazione di non poter coglioneggiare ancora per molto. Ammesso che muoversi in continuazione sia coglioneggiare… Io a volte cerco di immaginare cosa farei se decidessi da sola, senza l’Asburgico, ed è solo da qualche mese che sento che sarei curiosa di vivere in Italia. Per la prima volta da tipo otto anni, mi piacerebbe.
    Poi però ci penso bene, veramente, penso a come mi sentirei se incontrassi un uomo “normale”, che mi dicesse oh andiamo a vivere insieme senza mai schiodarci più da qua, e facciamo un figliolo. Ci penso, e mi sale un’ondata di sensazione di prigionia incredibile.

    Il risultato è che per ora resto a Bangkok, ascolto cuore stomaco e cervello, e mi gratto spesso il capo.

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    • virginiamanda ha detto:

      Forse sì, forse è l’età.
      Ma non c’è niente di male!
      Non c’è niente di male nel voler desiderare una vita un po’ più stabile, magari con qualche sicurezza in più.
      Ci siamo convinte che le cose dovessero sempre essere un’avventura, di dover sempre dimostrare quanto valessimo.
      Ma ci possiamo anche rilassare!
      Questo non significa rimanere a casa a farci mantenere, o tornare da mamma e papà, o sfornare quattro bambini con il marito che ti porta a fare la vasca per il corso per farti prendere l’ora d’aria la domenica.
      Significa solo trovare un posto più congeniale, una persona accanto che non ci voglia solo perché siamo coraggiose, impavide, guerriere ma che ci apprezzi anche quando abbiamo voglia di stare sul divano senza fare niente o solo fare una passeggiata.
      Non credo sia il discorso di “coglioneggiare” a farci sentire che ci manca la terra sotto ai piedi.
      Ma che sentiamo di aver bisogno di cambiamento, e per la prima volta in vita nostra questo non avviene verso qualcosa di nuovo, luccicante e sconosciuto ma verso qualcosa di conosciuto e che magari tempo fa non ci sembrava nemmeno appetibile.
      Un abbraccio e non aver paura di rompere l’immagine che hai di te, ne troverai un’altra ancora più bella e che si accetta un po’ di più.
      🙂

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  6. wif ha detto:

    Concordo con Natalia Pi, la Svezia ti costringe a diventare adulto – volente o nolente.
    A me un giorno un collega danese-svedese mi confidò che pensava che gli italiani fossero un popolo infantile. Uh, con me si sfonda una porta aperta, essendo io di basi educative crucche.
    Vorrei ricordare che non esiste solo il matrimonio per costruire una relazione sentimentale seria e duratura.
    Buon cambiamento 😉

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  7. wif ha detto:

    Secondo me hai solo scoperto che insegnare a scuola non ti piace e ti sei stancata del fidanzato. Solo che la società la famiglia eccetera ti hanno fatto il lavaggio del cervello con le solite frottole sul fatto che DEVI mettere la testa a posto, FARE un figlio eccetera.
    Come se senza essere sposata una donna non valesse nulla.
    È capitato diverse volte anche a me. Ho cambiato registro però, senza farmi troppe pippe mentali.
    Certo, non è stato indolore ma nulla su questa Terra lo è.
    Io una volta ai miei ho detto che non avrei fatto figli, spiegando loro le mie motivazioni. Si sono così ridimensionate le aspettative e ora stiamo tutti più tranquilli. Pensa che poi, a distanza di anni, i medici mi hanno detto che se li avessi avuti avrei avuto problemi…

    Quando ci si sente ingabbiati significa che qualcosa non va…
    A me, per es., non andava di fare un figlio perché avrei dovuto rinunciare ai miei adorati studi e alle missioni. Nessun fidanzato di allora mi avrebbe lasciata libera di continuare. Perfino quello che pareva più total-free alla fine voleva che stessi a casa a fare la calza e “ad educare i bambini”. (Al solo udire queste parole mi sono volatilizzata). Ma come, avevo studiato tutta la vita per non fare la calza e mi ritrovavo a farla?
    Ora sono qui col danese che, per ora, mi accetta per come sono e mi segue come un’ombra.
    Quando cambierá idea vedremo il da farsi. Tanto niente è sicuro nella vita.
    Meno male…

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    • virginiamanda ha detto:

      Beh a dire la verità non sono sicura sia questo il punto.
      A me insegnare piace veramente ed è da dieci anni che lo faccio. Anzi, magari la vita fosse solo stare in classe. Purtroppo ci sono un sacco di cose burocratiche e tanta ma tanta diplomazia da imparare.
      Pure con l’Orso sto bene (non diciamolo troppo forte). E’ presente, mai banale e pure un po’ caz*one, e mi aiuta a prendere le cose con più leggerezza.
      Per quanto riguarda il lavaggio del cervello: io me ne sono andata anche per questo motivo. Ma è sempre venuto da gente parecchio lontana da me: vecchie zie, parenti semisconosciuti, passanti semiconoscenti. I miei lo sanno che io non ho un bel rapporto con i bambini piccoli (intendo quelli sotto i 13 anni di età): è un limite mio, io non so proprio cosa farci, come girarli, come prenderli in braccio. Li tratto da adulti o da deficienti. Non lo so proprio come si stia con loro.
      Infatti ho sempre lavorato con adolescenti (o adulti), e loro sì che li so gestire (più o meno, eh!!!).
      In questo i miei non si sono mai fatti grosse aspettative: se mai diventeranno nonni non sarà per me. Hanno il cuore in pace da un po’.
      Il fatto che il tono nei miei post sia cambiato è l’urgenza di un cambiamento, e in questo hai ragione: sono stufa.
      Ma non dell’Orso nè di insegnare.
      Speriamo di capirci un po’ di più, più avanti 🙂
      E poi, come dici tu: niente è sicuro nella vita, e meno male!

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  8. fughetta ha detto:

    avrei tante cose da dire, ma visto che le hanno già dette qua sopra meglio di me sorvolo e mi concentro solo sulla prima che mi è venuta in mente: Ma allora ci vedremo a Londra???? 🙂
    (perdona i punti di domanda multipli, è l’emozione del momento)

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  9. laylagetlonely ha detto:

    Virgi, io concordo cn Natalia Pi ” non è Stoccolma. Non è Bangkok. Il problema di fondo è l’età e la sensazione di non poter coglioneggiare ancora per molto”..in un certo senso sto attraversando anche io questa fase, quella in cui tutti ti dicono “che bello che vivi alle Seychelles” e tu pensi solo alle domeniche pomeriggio chiusa nella tua stanza perchè nn hai nessuno, nessuno con cui andare in giro e alle giornate che sei talmente sola che hai letto tutti i libri, tutte le riviste, visto tutte le serie tv in streaming possibili e immaginabili e ti guardi attorno e odi quelle 4 mura che vedi e ti senti dentro una scatola di scarpe. Cmq nn vorrei divagare.
    Non sono qui per giudicare, ma credo il porblema stia nel fatto che tu come me stia rinunciando, ancora una volta, a una presa di coscienza di te stessa e di quel che VUOI ( o piu o meno potrebbe andarti bene).
    Allora pongo a te le stesse domande alle quali sto faticoamente cercando di rspondere anche io:

    1)Ma tu, DAVVERO, cos’è che vuoi?
    Lo so che vorresti mille cose insieme, ma nella vita a un certo punto bisogna scegliere (vedi punto 2). Anche se questo vuol dire scegliere il male minore o la cosa che piu si avvicina alla felicità.
    Il problema nasce dal fatto che quelle come me e te nn lo sanno cosa vogliono, oppure hanno troppa sete di vita per decidere che la strada deve essere una sola. Questo nn sapere davvero cosa si vuole- o volere troppe cose- porta ogni volta a buttarsi a capofitto nelle cose “nuove” sperando sempre che siano li per salvarci, per svelarci finalmete il segreto della felicità. E invece poi succede che quando capiamo come sono veramenete ci ripensiamo-deprimiamo-stufiamo…cambiamo idea, e quindi cerchiamo di trovare un “altrove”. Altra giostra, altro giro.
    Ma quanto ci stanno costando questi biglietti per le giostre?
    2) A cosa sei disposta a rinunciare?
    Le scelte comportano rinunce, non scegliere porta a NON vivere. Io da anni rimando, rimando, rimando. E ora sto col culo per terra…nn so se mi spiego. “Io voglio di piu, posso avere di piu” e poi alla fine ti ritrovi con niente. Da una parte vuoi andare via, dall’altra non rieci a scrivere la lettera…forse stai solo cercando di autosabotarti nella presa di una decisione importante?

    Boh, scusa forse ho frainteso la tua situazione, pero spero che queste domande ti possano aiutare…intanto un abbraccio cara, è sempre un piacere leggerti! Stay positive e guarda dentro il tuo cuore, lui sa.

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    • virginiamanda ha detto:

      Intanto GRAZIE!
      Un grazie enorme perché ogni volta che passi mi apri nuove prospettive.
      Sono convinta che tante cose che hai detto siano vere. Avrei voluto tante cose, non avrei mai voluto dover mediare, avrei voluto stare sempre nei posti dove volevo.

      L’autosabotaggio è in atto, non c’è niente da fare.
      Insomma, io voglio andare via, ho fatto tutte le valutazioni del caso, Londra sembra la decisione più razionale. Ma non è una decisione di cuore.
      Non ci vado perché sono entusiasta e passo le giornate a dirmi “uh che figo l’Inghilterra”. Anzi. E’ una scelta ponderata, pragmatica, temporanea.

      E mi scoccia da morire.
      Mi scoccia da morire dover valutare il posto dove abitare in base a questi criteri, questo mi fa sentire terribilmente adulta e non credo di essere pronta.
      D’altra parte, ho la sensazione di fallimento. Mi sembra di non essere riuscita a vivere l’ultimo trasferimento come avrei voluto, mi sento in colpa con me stessa per non esserci riuscita.

      Ho perso lo smalto.
      Mi sono abbruttita, impigrita, amareggiata.
      E ho deciso che un cambiamento di scenario sia quello che mi ci vuole.
      Ma ho tantissima paura.
      Perché ormai sono tropo grande per farmi cambiare dentro da quello che vedo fuori. Magari ci riuscirò lo stesso, ma ho paura che se poi non succede questa persona solitaria e triste che sono diventata me la dovrò portare per sempre.
      Dare la colpa alla Svezia è facile.
      Cosa succede se invece la colpa non era della Svezia?

      Devo provarci, naturalmente.
      Ma mai come prima sento che questa scelta, questo trasferimento, mi mette con le spalle al muro.

      So che tu mi puoi capire, perché chissà quanto hai analizzato anche tu del tuo modo di essere lì da sola.
      E’ difficile essere sempre al top, sempre in armonia, sempre pieni di volontà di fare nuove conoscenze.
      Ma non è colpa di nessuno, se in questo periodo non va così.
      Siamo diventate grandi, siamo più selettive e non ci facciamo abbindolare.

      Mi ha colpito tantissimo quello che hai detto di quanto ti senti sola quando hai letto tutto quello che potevi, guardato tutto e ti trovi a fissare il muro.
      E la domanda che ti viene in quei momenti è: “E adesso?”.
      E la mia risposta -per il momento- è: adesso siamo veramente noi. Con le nostre montagne russe e con quello che siamo nei momenti neri. Punto. Questa carcassa dove la portiamo?
      Lo so che non sarà una nuova destinazione a farmi diventare solare, in armonia etc etc.
      Ma penso di doverci provare in un posto meno inospitale di qui.
      E’ la fatica di non darsi mai per vinti.

      Ce la faremo?

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  10. laylagetlonely ha detto:

    SI ce la faremo sicuro! Cmq il tutto passa sempre dall’accettazione di sè. Va bene se non sei iu quella di prima, va bene se hai vissuto non benissimo la cosa della Svezia. Ci sta. Non fartene una colpa. Siamo umani! 😉 e io credo che sì, il posto possa influire davvero tanto sullo stato mentale. Noi ci dimentichiamo sempre di quanto gli istinti siano parte di noi, e di quanto alcuni meccanismi di cui ignoriamo l’esistenza in realtà ci influenzino tanto. Tipo le sostanze che il nostro cervello produce quando le giornate si allungano, quando c’è il sole , etc. Esiste, non s se ne sei a conoscenza, una Seasonal Affective Disorder. Scientificamente provato. Magari non è cosi grave la tua, ma di sicuro ora puoi iniziare a pensare che Non è colpa tua ! inZZOMMA!! 😉

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  11. szandri ha detto:

    Ciao.. ti leggo da poco tempo, e non so spiegare a parole quanto io mi ritrovi in quello che scrivi (e quanto mi piaccia come lo scrivi). La mia storia è diversa dalla tua, ma le domande sono quelle, le sensazioni sono quelle. Mi piacerebbe avere la stessa lucidità che dimostri tu nell’analizzare le tue paure. Io sono una persona molto emozionale, forse troppo, e basta davvero poco a farmi sprofondare. Però con il tempo ho imparato qualcosa: che il tempo passa, che anche se hai paura devi andare avanti, che non si può non scegliere per timore di scegliere male. Ma soprattutto ho accettato il fatto che nulla è definitivo, nemmeno ciò che ci sembra tale. Di fronte ad un bivio che pare porti esclusivamente ad A o a B si alza ogni volta un gran polverone di dubbi/emozioni/pensieri.. credo che l’importante si attendere un attimo, farli sedimentare quanto basta per imboccare coscientemente una strada. Ci pensa la vita poi a creare altri incroci, l’importante è trovare sempre un equilibrio nel passo che facciamo. Questo almeno è il mio pensiero. Lo so non ho scritto bene, ma credo che oggi non riuscirò ad articolare nulla di meglio.. diciamo che condivido in toto quello che ha scritto laylagetlonely qui sopra. Anzi adesso mi stampo tutto questo post con tanto di commenti e me lo metto da parte (è già la seconda volta che mi stampo un post del tuo blog).
    Un abbraccio!

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