Nej… Enjoy the summer!

Sì, sono iniziate le vacanze.
Non per me, naturalmente, visto che avrò altri due giorni di corse (post-it per il futuro: fare tre lavori di cui uno a tempo pieno non è una buona idea per la salute mentale) e poi mercoledì, primo giorno ufficiale di vacanza prenderò un aereo alla mattina presto (cioè dovrò svegliarmi alle 4 di notte) per arrivare in tempo in un’altra città a fare un esame ufficiale.
Naturalmente, come nella migliore tradizione, non ho studiato assolutamente niente, rimandando e crogiolandomi nel “tanto c’è tempo!”.
E invece da questo esame dipende la mia ammissione all’università e se non lo passo sono problemi.
L’aspetto positivo è che i risultati mi arriveranno quando sarò già in Argentina e mi guarderò bene dal leggerli prima di ri-atterrare a Roma.

Sì, sono una persona che procrastina.

E…
No, non ho imparato dai miei errori passati (arrivare alla posta l’ultimo quarto d’ora di apertura dell’ultimo giorno per partecipare ad un bando… bah, l’avrò fatto così tante volte che ormai non mi regala più neanche un brivido).
Non è vero, l’ansietta è assicurata ogni volta).

Ma ci sarà pure qualcosa da festeggiare in tutto ciò?

E certo che c’è! Come no.

Bisogna festeggiare che ho finito ieri il mio primo anno da insegnante titolare di cattedra e responsabile didattica, non ci sono state vittime e io sono ancora viva!
Ho tutti gli arti interi!
E non possiedo una macchina! Quindi nessuno me l’ha potuta rigare…

L’aspetto migliore di tutto (a parte la sopravvivenza, che quella comunque me l’auguravo) che son riuscita a lavorare con dei colleghi.

Ora, chi legge e basta il blog, magari si è fatto una certa idea di me, e ci sta.
Non starò ora a cercare di giustificarmi, a dire che invece sono una persona solare che vuole la pace del Mondo, perché no, non sono la classica ragazza della porta accanto.
E se lo fossi stata, credetemi, non vi sarebbe piaciuto. (Un vicino degli anni universitari che ricordiamo con affetto come “Dux” per esplicite simpatie politiche a destra di Salvini, ebbe a chiamare la polizia qualche volta)

In questi anni di blog ho cercato di essere costante, ma poi i post escono un po’ così: quando c’è qualcosa che non riesco o preferisco non dire a voce finisce qua.
Il fatto è che sono molto dura con me stessa e mi sono imposta (anche se con gli anni si è ammorbidita) una condotta con gli altri che segua i miei principi e faccio molta fatica a seguirla.
A volte, la convenienza, la stanchezza, il contesto, mi spingerebbero a trasgredire e allora, per non sbroccare con la gente finisco qua a scrivere.

Questo può portare chi passa a considerarmi saccente, presuntuosa, lagnosa, triste, piangina, acida…
Ma è proprio per non esserlo nella vita fuori dallo schermo che spesso finisco per esserlo qui.

Una delle regole che cerco di seguire nella vita è: cerca di essere gentile (soprattutto se la persona con cui sto parlando non ha colpa/responsabilità).
Sembra una cavolata, lo so, tutti cercano di essere gentili nella vita.
Assicuro (con la manina sul petto) che cercare di essere gentile quando ti sei svegliata alle 6:00 di mattina, hai attraversato una città che non ami, schivato le masse che invece puntavano a coinvolgerti nella loro personale partita di rugby mattutino sui marciapiedi (stretti) delle stazioni della metropolitana, camminato sul ghiaccio coi lacrimoni per (ehm…) il freddo, per partecipare all’ennesima riunione in cui molti annuiscono, pochi parlano e tutti guardano la macchinetta del caffè con bramosia… essere gentili è l’ultima cosa che ti passa per la testa.

Quest’anno, non ho ammazzato nessuno di parole il lunedì mattina. Urrà per me, uno spritz!

Un’altra regola che cerco di seguire nella vita è: cerca di trovare il lato positivo.
Anche questa all’apparenza è una passeggiata.
Sì, per gli altri.
Per quelli che si svegliano alla mattina con il cinguettìo degli uccellini, hanno la casa profumata, dopo la doccia indossano il primo straccetto e stanno una favola, scendono al binario e trovano sempre il treno che è appena entrato in stazione, escono dal treno che ancora profumano di viole, durante il giorno hanno la pelle luminosa, si siedono dietro il proprio computer e l’unica ruga della giornata solca fugacemente la loro fronte verso le undici e mezzo del mattino quando sono indecisi sul ristorante da scegliere per pranzo.
Verso le cinque spengono il computer, si danno una truccatina ed escono con solo il soprabito verso frizzanti aperitivi che non costano mai troppo e poi tornano nell’ordinata casa che profuma di viole, dove il fidanzato ha preparato per loro una splendida cena.
Ecco, nella mia vita dell’ultimo anno c’era solo la parte del fidanzato che prepara la cena. (E manco sempre, visto che una settimana sì e due no, il fidanzato si trovava nella terra delle Ivanche, Olghe, Tatiane, Natalie, Margarite… per lavoro, SOSTIENE).
Dai, trovalo tu il lato positivo!!!

Quest’anno abbiamo affrontato a denti stretti carenza del personale, assenze prolungate di staff in ruoli chiave e non ultimo pure scontri verbali, fisici e polizia coinvolta.
Era il mio primo anno in un ruolo di rilievo e quindi mi sono trovata pure a rassicurare, a confortare, ad ascoltare pazientemente persone anche più anziane e con esperienza di me che piangevano singhiozzando “io non ce la faccio più”, cercando di fare tutto il possibile per aiutarle, anche se il possibile non era mai abbastanza.
Regola personale: trova sempre il lato positivo. Seeee.
E poi tornavo a casa, sfatta, con i sentimenti in subbuglio, e mi trovavo la casa vuota (ingombra di oggetti alla rinfusa, ovviamente, ma vuota) e la videochiamata su Skype traballante (perché nel Paese delle Ivanche la connessione c’è ma balla, spero non attorno ad un palo) quando volevo solo appoggiarmi su una spalla e piangere e dire anch’io “non ce la faccio più, chi me l’ha fatto fare”.
E trovalo un lato positivo.
Però, abbracciavo la collega affranta e la rincuoravo e le ricordavo: ti rendi conto che con tutti i problemi che abbiamo in questo periodo, le cose potrebbero essere molto peggio di così? Dai, guarda come siamo ancora in piedi!
Secondo spritz per me, grazie!

Un’altra regola personale che ho è: se qualcosa non funziona, cerca una soluzione.
E anche questa sembra lapalissiana, eppure c’è un ma.
Io sono sempre stata abituata a lavorare da sola o in modo “satellitare” rispetto ai luoghi dov’ero.
C’ero, ma facevo da me.
E questo, quando qualcosa non andava, era perfetto: io ero l’unica responsabile e l’unica colpevole.
Invece quest’anno no.
Quest’anno ho dovuto imparare cosa significa “lavoro di squadra”. I successi vanno condivisi, ma anche i problemi.
Condividere i problemi significa ammettere davanti ad altri che qualcosa non va, parlarne.
Per me invece bisognerebbe mettersi a pensare il più veloce possibile ad una soluzione, altro che fare le lamentazioni.
E invece no, il lavoro di squadra non è facile per niente. Bisogna smussare, chiedere, aspettare, dirigere, e (ritorniamo alla prima regola) essere gentili.
Anche quando pensi che tu da sola avresti fatto meglio e prima (che poi non è vero), o anche quando ti senti così frustrata che rovesceresti la tua rabbia sul primo che passa (che non è mai una buona idea, vedi regola uno), o quando ti senti così impotente che ti sembra che tutto faccia schifo e lo vorresti urlare ai quattro venti (e non è vero che tutto fa schifo, vedi regola tre).
Ho ancora tanto da imparare nel lavoro di squadra, ma mi hanno fatto i complimenti per come ho gestito le situazioni critiche quest’anno.
Urrà.
Terzo spritz.

E adesso mi fermo, perché sennò l’esame questa settimana chi lo fa, se ci arrivo ubriaca?

Buone vacanze a tutti, siate voi lagnosi, pessimisti e solitari o spensierati, ottimisti e collaborativi, l’estate è arrivata e ce la meritiamo tutta!!!

(Come la risposta alla mail di quello che fino alla fine ci ha provato e ci è riuscito, in cui mi chiedeva “ma… sono bocciato?”
“No! Enjoy the summer!”)

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2 pensieri su “Nej… Enjoy the summer!

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