Pronti? Partenza, via! (Categorie di interlocutore)

Manca poco.
Ieri ho compilato tutte le mie brave centocinquanta pagelle e tra (una settimana? Dieci giorni? Giù di lì) pochi giorni tornerò in patria.
Io non credo di essere la tipica “expat”, perché fin dalla prima volta sono sempre tornata spessissimo dai miei e in Italia in generale.
Oh, che ci posso fare? A me l’Italia piace.
Ma non mi piace da ora, perché abito fuori, mi piaceva da PRIMA.
Certo, quando sentivo dire che noi non potevamo lamentarci perché avevamo il sole e il mare da piccola mica lo capivo.
Per me il sole non era una cosa peculiare dell’Italia, non mi sembrava fosse di nostra proprietà e non capivo cosa ci trovassero di tanto straordinario gli stranieri, tanto da venire in Italia per il sole. Non ce l’hanno loro in Germania il sole? Non capivo.
E poi il mare. Beh, il mare è sempre stato a due passi, una mezzoretta di macchina e un pomeriggio al mare da maggio in poi saltava sempre fuori, al liceo bastava quanto? Forse quaranta minuti di treno. Non vicinissimo certo, ma sempre nella stessa provincia, senza cambiare regione.
Cosa c’era di tanto eccezionale? Tutti avevano il mare in Italia, chi a destra, chi a sinistra, solo l’Umbria, si studiava a geografia, ma non mi sembrava che gli umbri fossero sempre al telegiornale a lamentarsi di non avere il mare, quindi non mi sembrava un problema.
Sì, avevamo sole e mare, ma non capivo come questo dovesse bastarci, né come questo fosse la prima cosa che veniva in mente pensando all’Italia.
E poi da piccolina ero abituata a stare al mare circondata da tedeschi. E glielo chiedevo alla mamma, lei rispondeva “eh sai, il marco è forte” ma mica diceva loro non ce l’hanno il mare, anche perché dai libri di geografia si vedeva benissimo, anche loro ce l’avevano il mare.

Ogni tanto ci ripenso alla me di allora, e mi dò tante risposte, che allora non avevo.
E vabbè, è anche per questo che si cresce.

Tra pochi giorni tornerò in Italia, e per me è sempre un misto di gioia, sollievo e apprensione.
Perché?
Il primo anno che abitavo oltre confine, sono tornata forse una volta ogni due mesi. (Non è colpa mia se i francesi sono sempre in vacanza). Quando stavo in Spagna frequentavo l’università in Italia e ogni tanto dovevo tornare per gli esami, mica era colpa mia. Ad ogni appello pronta all’imbarco sul Valencia-Pisa della Vueling (chissà se quel volo esiste ancora?). Quando stavo in Turchia tornavo ogni due mesi, eh mica colpa mia se il prof di Psicologia Generale rimandava continuamente l’esame…
Insomma ogni scusa è buona per tornare e i miei, così come i miei amici sono abituati a sbattersi per venire a trovarmi solo se gli interessa effettivamente tanto il posto dove mi sono trasferita, perché per vedermi basta aspettare un mese, due, massimo tre e comunque sono lì.

Questo eterno ritorno può essere definito in vari modi, ma perché girarci intorno? A me l’Italia piace e mi piace tornarci, non me ne vergogno, è così.

Pensavo che questo mio essere sempre “reperibile” in Italia facesse passare inosservato il fatto che in realtà non ci vivo.

Ma le cose cambiano, anche se torno spesso, le persone frequentano nuova gente e io rimango sempre amica di tutti.
Quindi ogni volta che torno mi trovo in gruppi dove ci sono i miei amici di sempre, certo, ma anche un sacco di altra gente che non ho mai frequentato e che non conosco.

Io (se non ho il ciclo) sono generalmente molto socievole, soprattutto con gli sconosciuti (che non mi hanno ancora fatto niente di male).
Ma è inevitabile che io venga considerata “quella che sta via”, “quella che sta all’estero”, “quea che vien daa Svezia”, “quella del Nord” (che detto da gente che potrebbe votare Salvini dovrebbe essere quasi un complimento, non mi ci abituerò mai a questo fatto che la provenienza sia considerata una qualità o un difetto, quando è un puro dato anagrafico) quando non addirittura “la svedese”.
L’ultimo è ovviamente l’epiteto più ridicolo e paradossale: la Svezia non è certo la mia patria d’elezione, sono anni che come secondo lavoro cerco una via di fuga e come terzo lavoro cerco di farmela piacere -invano finora-, inoltre uno che mi vede per la prima volta se proprio volesse darmi un epiteto basato sulla provenienza dovrebbe chiamarmi “la calabrese”, “la colombiana” (grazie cuoco argentino di Miami che chiamandomi così mi hai dato una botta di autostima che ancora mi deve passare dopo quattro mesi), “la turca” (in Turchia si stupivano che non capissi quando parlavano, ma come? Se ero una di loro? Eh, sè), “la spagnola” (a Madrid mi scambiavano per una di Valencia, a Valencia per una di Madrid), “l’argentina” (oppure per una di Buenos Aires, che male non fa), ecco, ma certo non più in su di Roma.
Poi si scopre che ho l’accento più veneto della Venier, ma fa niente.
Ecco, svedese no, no di sicuro.

Insomma, non so che tipo di interlocutore potrò trovarmi davanti ma sono già preparata alle seguenti categorie:

– Il Geografo
“Ma dai, stai in Svezia? Pensa, anch’io ho un amico che sta a Ginevra!” (Ginevra è in Svizzera, e non credo la Svezia l’abbia invasa recentemente)
“Ma dai, in Svezia? Il fratello di uno che conosco sta a Helsinki!” (che è in Finlandia)
“Svezia, che bello! I fiordi, Oslo…” (che sono in Norvegia)

– Il Motivatore
“Eh la Svezia, si suicidano là, vero?” (anche in Italia, purtroppo)
“Dove tutti si suicidano, là al Nord, per forza col freddo…”
“Io avevo un amico che stava a Linkoping, una volta” “Ma dai? E cosa fa adesso?” “Adesso più niente, si è suicidato”

– Il Commercialista
“Eh, in Svezia… stipendi altissimi là vero?” (Beh dipende…)
“Svezia… a Ballarò hanno detto che uno spazzino là prende almeno duemila euro al mese vero?” (A parte che gli euro in Svezia non ci sono, ma pure in Italia lo spazzino prende abbastanza bene – lavoro che non tutti sono disposti a fare- e poi comunque la vita è molto più cara. Ma poi: ancora Ballarò guardate!?)
“Eh sì, te ciaparè un sacco de schei là!” (Beh, dipende cosa si intende per un sacco…)
“Quanto prendi? Sicuro almeno il doppio!” (Anche se fosse, la vita comunque costa il triplo!)

– Il Giuliacci
“Eh, la Svezia… fa freddo vero?” (D’inverno generalmente sì, ma neanche in Italia ci si abbronza a gennaio)
“Ah, Svezia, dove c’è sempre buio, vero?” (dipende dalla latitudine, la Svezia è molto lunga, prima di arrivare al Polo Nord devi percorrere più della lunghezza dell’Italia e ti sentiresti mai di dire che il clima di Palermo sia lo stesso di Gorizia?)
“Eh la Svezia, ma adesso c’è la neve?” (A giugno generalmente direi di no)

– Lo Chef Stellato
“Svezia… e cossa magnei là? Renga?” (Non il cantante, ma la denominazione dialettale dell’aringa)
“Ah sì, in Svezia sempre polpettine no? Le ho mangiate all’Ikea!”
“Ma la fanno la pizza là? No, vero?” (Certo, io sono la prima italiana che mette piede in Svezia, non c’è mai stata un’emigrazione dal nostro Paese, mai mai mai)

– Il Patriota
“Eh sì, adesso tutti vanno via, chissà cos’cà pensè de trovare all’estero! Se sta tanto ben in Italia!” (Sbaglio o ti sei lamentato per mezz’ora della crisi, prima!)
“Ah beh, estero e estero, certo, ma come si mangia in Italia, da nessuna parte!” (Nulla da eccepire)
“Eh si, Svezia ma… il moroso ce l’hai italiano, eh!” (Eh beh, sono mica scema…)

Queste sono le categorie a cui sono preparata.

Ma so che la vita riserva sempre qualche sorpresa…

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12 pensieri su “Pronti? Partenza, via! (Categorie di interlocutore)

  1. wif ha detto:

    Ciao, questo post mi hanno sorridere.
    I commercialisti non li sopporto. Hai voglia a dire loro che gli stipendi non sono stellari e che devi pagarci sopra un bel po’ di tasse. Il mito della Svezia ricca (epoca anni ’70) è duro a morire.
    Nella lista mi pare che tu abbia dimenticato i sessuomani. A me ne sono capitati tantissimi. Praticamente tutti gli amici maschi che volevano venire qua a caccia di svedesi. Poareti, quelli sono ancora convinti del fascino del macho italiano e che le svedesi (del paginone centrale di Playboy) siano là ad aspettare loro… A parte che qua di tipe da paginone centrale non ne vedo, magari giusto per la stazza (non entrerebbero in una pagina normale causa adipe!).
    Io quando dico che il moroso ce l’ho danese, zittisco tutti, soprattutto i maschi – eheheh 😉
    Mi diverto un sacco anche da raccontare che lui fa i lavori di casa e cucina. Gli uomini si sentono criticati e le donne mi invidiano. Godo come un calamaro.
    Buona giornata

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  2. Ele ha detto:

    Post davvero sul pezzo! da italiana a Copenhagen (da ormai 4 anni e mezzo) e assidua lettrice del blog mi e´scappato piu´ di un sorriso e una risata 🙂

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  3. wif ha detto:

    P.S. Io avrei fatto direttamente rapporto al rettore su quel prof di psicologia generale o, come minimo, gli avrei chiesto il rimborso del biglietto aereo. Vedi come gli passa subito la voglia di rimandare l’esame. (e qua viene fuori la parte crucca :-P)

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  4. Isa ha detto:

    Beh, io gli parlo così male dell’Argentina che resta ben poco da aggiungere. Però concludo sempre “però a me lì piace”. Perché se ne parli bene, cominciano a chiederti info come se dovessero trasferirsi domani, e poi alla fine si arenano sempre a “eh ma è lontano”.

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  5. giuliacalli ha detto:

    Uh che belli i post sui luoghi comuni, come dicono nella mia città adottiva “mola un montón!”
    Devo leggere i post precedenti per capire come sei arrivata nella terra delle polpette-fiordinonsvedesi-ikea&Co., penso sarà divertente 🙂

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