“Ma piangi perché abbiamo lasciato l’Italia o perché torniamo in Svezia?”

Mi ha chiesto l’Orso dopo aver preso i bagagli dalla cappelliera, in mezzo alla fila di passeggeri che non vedeva l’ora di scendere.

L’ho guardato con la mia lacrimina sulla guancia.

Entrambe abbiamo risposto: “perché torniamo in Svezia”.

 

(Poi domani un post allegro sul fatto che inaspettatamente a Londra e a Milano ho trovato venti gradi fissi e sole tutti i giorni, città insospettabili che mi diventano d’un colpo meglio della Thailandia, alla faccia mia)

(E sulla mia famiglia finalmente riunita, sull’Orso che cucina agnello per tutti, sui discorsi al ristorante brasiliano tra uno spiedo e l’altro, sulla convinzione che le convinzioni dei ventunanni non fossero fatte della materia delle convinzioni durature, sugli abbracci che fanno bene, ma soprattutto sui discorsi con gli amici di sempre che fanno ancora più bene, anche quando sono conversazioni che parlano di tristezze e disperazione, perché ti fanno capire che ci sono posti nel mondo dove ci sono persone che nonostante le botte della vita sono persone simili a te, con lo stesso vocabolario di emozioni e quando non c’è più niente da dire, una spalla senza pretese te la sanno offrire o te la sanno chiedere. Il mondo dell’affetto, questo sconosciuto in questi anni fuori dalle mura del nostro one bedroom, che di colpo mi si rivela, pieno di luce, vivo, esistente. Non era l’età. Non era “le cose cambiano”. Non era “gli amici si perdono per strada”. Non era “si diventa sempre più selettivi e silenziosi”. Era tutto il resto. Ma questo no. Le chiavi, le basi, i motivi per volersi bene ci sono. Esistono.

Così come dei posti bellissimi in città che pensavo di conoscere, e invece no, mi hanno mostrato angoli insospettabili, Milano diventava Bologna, Ferrara, Montpellier, Lucca… Londra diventava campagna, poi India, poi Libano, poi Madrid, poi Strasburgo, così, senza avvertirmi e di colpo, con il sole che inondava tutto.

Tutta bellezza che non mi aspettavo, tutto affetto che non credevo più di meritare, pensando di essere diventata acida e vecchia ta questi boschi desolati di conifere del Nord.

E invece no! Me la merito ancora, non dico la felicità, ma la serenità, mi merito ancora le risate e le battute stupide.

Mi sono sentita viva!

E chi l’avrebbe mai detto, io che ho passato anni a screditare posti come Londra e Milano, troppo “mainstream” per i miei gusti, che ho passato la vita a fare “quella contro”… che sarei arrivata ad un punto in cui la quiete m’avrebbe scas*ato la m*nchia e avrei desiderato solo un posto come Londra o come Milano per immergermi in suoni, casino, strattoni, gente che urla, code che si saltano, risate al marciapiede della metropolitana, gente che ti saluta quando entri nei bar, camerieri che fanno i simpatici senza secondi fini, commessi che ti raccontano la qualunque perché la giornata non gli passa più, artisti di strada che bloccano la strada, gente che si incavola al telefono e gesticola come se l’interlocutore potesse vederlo, gente che applaude senza motivo…? Chi l’avrebbe detto che i boschi di conifere e il vento costante avrebbero compiuto il miracolo di farmi desiderare tutto questo?)

(Ecco, domani un post allegro su tutto questo.)

(Anzi, forse l’ho già scritto)

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3 pensieri su ““Ma piangi perché abbiamo lasciato l’Italia o perché torniamo in Svezia?”

  1. laylagetlonely ha detto:

    Tu, ragazza che sei arrivata alle mie conclusioni nel mio stesso momento. Ti sento vicina ora piu che mai incredibile, perchè nn ti conosco neanche! Ma mi hai tenuto compagnia con i tuoi blog. Dal 2012…e ora siamo cosi vicine!! Ecco, se leggi cosa ho scritto solo qualche giorno fa capirai…siamo nella stessa barca! E si, il paradiso forse era a portata di mano, ma noi dovevamo fare le cose difficili. Un abbraccio dall’estremo caldo (verso l’estremo freddo) https://laylagetlonely.wordpress.com/2015/04/

    Mi piace

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