“A voce de criature […] e tu sai ca non si solo”*

Stasera riflettevo su varie cose.

Sono cambiata. E quando ci penso non so se è il tempo che passa, l’attitudine alla malinconia introspettiva o i trasferimenti che un po’ alla volta hanno logorato l’elastico che mi tiene attaccata all’Italia e l’hanno fatto diventare molle.

Una collega mi diceva stasera che lei tutte le vacanze se le fa “per principio” in Svezia. Lo considera un “investimento” (ha detto così) perché rimanere qui le fa conoscere meglio il posto, la città, le vie, la gente.

Per me è diverso: io in questa città ho camminato parecchio, soprattutto il primo anno, quando trottolavo da un posto all’altro, e pur trovando angoli incantevoli non sento la necessità di passarci le vacanze.

Riguardo al fatto di stringere amicizie, in questo sono cambiata. E qui non ho capito se è il tempo o il posto. Ma non ci riesco. Sicuramente la colpa è mia: mi apro di meno rispetto ad una volta, convivo, i fine settimana sono i pochi momenti di pace che abbiamo per stare assieme, non sono riuscita a trovare un’attività che mi incuriosisca abbastanza da iscrivermi ad un corso, il poco che ho cercato di frequentare fuori dal lavoro (lingua svedese, seminari) ho dovuto abbandonare per mancanza di tempo… insomma non me la prendo con nessuno: è solo colpa mia se il mio giro è ristretto. Non inesistente, per fortuna, ma ristretto.

Quando siamo stati a Miami, ci siamo trovati con uno svedese che abita là. Per me è stato un continuo “inserisci filtro/togli filtro” perché spesso quando parlo con altri expat dò per scontato che il Paese sia la Svezia e che sia un Paese estraneo per tutti.

Con lui era invece una situazione capovolta: parlavo con un expat svedese. E sentivo dalla sua voce e da quella della sua bella famiglia expat “perchè sai, spesso ci manca la Svezia, perché la Svezia è… casa”.

Quello che tanti potrebbero dire dell’Italia, quando si trasferiscono all’estero.

Solo che lui lo stava dicendo del Paese per me croce e delizia, da cui ogni due minuti vorrei andarmene.

Ho anche pensato di essere più meteopatica di quanto credessi: se fossimo di base a Barcellona, o alle Hawaii o a Trapani o a Malta o a Cipro o ad Atene magari le trasferte di lavoro non mi peserebbero tanto.

Troverei qualcosa da fare comunque.

Fosse anche solo una passeggiata e un giro in libreria.

Non è che qui non ci siano cose da fare, naturalmente ci sono i corsi di meditazione nelle università popolari, le degustazioni di vino a soli 500 sek, i workshop di improvvisazione teatrale in svedese, i caffè di conversazione in lingua nelle biblioteche di quartiere.

E’ che (non voglio giustificarmi, o forse sì) tutte queste cose mi sembrano artefatte, affettate, i sorrisi mi sembrano sforzatissimi e in generale noto una mancanza di spontaneità in tutto.

Ho fatto mille tentativi ma c’è qualcosa che mi repelle: l’incapacità di sentirsi a proprio agio nella propria pelle.

Questo è quello che mi pesa più di tutto.

Ma probabilmente (anzi sicuramente!) è colpa mia: cerco un posto ideale dove tutti sono cordiali e sorridenti e lo fanno spontaneamente.

Forse è solo che voglio andarmene e che ogni cosa mi sembra allora difficile e insormontabile o forse cerco solo scuse.

Ma stasera ascoltavo queste canzoni e mi ritrovavo a commuovermi, come spesso accade quando ascolto musica che mi ricorda che potrei anche essere felice in altri posti, più vicini a me, più vicini a quello che spontaneamente sono, e poi questa frase mi ha fatto capire cosa mi manca.

Il brusio delle strade, il chiacchiericcio e il suono dei bambini che giocano, che ti fanno sentire che non sei solo.

Qui la quiete ed il silenzio sono semplicemente troppo per me.

Ho bisogno di voce. Di voci.

 

 

 

* Non c’è bisogno di dirlo, ma è questa

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10 thoughts on ““A voce de criature […] e tu sai ca non si solo”*

  1. Io TI CAPISCO AMICAAAAA!!!
    essere isolata in un posto che ti isola…ma credimi non dipende dal posto, ma dalla gente. Per esempio io sono su una isola tropicale ma lontano da tutti e circondata da gente che nn socializza, quindi in pratica è come stare in Svezia! Avevo gia vissuto su isole ancora piu piccole, ma in quel caso le persone erano cordiali e amichevoli. SI socilaizzava e sis tava insieme, si CONDIVIDEVA. Qui no. SOno stanca di guardarmi i film da sola, di cenera dicendo al amssimo due parole, di cibarmi solo per sopravvivere. QUi sto avendo troppo, davvero troppo tempo er pensare. Penso, penso, i ricordi si mescolano…le emozioni vengono fuori, le atmosfere di allora ti passano davanti agli occhi. Sto iniziando a mettere a fuoco cosa voglio dalla vita in questo periodo. Ma fa un male cane la solitudine.
    Tu almeno hai il tuo orso. 🙂

    colpa dei trenta. Si deve essere l’età …

    Allora penso che vorrei tornare in italia, ma sai , mi piace talmente tanto lItalia quando sono via…mi piace sentire le astronerie dei politici e sapere di essere al sicuro, non lì. Mi piace leggere della valletta di turno o guardare Crozza in streaming.
    Però mi manca il casino….le voci, come dici tu. I caffè dalla vicina, la frutta colta dall’albero, le cene che durano ore con gli amici e le risate…il buon vino…il fresco delle sere d’estate.
    Ecco
    Ti capisco

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    1. Per fortuna ci sei tu!
      Almeno non mi fai sentire come una vecchia lagnosa che rimpiange i “bei tempi andati” quando qua era tutta campagna!
      Da una parte mi consola sapere di non essere l’unica che pur stando bene da sola se ne è stancata, e che anche in un’isola tropicale le serate solitarie sono lunghe… ma non mi rende per niente felice!
      Vorrei che fossimo tutte e due più serene e con più allegria intorno.
      Ci riusciremo?

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  2. Sono le stesse cose di cui si lamentano i Bolognesi “storici”; solo che, nel frattempo, l’Italia è cambiata (in peggio); ed è la ragione per cui voi siete espatriati e molti altri vi stanno seguendo. Anche chi è rimasto si sente “esule in patria”, per cui bisognerebbe recuperare altri tempi in questi spazi. Insomma un’operazione di bonifica ambientale!

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