Tiramisù e rilevanze

Da quasi un anno per lavoro mi trovo a frequentare posti qui che in Italia non so manco a che indirizzo stiano: i Ministeri.

La prima volta che me l’hanno proposto mi sono fatta prendere dalla più consueta crisi di panico: “e cosa mi metto!?”.

Poi mi sono ricordata che qui l’abbigliamento lavorativo è meno formale rispetto all’Italia e dopo un paio di autoscatti mandati alle amiche sono andata.

Il fatto è che io sono sempre un po’ Alice nelle meraviglie (l’Ispanofono diceva “en tu mundo de fantasias multicolores” e ci azzeccava) e ovviamente non mi sono informata PRIMA (come farebbero le persone normali) di chi fossero e che faccia avessero che ne so, il ministro per esempio. O il viceministro.

Come si suol dire, l’ignoranza è l’anticamera della felicità ed infatti non sapendo con chi avessi a che fare sono stata molto rilassata (forse un pelino troppo) ed ho felicemente trascorso la giornata facendo amicizia a destra e a manca registrando nella mia testa solo nomi di battesimo.

E così quando ci hanno servito il tiramisù mi sono messa a spiegare al pacioccone che avevo a fianco la storia del tiramisù, il nome, la leggenda. Er paciocca ha riso così tanto che prima mi ha chiesto se volevo raccontarla al microfono, e davanti al mio imbarazzato diniego, l’ha raccontata lui.

(Per chi non lo sapesse, una delle tante leggende narra che il tiramisù sia stato inventato in una casa di piacere di Treviso per aiutare con cioccolato, albume, proteine del latte e caffè a “tirare su” quello che rimaneva di uomini stremati dalle troppe sessioni intime).

Er paciocca che raccontava tra le risate generali è… ehm… il viceministro.

Le pacche sulla spalla e le risate me le ero fatte invece con… la ministra.

Insomma, dopo un esordio del genere, potevano richiamarmi?

Io speravo di no, e invece sì.

Così da un po’ di tempo un giorno a settimana entro in uno dei Ministeri.

Però con una certa tranquillità, perché tanto questo Paese, per permettere a me di entrare nelle stanze del potere, deve avere un rilievo internazionale e politico ben basso.

Molto tempo fa mi capitò di conoscere un insigne maltese. Un curriculum lunghissimo fatto di studi nelle istituzioni più prestigiose del suo Paese ed esperienze lavorative in istituti internazionali di rilevanza mondiale.

Davanti alla mia faccia ammirata (era molto giovane ed aveva un percorso non da poco) si era schermito dicendo: sì, ma in un Paese così piccolo basta poco per entrare in posti importanti. Ci sono tutte le istituzioni internazionali come nei Paesi più popolati ma la competizione è molto minore.

Lui è ovviamente bravo di suo, ma mi aveva aperto la visione al fatto che la bravura deve anche essere proporzionata a DOVE si esprime. Quanta concorrenza c’è a Malta per diventare -per esempio- Capo della Polizia? O direttore di un museo? O primario? O vescovo? Il discorso non vale per cariche aperte anche ai concorrenti internazionali. Ma c’è una bella differenza se io faccio un concorso in Italia per “cittadini italiani” e faccio lo stesso concorso a Malta per “cittadini maltesi”: si presenteranno molte meno persone, e tra quelle dovrò scegliere il più meritevole. Basta poco per risaltare.

E così ho sempre pensato della Svezia (ma magari mi sbaglio). Un Paese calmo, scarsamente popolato, con gente tranquilla, poco rilevante nell’ordine mondiale.

Ecco spiegato perché anche una con “fantasias multicolores” come me possa trovarsi ad entrare in edifici importanti per pochi istanti.

Dopo questa luuuunga premessa, proprio lì mi sono resa conto di quanto il mio pressoché assente interesse per questo Paese mi danneggi in certi ambienti.

Arrivo.

Faccia scura.

E io: “Che succede?”

“Non li leggi i giornali svedesi eh?” .

Faccia sinceramente perplessa e affermativa.

“Meglio per te”.

Insomma pure la Svezia si è messa ad essere rilevante sul piano internazionale.

Toh, alla faccia mia.

Ora devo ri-girare le mie convinzioni.

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2 pensieri su “Tiramisù e rilevanze

  1. intempestivoviandante ha detto:

    Per chi è abituato alla prosopopea di certi Signor Nessuno nostrani, che si sentono in dovere di trattare gli altri come pezze da piedi perché sono i sub-sotto-infra segretari di qualcuno, può essere facile scambiare per irrilevanza quella che è in effetti semplicemente la consapevolezza che per quanto impegnativo e difficile possa essere il tuo ruolo istituzionale, questo non fa di te nulla di diverso da un essere umano. Chapeau… Per te e per la ministra e il viceministro che mi darebbero l’idea, solo da questo, di essere davvero le persone giuste nel ruolo giusto.
    Quanto al resto, beh… io ho sempre pensato che gli Scandinavi avessero una marcia in più e varie paure in meno. In fondo discendono ben dai vichinghi…
    Un saluto
    Alexandra

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