L’ Oriana

Sono riuscita a recuperarlo on-line e a vederlo (Grazie Rai World che non mi permetti di vederlo dal tuo sito, ma ce l’hai con me?).

Ero sulla corriera in un tratto tra Elche e Murcia, guardavo fuori dal finestrino mentre l’autista metteva per l’ennesima volta “Salirò” di Silvestri.
Quando iniziò a passare un giornale di mano in mano. E una ragazza dell’altra quarta mi disse: c’è un pezzo che ha fatto tanto discutere di una giornalista, leggilo.

Avevo sedic’anni e quella è stata la prima volta che ho incontrato Oriana Fallaci tra le pagine.
Nella mia memoria piena di aneddoti in cui c’è la sua presenza si va dal pomeriggio passato ad aspettare mia madre in macchina leggendo “La rabbia e l’orgoglio” e associandolo alla mia imminente partenza per la Turchia, fino a quel viaggio in treno verso Firenze in cui una signora che le assomigliava tantissimo mi chiese cosa studiavo e cosa volevo diventare guardando i miei libri e i miei appunti sparsi sul tavolino del vagone. Per non parlare di quando trovai la prima edizione di Un uomo a casa e lo lessi tutto d’un fiato in un’ estate tremenda.

Insomma, mi avvicinavo alla visione con molta circospezione.

E invece mi è piaciuto.
E brava Puccini!

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