This is where i leave you

Fare viaggi aerei molto lunghi (tredici ore all’andata più un altro volo il giorno dopo e undici al ritorno) ha vari inconvenienti.

Stavolta per esempio sono riuscita a dormire senza problemi (l’estate scorsa nel volo Doha -Melbourne scoprii quanto terribile fosse rendersi conto di stare da cinque ore sopra al l’Oceano Pacifico e di doverne trascorrere altre SETTE. Sempre sopra all’oceano Pacifico. ) ma al ritorno ho dovuto pagare la mia baldanza (o qualche accorata maledizione andata a segno per avere un’amica ai Caraibi a Febbraio mentre il resto della gente sta in ufficio al freddo) con due giorni di fantastico vomitino.

Stasera mi sento meglio (fforse più che una maledizione erano improperi affettuosi,  sennò non si spiegano i SOLI due giorni) e quindi penso anche agli aspetti positivi dei lunghi viaggi aerei.

Uno è di sicuro avere un’ottima scusa per non controllare le mail e il telefono. Praticamente un modo perfetto per sentirsi in vacanza.

secondo: la possibilità di vedere film sconosciuti o molto  recenti.

In questo viaggio proprio tre cose capitate nei film in aereo mi hanno dato lo spunto per riflettere.

Il primo film è”this is where I leave you”.

La storia è ben pensata e strutturata (ho scoperto approfondendo che si tratta di un libro) e tutti questi figli molto diversi tra loro si ritrovano per il funerale del padre. Sembra un film drammatico raccontato così invece è genuino,  divertente e a tratti geniale.

Ad un certo punto la madre si inalbera e per ribattere al figlio minore che si lamenta di essere stato lasciato blablabla spara un: “è ora che tu ti assuma le tue responsabilità”.

Che è una frase banale,  che ci siamo sentiti ripetere mille volte.  Nella testa viene messa nello stesso mucchio di “tajate i cavej e fatte na fameja” o “ssè mina ora che te te maridi/laurei/cati un lavoro serio? “.

Insomma di quelle frasi a cui si risponde o sbuffando o facendo la faccia seria,  a seconda della gravità del tono del genitore che le ha appena pronunciate.

Sul volo Miami -Messico ho invece letto un articolo sul giornale messo a disposizione della compagnia aerea e diceva che per migliorare la propria vita ci sono pochi passi che è bene seguire. Uno di questi è smetterla di lamentarsi e assumersi le proprie responsabilità.

Sul volo del ritorno Miami-Mosca ho visto un cartone animato un po particolare “Rango”. Il protagonista è una lucertola un po pappemolle che viene incoraggiata a indovina? Assumersi le proprie responsabilità.

Ho passato così tanto tempo a lamentarmi di questo posto e del fatto che io non l’avessi scelto da finire per convincermene.

Io devo assumermi le mie responsabilità, perché un giorno io ho detto sì, ci vengo in Svezia con te.

Me lo ripeterò come un mantra: devo assumermi le mie responsabilità.

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6 pensieri su “This is where i leave you

  1. intorno ha detto:

    Io dei voli sopra il Pacifico ricordo le forti turbolenze.
    E il fatto che un giapponese ci ha lasciato le penne sbattuto contro il soffitto dell’aereo per non aver allacciato la cintura.

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  2. lisecharmel ha detto:

    io leggevo miami-messico e miami-mosca e mi indispettivo un po’ 🙂
    tu ti assumi un sacco di responsabilità mi sembra. io a volte credo che anche se certe cose le abbiamo decise e scelte sapendo a cosa andavamo incontro, non vuol dire che di per sé ci rendano felici e che a volte lamentarsi serva anche un po’ a farci stare meglio (io sono una fan della lagna).

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    • virginiamanda ha detto:

      Ah beh se è per questo anch’io! I love lagna!
      Però credo di avere il complesso dell'”hai voluto la bicicletta?” e vivo un po’ una distonìa quando parlando con le mie amiche disoccupate e single in mezzo alla nebbia in Italia ripeto annoiata “brutta Svezia cattiva, ho un lavoro, uno stipendio, una casa, un fidanzato, brutta Svezia cattiva”. Mi rendo conto che avrebbero ragione a 1) smettere di volermi bene e 2) dirmi di assumermi le mie responsabilità.
      Le scelte sono faticose proprio per il contrario secondo me di quello che dici tu “sapevamo a cosa andavamo incontro” perchè in realtà quando scegli mica lo sai a cosa vai incontro. Io manco sapevo dove fosse la Svezia (cioè, ci ero stata due giorni in vacanza tre giorni prima quando mi ha chiesto “vuoi venire a vivere in Svezia con me?” e ad essere onesti NEANCHE ALLORA mi aveva fatto una bella impressione, ciononostante NON SAPEVO a cosa andavo incontro) quando ci sono venuta e la piena consapevolezza di cosa stessi scegliendo non ce l’ho mai avuta.
      Ma una cosa sì che l’ho scelta per la mia vita, ed è la serenità. Questo non vuol dire che voglio evitare i lutti, i dispiaceri e di essere amareggiata da fatti negativi. So che esistono in tutti i mondi possibili. Però non voglio essere io la responsabile. Voglio, e questo SI’ che sono consapevole di averlo scelto, essere io a mettermi nella condizione di essere serena. Qui, dopo innumerevoli sforzi non ci riesco, e dopo mille tentativi di autoterapia e pensiero positivo bisogna assumersi le proprie responsabilità: ho scelto un posto di mer*a.
      C’ est la vie! Ora devo cambiare rotta, me lo devo ripetere che essere qui è responsabilità mia, anche se non ne ero del tutto conscia quando l’ho scelto, l’ho comunque scelto io, e che visto che una volta su quattro Paesi stranieri mi è andata male, per il calcolo delle probabilità la prossima dovrebbe andarmi bene.
      Faccio solo in modo che avvenga IL PRIMA POSSIBILE.

      E non essere invidiosa per i viaggi! A breve sicuramente mi supererai potresti iniziare dall’Armenia e Georgia per esempio, come hai scoperto recentemente non ti ci vuole neanche il visto… 😉

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