“Si può cambiare quello che si sente, cambiando quello che si pensa”

Dice Seligman.

E questo è un fondamento che, anche se Seligman non l’avesse mai detto, ho sempre fatto mio.

Le circostanze (diciamo così) avverse della mia collocazione geografica non dovrebbero interferire così negativamente sul mio benessere.

Ma a questa collocazione si associa il fatto della scelta non-scelta e della difficoltà a cambiarla.

E’ molto difficile fare progetti quando si è in due da accontentare.

(Non oso immaginarmi come facciano quelli che sono in tre, quattro, le famiglie insomma).

Io per me posso permettermi di sbagliare, cadere, fare anche la fame.

Ma non posso permettermi di trascinare anche l’altro.

E questo allunga i tempi, perché bisogna mediare e trovare accordi, e disfare i punti più difficili e poi rinegoziare.

(A me i giochetti in Transatlantico quando stanno per cadere i governi me fanno nà pippa).

Ma, forse, e ripeto forse, siamo ad una svolta.

Sto lavorando per uscire da questa situazione.

E – novità- non più solo col pensiero positivo.

 

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4 pensieri su ““Si può cambiare quello che si sente, cambiando quello che si pensa”

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