Il faidate la domenica pomeriggio – storie di nausee al neon

Ci sono pomeriggi domenicali un po’ così: accompagni un’amica a prendere l’autobus per l’aeroporto, e nel ritorno a casa pensi che dovresti comprare quella cornice di cui si parlava per mettere la stampa presa a Parigi, e si finisce in un centro commerciale, al negozio del faidate.

Arraffata la cornice si vola verso le casse per andarsene, presto, il prima possibile, andarsene, e invece viene in mente un’altra cosa, una cosa qualsiasi che serve o forse serve perché se abbiamo vissuto finora senza forse non serviva poi così tanto, magari i feltrini per le sedie, o una prolunga, o i chiodi, cose così, banali, che magari ci vogliono, ma bisogna cercarle, dentro a questi scafalli ordinati bendisposti a pettine, con i cartellini precisi, i prezzi, le descrizioni dei prodotti, le misure, le luci al neon che fanno impallidire l’ambiente, gli espositori in plastica e metallo bianco, le vasche di metallo tra le corsie con le offerte scontate di appendiabiti, e… capita, capita, capita di sentirsi come quando avevo dieci anni e  non ero più piccola ma non ero ancora abbastanza grande da oppormi a quelle domeniche pomeriggio in cui mi trascinavano in questo centro commerciale della provincia, che si finiva sempre al briccocenter in mezzo ad oggetti per me senza nessun tipo di importanza, quell’odore di vernice, di plastica, la luce artificiale, il silenzio del pomeriggio di chi domani deve andare a scuola e deve finire di fare i compiti di francese.

Ci sono pomeriggi in cui ti sembra di avere ancora dieci anni e ti hanno trascinato in mezzo alle corsie di compensato.

Ma ci sono anche pomeriggi di domenica in cui ti svegli e ti rendi conto che non hai più dieci anni e che sei grande abbastanza per andare di corsa alla cassa, pagare la cornice ed uscire correndo, che la vita non è fatta per darti la nausea.

La vita è, anche, forse, a volte, fare cose che non ci piacciono, fare acquisti che non avremmo mai pensato di fare, vivere in posti che non ci dicono niente e che, pur non essendoci ostili, ci risultano impenetrabili, la vita è, anche, dover pulire il venerdì sera perché la casa è tua e se non lo fai tu non lo farà nessun altro, la vita è anche, dover ogni tanto entrare in negozi mostruosi pieni di scritte incomprensibili.

Ma la vita non è (almeno la mia) solo questo, e posso ancora svegliarmi dal torpore e dalla malavoglia e posso ancora andare fuori a respirare aria fresca.

 

 

Anche se fuori, l’aria è fin troppo fresca.

(E’ sotto zero.)

2 thoughts on “Il faidate la domenica pomeriggio – storie di nausee al neon

  1. A me piacciono le cose rituali e calme di domenica.
    Prepararmi il tè e berlo lentamente guardando le lingue di fuoco nel caminetto. Rilassamento totale.
    Che possa comprare (quasi) tutte le cose che desidero ancora non l’ho imparato.

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