Italia, punto.

Ogni volta che torno il viaggio di arrivo a casa è carico di pensieri.

Ma quando torno per Natale, il carico è doppio, a volte triplo.

Penso alle persone che vorrò incontrare, alla mia famiglia, ai regali che mi rimangono da fare, a risolvere il tetris dei pacchetti (quello l’avevo preso per Gigia, però magari è meglio se lo regalo a Domitilla…).

E poi penso ai discorsi che mi sentirò fare.

Cerco di accumulare calma e serenità.

 

Oggi, sul treno riflettevo su questo.

Stamattina il tassista che mi portava in stazione mi chiedeva che ne penso degli immigrati, e se è vero che là “in Veneto” ci sono un sacco di problemi.

Ho risposto come si fa, senza approfondire e senza arrabbiarmi. Non cambierò il mondo se mi metto a discutere con un tassista a Milano l’antivigilia di Natale mentre lui sta solo cercando di fare della banale conversazione.

 

E così, poi ci ho ripensato in treno.

Quei discorsi che infastidiscono tanto sotto le feste sono proprio quelli più banali, quelli da “pressapoco”, quelli “tanto per parlare”.

Mi innervosiscono perché io parto dall’idea che se uno parla è perché ha qualcosa da dire.

Ma in realtà, soprattutto sotto Natale, la gente molto spesso parla per mille altri motivi.

Perché si è fatto troppo silenzio a tavola e pare brutto, perché è tanto tempo che non ti vede ma non ha argomenti in comune quindi “la spara” sul generico, perché l’unico aneddoto che ricorda di te è di seimila anni fa e per arrivarci deve fare un giro lunghissimo, perché non ha nessuno con cui discutere di politica attorno, perché ha letto qualcosa e muore dalla voglia di ripeterla, perché ama tantissimo il suono della propria voce.

E’ un po’ come lamentarsi.

Io ci ho messo molto (e molti fastidi frustrati) a capire che molto spesso, quando la gente si lamenta NON VUOLE trovare soluzioni.

Vuole solo lamentarsi.

Le prime volte che tornavo in Italia ci rimanevo male, perché mi sentivo quasi accusata: “Eh, stai bene tu là in Francia/Spagna/Turchia/Svezia… non come qua, che non c’è più lavoro/ soldi/uomini disponibili/ asili nido/ droga/ treni regionali…!” oppure “eh, tu te ne sei andata, e noi??? E noi che rimaniamo qui a lottare allora?” (bravi comunque, ottima lotta, eccellenti risultati, eh!). E ogni volta mi sentivo sotto torchio, la gente, anche conoscenti, anzi, soprattutto conoscenti che di me non sapevano niente ma soltanto il fatto che io “abitavo all’estero” mi prendeva di mira e mi sottoponeva a domande così imprecise e qualunquiste da non poter pretendere una risposta seria.

“Ma si trova lavoro?” (beh, si, no, dipende da che lav… e subito domanda successiva) “Ma si sta bene là?” (beh, si, no, dipende da cosa uno cerc…) “Ma ci sono soldi là?” (beh, si, no, dipende da chi, da cosa, da qual…) “Ma ci sono fighe?” (Prego?) “Ma ci sono rom?” (beh, non li ho mai cont…) “Ma ci sono marocchini?” (beh, veram…) “Ma è difficile imparare la lingua?” (beh, ecco, dipen…) “Ma quanto costa la vita là?” (beh, dipende da cosa uno…) “Ma la benzina quanto costa?” (beh, io non gu…) “Ma c’è la crisi?”(…).

Io mi sentivo frustrata: non riuscivo mai a portare la conversazione ad un livello leggermente più profondo del “sentito dire” e quando iniziavo ad argomentare o ad articolare la risposta, ecco partire subito la raffica di altre domande, tutte con lo tenore.

La stessa cosa mi capitava con le lamentele. Quando i conoscenti iniziavano ad enumerare le mancanze di cui stavano soffrendo io partivo subito entusiasta con “ma perché non provi a vedere lì? E perché non provi a cercare là? E hai guardato sul sito Ics? E perché non contatti Ypsilon, mi ricordo che faceva qualcosa nel settore, perché non gli chiedi delle dritte? E stasera appena arrivo a casa ti mando un paio di contatti e qualche link così inizi ad informarti…” (un’amica mi chiamava “Chianti e Bandi”). E la faccia della persona lagnante diventava un misto tra interdetta e di sfida.

E io mi sentivo umiliata, frustrata, “ma come, io sto cercando di aiutarti…” mi ripetevo nella testa e non capivo.

Ora capisco.

Chi si lamenta non vuole che gli vengano proposte soluzioni.

Vuole una spalla su cui piangere che, se possibile, alzi il volume del piagnisteo “eh si, è vero, è difficile trovare, è un brutto periodo, ringrazia che non ti è capitata qualche disgrazia perché di questi tempi… e poi c’è la crisi, e le raccomandazioni e se non conosci nessuno ti lasciano a casa”.

Punto.

Così come chi fa domande generiche sull’Estero, non vuole una conversazione argomentata con dati ed esperienze precise, vuole coltivare l’immagine data da Ballarò e da Costume e Società che in Svezia tutto funziona, che in Grecia c’è la rivoluzione, che a Napoli c’è à munnezza e che in Veneto si spara agli immigrati. Vuole la conferma che quello che dice la televisione è vero.

E siccome è Natale anche per me, quest’anno farò il fioretto di non arrabbiarmi.

 

(Non Troppo Almeno)

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4 pensieri su “Italia, punto.

  1. nene ha detto:

    c’è sempre un non so che di autocelebrativo in questi tuoi post… a parte penalizzare il messaggio sul qualunquismo (peraltro condivisibile) fa trasparire una sostanziale mancanza di sensibilità verso chi, per motivi comunque oggettivi, sta stringendo i denti.

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    • virginiamanda ha detto:

      Uhm, accetto la critica. Un blog personale lo tengo per parlare delle mie esperienze dal mio punto di vista (ho solo questo) e capisco che a volte possa sembrare che io voglia parlare “solo di me”.
      In realtà, ma questo magari è un limite mio, quando mi relaziono ad altri che hanno avuto percorsi diversi e hanno fatto scelte diverse la mia domanda interna è sempre : “ma se ce l’ho fatta io, perché lui no?”.
      Proprio perché io (e lo ribadisco in molti post) non mi considero più brava o più intelligente della media e le mie scelte mi sembrano alla portata di tutti.
      Ma forse, come dici tu, è mancanza di sensibilità.

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    • virginiamanda ha detto:

      Ah e poi volevo anche chiederti qualcosa.
      Dici che trovi qualcosa di autocelebrativo: cos’è?
      Dici che si nota una “sostanziale mancanza di sensibilità verso chi sta stringendo i denti”: come si nota? Dove? Perché? In cosa?
      Dici “verso chi per motivi comunque oggettivi…”: cioè? Cosa vuol dire “motivi comunque oggettivi”?
      Dici “sta stringendo i denti”: cioè? Stringere i denti è un’attività che si fa in attesa che il dolore passi e arrivi il meglio. Quindi se queste persone lo stanno facendo hanno delle buone prospettive davanti, no?
      Dici tutto questo di me e non ho mai letto un tuo commento nel mio blog. Ti puoi presentare?

      Grazie.

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