Fenomenologia degli auguri di compleanno

Come in questo blog è stato ampiamente sponsorizzato, qualche giorno fa sono diventata trentenne (non dico più orgogliosa trentenne dal momento che l’altroieri uno studente mi ha chiesto:

“ma Lei quanti anni ha? TrentaSETTE vero?”

E mi sono trattenuta dalle punizioni corporali non solo perché sono ormai vietate in tutti gli stati civili ma anche – e soprattutto- perché mi sono ricordata che io a quell’età consideravo VECCHISSIMO chi aveva venticinque anni e dai venti in poi erano tutti nella stessa pentola, le età non avevano più distinzione, e uno di cinquanta era per me come uno di trenta).

L’avvenimento, oltre ad essere stata un’ottima scusa per permettere all’Orso di fare la parte del “fidanzato che regala il viaggio a Parigi per il compleanno, chebravofidanzato” (detto tutto senza respirare dalle mie colleghe con sospirone finale e occhioni sognanti… sapessero invece che fatica crescerselo ed educarselo un fidanzato così, altroché,vedere solo i risultati, tzè!) è anche una buona occasione per fare un viaggio antropologico attraverso i vari tipi di persone che ci sono nel mondo (o semplicemente che hanno il mio numero) in base ai loro auguri.

Auguri a mezzanotte: amiche che erano strettissime alle elementari e di cui si sono perse le tracce, carine, dai. Non pensiamo al fatto che stessero cazz*ggiando su Fb e gli sia comparsa la notifica, no no, pensiamo positivo.

Oppure familiari molto attenti e molto nottambuli. Carini tutti, dai.

Auguri in ritardo: ecco, questi per me sono intollerabili. O meglio, sono tollerabili nel caso in cui io con te non abbia un grande rapporto. Anzi, in quel caso, mi fa pure piacere che tu ti sia ricordato, anche dopo, che male fa, anzi! Grazie!

Ma se tu sei una persona che con me ha condiviso tantissimo (coinquiline pluridecennali, amiche con cui sono uscita regolarmente per anni e anni e anni, gente che ha pianto sulla mia spalla, gente che mi ha chiamato di notte per sfogarsi, gente che mi ha vista piangere, gente che mi ha portato a bere, gente che mi ha portato a vedere le stelle solo per tirarmi su – e no, non mi si voleva fare, mi voleva solo tirare su-, gente che mi ha considerato la sorella putativa, gente che ha fatto più aperitivi con me che giorni dell’anno per anni…) ecco io mi aspetto che tu trovi un ca*zo di minuto nella tua impegnatissima domenica per scrivermi un messaggino con scritto “auguri”.

Anche senza punto esclamativo.

Se tu non lo fai, io ci rimango male.

E se io ci rimango male…

peggio per te.

Siccome sei una persona che ha passato molto tempo con me, e che mi conosce bene, allora inizi a temere il peggio.

E qui ti voglio.

Qui la categoria diventa pavida: “scusascusascusascusascusascusascusascusascusa…” per un paio di giorni.

E inizia il fiorire di attenuanti.

Ecco, per il futuro, sappiate che le uniche attenuanti considerate sono: “Persona X molto vicina è stata male” (e al mio venticinquesimo compleanno una mia amica finì VERAMENTE in ospedale, e no, non me la sono presa con lei, sono capace di empatia – ogni tanto-) oppure “mi sono innamorata perdutamente di Persona X molto figa e ho passato tutta la giornata ad accoppiarmi”.

Ma siccome – e il mio compleanno sta lì a testimoniarlo- stiamo diventando tutti parecchio anziani, la prima scusa inizia a diventare molto più probabile della seconda.

Quindi no, “avere avuto dei figli” non è un’attenuante buona, e tanto meno se li avete avuti parecchio tempo prima del mio compleanno.

Auguri dell’ex: questi sono i miei preferiti.

Nella mia vita ho incontrato l’Orso dopo alcune, ehm, “prove” non andate a buon fine. Tutte le prove sono state terminate dalla sottoscritta che in quanto ad iniziare le cose non è molto capace, ma nessuno la può battere quando c’è da finire (e di corsa) qualcosa.

Di conseguenza questi auguri arrivano sotto varie forme.

Augurio Ex tipo “Lord“: “tanti auguri, spero tutto bene, stammi bene”. Un bell’augurio, mi piace, ti sei ricordato, non provi rancore, la vita è bella, fu bello, ci lasciammo, arrivederci.

Pulito, neutro, signorile.

Inutile dire che a me di questi auguri non arrivano mai.

Mi arrivano piuttosto auguri di questi tipi:

2) Augurio ex tipo “Seneca“: “Eeeeh, tanti auguri, eh si, erano belli i tempi in cui eravamo giovani ma ora non lo siamo più e anche tu sei finalmente entrata nel club degli anziani, vabbé dai, fattene una ragione, ma non volevo rattristarti, eh, nè dirti che sei vecchia, volevo solo farti gli auguri, anche perché ormai… e poi la vita va avanti”

3) Augurio ex tipo “Baglioni“: “eh si, tanti auguri mia cara. La vita è a quello stadio di felicità in cui non stiamo più assieme però tu sarai comunque felice e io ti voglio bene e tanti auguri”

3) Augurio ex tipo “Ispettore Derrick“: “tanti auguri, spero tu stia bene lì con quello con cui stai, perché stai con qualcuno, vero? Ne sono sicuro, vero? Ma comunque non volevo farmi i fatti tuoi, solo farti gli auguri e augurati di festeggiare questa giornata con qualcuno che ti riscaldi e ti sostenga, perché vero che c’è qualcuno, vero?”.

Auguri doppi: i migliori. In genere da gente di cui non ti ricordi l’esistenza e neanche di averli mai incontrati dal vivo se non una sera di sei anni fa che ti fa gli auguri il giorno del tuo compleanno.

E poi te li fa il giorno dopo SCUSANDOSI di non averteli fatti prima e di doverteli fare in ritardo.

(Le droghe, ragazzi, fanno male)

Auguri da numeri sconosciuti: inquietanti.

 

Sono tutti incommentabili a modo loro, ma a me fanno sempre piacere.

Gli auguri sono un modo per dimostrare che sei felice che quella persona sia nata e io quando li ricevo sono sempre contenta.

(Anche se, spesso, aprono scenari piuttosto allarmanti sulla gente che frequento).

 

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2 thoughts on “Fenomenologia degli auguri di compleanno

    1. Ahahah!
      Eh, in cinque minuti sono passati sette anni! 😉
      Ma in realtà vuol dire che in questo tempo hai fatto cose divertenti che ti hanno tenuto il cervello pulito e funzionante tanto da ricordarti anche il mio compleanno di sette anni fa!
      Ti abbraccio!

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