Santa Lucia, e piange l’emigrante (e pure l’emicrania)

Oggi a scuola c’è stato il coro di Santa Lucia, tradizione svedese (ma, mi dicono dalla regia, tradizione scandinava in generale) in cui -faccio breve-  si festeggia il giorno più buio dell’anno (hai presente la bella gente nel sud Europa che festeggia Ferragosto con le grigliate?  Patetici) mettendo in testa ad una bambina bionda delle candele.

ACCESE.

(Non sto scherzando).

La canzone che ha accompagnato il coro all’entrata era Sankta Lucia.

(Noooooo Nooo, rassicuravano gli svedesotti, cresciuti a pane di segale e ateismo,  ma non è niente di religioso “Lucia”!!! – Capito?  La chiamano per nome,  come se a Firenze ti dicessero “oh ma per Giovanni che fai? Sotto intendendo “San”, cioè,  è n’amico tuo? ).

Si si non sarà niente di religioso ma la canzone di apertura si chiama “Sankta Lucia”. Vedi tu.

Allora la scena è questa: io che cerco di fare facce truci ai miei pargoli per mantenere il silenzio e dentro mi dedico al mio passatempo abituale: mi lamento e compiango me stessa per il razza di posto dove mi tocca vivere ah l’amore questo folle sentimento che.

Ed ecco entrare i bambinetti al buio con le candele in mano che cantano. 

Santa Lucia.

Eall’improvviso ero di nuovo dodicenne,  era estate e avevo pregato mamma di comprarmi quel cofanetto di cd in offerta al supermercato che nessuno avrebbe mai voluto che si chiamava “souvenir Von Italien” ed aveva i classici della canzone romana,  siciliana e napoletana.  E io me li ascoltavo nei pomeriggi in cui non potevo uscire e faceva caldissimo e con la testa ricamavo ogni parola dell’ultimo incontro con quello della moto,  quello che mi piaceva tanto;  e scrivevo quaderni e quaderni di diari, e in sottofondo musica che mi sarei vergognata con chiunque di ammettere che ascoltavo; e stamattina era di nuovo lì: io, lo stereo,  la cameretta.

Mi sono commossa.

Mi è rimasta in testa tutto il giorno e tornata a casa ho chiesto all’esponente meridionale di casa se se la ricordasse, ma lui ha candidamente ammesso di non saperne nulla.

E allora è bastata qualche ricerca ed è uscito il risultato: è una canzone napoletana.

E un sottotitolo.

“Santa Lucia è la canzone dell’emigrante”.

 

* La canzone svedese (del 1920) è questa

Per la versione originale napoletana di metà Ottocento, cliccare qui

La canzone in italiano (di inizio Novecento) è questa

E nella storia è stata cantata anche da Elvis

Più informazioni su questa canzone qui

Per attenuare la mia inconsolabile mancanza dell’ Italia fare un bonifico qui

 

 

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4 pensieri su “Santa Lucia, e piange l’emigrante (e pure l’emicrania)

  1. Piano non spingete, aka Areykjavikconloscotch ha detto:

    Ah, Santa Lucia! Quanti ricordi! Nella bergamasca, questo postaccio da cui provengo, è Santa Lucia a portare mille regali ai bambini. Babbo Natale e la sua panza non sono amati tanto quanto la Santa con gli occhi in mano.

    L’ultima (e anche un po’ unica) volta che ho lasciato un commento sul tuo blog, l’ho fatto da un divano in Sardegna. Poi è stata di nuovo la volta di Reykjavík. E poi Bruxelles.
    Oggi, mi schiodo di nuovo dal divano e dai 18℃ sardi e vado a cercar lavoro in UK.
    Figurati se non le voglio bene, a Lucia, protettrice dell’emigrante!

    Tornando alla musica, per me, c’è una sola versione di “Santa Lucia”: quella di Leone e del suo confuso ukulele!

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  2. Frou Svedese ha detto:

    Oddio! Sankta Lucia, che incubo!
    Ogni anno alla cena di lavoro alcuni colleghi inscenavano la processione di Lucia e ti facevano pressione psicologica per unirti al coro. Va beh, quest’anno me la scampo, anche se devo spiegare ai locali che cosa è Santa Lucia (si festeggia alla grande anche nelle mie terre natie!).
    Ma tu che hai le mani in pasta nell’istruzione Svedese non hai potuto rinnovare il repertorio di Lucia? Passi per il Sankta Lucia ma quella che fa Tippi-tippi-tipetipe-tippi non si può sentire. Per favore, aiutali tu che puoi!
    E buona Santa Lucia agli emigranti! 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Ma io non ci penso minimamente a toccargli le loro tradizioni!
      Mi fanno così tenerezza, ne hanno così poche, sono assediati da gente che viene dall’estero e che non vuole accettarle che non me la sento proprio di dire qualcosa!
      Anzi, la cosa più bella per me è stata che nel nostro coro ci fossero una bambina giapponese, due bambine tigrine e una russa 🙂
      Buona Santa Lucia emigrante!

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