Mattine, pomeriggi, sere

Forse è perché è Novembre.

E’ il mio mese preferito, da sempre, però non posso negarlo: è un mese malinconico. (E questo è uno dei motivi per cui mi piace).

(E’ l’estate, fredda, dei morti, lo chiamava Qualcuno).

O forse è perché sono diventata grande, nel senso che nessuno mi farebbe mai più sedere al tavolo dei bambini (e per fortuna, che non c’è mai una bottiglia di vino, su quei tavoli) e anche nel senso che ho tutto quello che qui in Occidente consideriamo fondamentale per passare per grande: lavoro, casa, fidanzato.

Però le domeniche mattina a rigirarmi nel letto non hanno più lo stesso sapore.

Sono piene di cose da fare rimandate, di previsioni, di ricordi, di potevo fare, di uff domani è lunedì, di cosa mi metto, di cosa mi porto, di che tempo farà.

Sono piene di futuro sì, ma di futuro semplice, prossimo, futuro da poco. Futuro da due lire.

I miei pomeriggi si riempiono di malinconia, di divani, di presente, di non pensiamoci.

E le mie sere, le mie sere?

 

Forse quella è una parte del giorno su cui posso ancora lavorare.

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