Running around like a clown on purpose

Sulla metro faccio riflessioni interessanti, ma le riflessioni della mattina sono diverse da quelle della sera.

La mattina penso a come sia diverso questo posto, anzi, come sia diversa questa gente, perché puntualmente mi trovo davanti alla scala mobile rotta, all’ascensore puzzolente, alla signora che va lenta davanti in una scala stretta per raggiungere il secondo piano della stazione della metro, da dove poi partirà il mio treno.

E’ diverso, perché nei posti dove sono stata prima davanti ad una scala mobile rotta il lunedì mattina alle sette quando ti sei svegliato alle sei ti sentiresti un fiorire di colorite imprecazioni con accenti regionali diversi e mani che sbattono in capo, e gente a cui girano le scatole talmente forte che se ti passano vicino forse fanno fare una giravolta pure a te solo con la forza del pensiero, e di sicuro un arzillo pensionato starebbe già importunando il povero sportellista all’ entrata della stazione chiedendo ma perchè ma per come ma  possibile… si fermerebbero due tre quattro cinque persone a discutere della situazione e a lamentarsi e a rammentare quella volta in cui la scala si fermò, e c’era solo una scala accessibile, ma come faranno gli anziani, i bambini, i disabili e ecco che ce l’avete con noi, ma io devo andare a lavoro ma come ci vado adesso? E me la pagate voi la giornata di lavoro che sto perdendo? Ecco, sempre così Trenitalia, e poi quando devono risponderti spariscono tutti! Eh, e l’hai sentito che ha detto quell’altro ieri sera a Porta a Porta? Che stanno risanando il Paese!!! Ma cosa! Che qua ogni giorno è peggio! Ma signora, cosa vuole che le dica, c’ha ragione, ma non ce n’è uno che si salvi, sì, ma il controllore dov’è? Ma un’informazione, una cosa, ma è mai possibile?

 

Ecco, e invece qui, nel magico Regno di Svezia, la gente mastica la propria imprecazione alle sette di mattina davanti all’ennesima scala mobile che non funziona e se la ingoia mentre si fa i trecento scalini a piedi stretti stretti con la signora davanti lenta lenta lenta lenta e poi di nuovo mastica ed ingoia davanti alla scala mobile rotta successiva e ingoia di nuovo davanti all’ascensore puzzolente, e un’italiana si guarda intorno smarrita, vorrebbe lamentarsi con l’arzilla pensionata che una volta era diverso e che i politici sono tutti uguali e chissà dove andremo a finire, ma intorno tutti guardano per terra, nessuno guarda nessuno e allora mastica un fastidio, manda giù… e va a lavorare.

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10 pensieri su “Running around like a clown on purpose

  1. HappyAladdin ha detto:

    La notizia più sconvolgente mi sembra il numero allarmante di scale mobili rotte, in svezia! Ma io pensavo che la scandinavia… eh ma d’altra parte i politici sono uguali dappertutto, se continua così chissà dove andremo a finire, etc… 😉

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  2. Frou Svedese ha detto:

    Condivido. Manca la solidarietà e l’empatia di chi è nella stessa situazione. Stesso discorso per treni affollati e in ritardo. Ci si adatta al disagio senza fiatare ma non sono così convinta che sia una buona soluzione…

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  3. wif ha detto:

    No no, si lamentano eccome! A me attaccano sempre dei bottoni impressionanti, perfino al telefono. Sono io che spesso taglio corto. Incredibile ma è così.
    Tuttavia, a differenza degli italiani, quando c’è da agire, gli svedesi sono compatti.
    A Danderyd, Östermalm e Gärdet, per es,. sì che tutto funziona perché la gente fa sentire la propria voce. Io, quando vedo che la porta della casetta del pattume è rotta, chiamo il personale del palazzo e l’aggiustano subito.
    E poi dipende da dove vivi e in quale zona della città.
    Stoccolma non è la vera Svezia. Gli stoccolmesi sono maleducati e pure un po’ parvenue. Infine, tutte le grandi città sono la stessa pappa. Vai in UK e vedi che schifezza che gira. Qua in confronto è il paradiso.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì certo, immagino che in zone diverse sia diverso. Infatti quando me lo chiedono io dico sempre che questa è la “mia” esperienza e che non conosco “tutta la Svezia”. Sì sì, si lamentano, ovviamente, quello che mi lascia perplessa è che non lo facciano come lo fanno gli italiani.
      E poi, come osservi giustamente tu, anche le conseguenze sono – ben – diverse! 🙂

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