Parce qu’ on ne sait jamais*

Oggi ho avuto una giornata un po’ particolare: mi ha portato un po’ indietro nel tempo, mi ha parlato un po’ di passato e mi ha parlato un po’ di futuro, e mentre stavo seduta in metro a guardare l’acqua passare e le nuvole sopra, mi ha parlato un po’ di oggi, di adesso, del presente.

Sono stata ad un incontro, conferenza, seminario, non saprei trovare più il termine italiano perfetto per descrivere un genere di incontro che in Italia forse non esiste.

L’edificio era diverso da quello che mi immaginavo, non c’ero mai stata prima e sono arrivata in anticipo perché di solito mi perdo ed era in una parte della città dalla viette incasinate e dalle casette carine eh, ma abbastanza simili… e io che mi perdo anche nella città dove ho abitato a fasi alterne nove anni e nella cittadina minuscola dove ho fatto il liceo e sono cresciuta (e infatti chiedo indicazioni con accenti strani per non farmi sgamare) ho pensato che fosse il caso di arrivare presto per avere il tempo di (eventualmente) perdermi.

Era diverso, certo, ma era molto molto molto molto molto simile (per non dire identico) ad un altro posto. Un posto che conosco e che ho frequentato per un bel po’: il mio primo luogo di lavoro “serio” in Francia.

I corridoi, le scale, le pareti, le stanze, i colori, le finestre… identico, uguale.

E’ stato un tuffo nel tempo.

Al cuore anche.

Ero molto diversa, era il 2006.

Fammi fare due conti, era il sei ottobre un lunedì, sono esattamente otto anni. Ne sono cambiate di cose. E’ piacevole guardarsi indietro nello spazio e nel tempo.

E poi sono salita, ho fatto le scale, sono arrivata dove c’era la conferenza a cui dovevo partecipare. Mi sentivo così inadeguata ieri sera, mi aspettavo di essere la più giovane, con i colleghi bravi ed esperti e avevo paura.

E così è stato, ero tra le più giovani ma ero sorridente, non terrorizzata dalla paura, ho fatto la mia figura, ho sorriso tantissimo, insomma… è andata bene.

Così è la vita: ti stupisce in ogni momento, fai una strada e poi all’improvviso noti un angolo che non avevi visto e decidi di tagliare per quella stradina, e magari ti porta da una parte che non conoscevi… ma non per questo ti fa sbagliare strada.

E quando ero in Francia avevo il mio futuro disegnato in un certo modo, pensavo che il mio limite fosse il cielo e che le cose sarebbero andate solo così, che se mi fossi messa d’impegno per ottenere dieci non avrei mai accettato meno di un nove e mezzo come risposta, e che anche lì mi sarebbe sembrato un mezzo fallimento…

Ero convinta che il mondo fosse come prevedevo, che la strada sarebbe stata in salita, certo ma sarebbe stata dritta.

 

 

E invece no.

Invece ho seguito le indicazioni, ma mi sono concessa soste, cambi di rotta, sentierini, bivi, giravolte e anche conversazioni placide per riprendere fiato su una panchina all’ombra.

 

E allora oggi, in piedi su un pianerottolo con il mio caffè in mano in uno dei tanti momenti di pausa mi sono chiesta: era così che mi immaginavo otto anni fa, dentro ad uno stabile simile ma a migliaia di km di distanza?

Beh, la verità  che mi immaginavo molto simile a quello che sono adesso.

 

Sono qui, seduta sul mio divano, con la porta aperta sulla terrazza affacciata su un splendido tramonto svedese di sedici gradi, mentre aspetto l’uomo della mia vita che torna a casa da lavoro, sono qui seduta a scrivere sul mio computer che lui mi ha regalato, dopo aver trascorso una giornata a parlare “alla pari” con gente che otto anni fa mi avrebbe guardato dall’alto in basso, sono qui a sentirmi soddisfatta dopo ogni giorno di lavoro, sono qui a considerare che le strade che si prendono si possono solo immaginare ma non prevedere.

 

Penso che in fondo nella vita mi  andata bene, che ho fatto bene a fare quel periodo in Francia, in quel posto di lavoro magnifico, così simile a quell’edificio di oggi, ho fatto bene a fidarmi dell’uomo che ho conosciuto quella sera, ho fatto bene a scegliere sempre e puntualmente la strada più difficile…

perché questo è adesso il mio presente.

Devo smetterla di parlare di passato, non sono quello che ho fatto.

Sono quello che faccio e sarò quello che farò.

E’ ora di smetterla di crogiolarsi in scelte e posti che mi hanno formata ma che fanno parte di me al passato prossimo.

E’ ora di pensare al presente, coniugare i verbi al futuro semplice e smetterla con il condizionale.

 

*Qui

 

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4 thoughts on “Parce qu’ on ne sait jamais*

  1. sei molto più giovane (e determinata di me). se penso a quando avevo la tua età o al 2006, non sapevo dove volevo essere eccetera. e mi sono spesso lasciata trasportare dagli eventi eppure adesso sono nel posto in cui volevo essere. a volte la vita è anche una questione di culo 🙂

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  2. Eh…esercizio difficile non pensare al passato! Però in fondo ogni tanto è anche bello guardarsi indietro, non per avere rimpianti certo, ma per vedere quante diverse io si è state e capire fa dove è arrivata la io di oggi.
    Mi è piaciuto molto questo post!

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