Due anni in Svezia

Toh!

Un giorno vai di corsa all’aeroporto di Bergamo con un amico che sbaglia strada e ti sta per portare a Malpensa, e il giorno dopo ti svegli e sei in Svezia da due anni.

Due anni.

Se passa un altro mese e mezzo questo sarà il Paese in cui avrò abitato più a lungo (dopo l’Italia, naturalmente).

Un Paese a cui non avrei mai dato due lire, che non mi preoccupava, che non desideravo, un Paese della cui presenza o meno sulla carta geografica non mi era mai interessato.

 

Ed eccomi qua: due anni.

Perché la Svezia ti frega, tu non ci vuoi andare, poi conosci uno e finalmente è un italiano e tu dici: bene, questa volta rimango in Italia, faccio quella brava, mi trovo un lavoro qua e vivrò il resto della mia vita a sfornare torte, pizze e bambini e invece ti ritrovi al cinquantanovesimo parallelo a guardare fuori dalla finestra il ventotto Settembre e a dire: dai, poteva andare peggio.

La vita va così: cerchi di farle prendere la direzione che vuoi, sei convinta che le tue scelte e solo ed esclusivamente quelle determineranno il tuo futuro e invece ti trovi ad avere a che fare con tutte le conseguenze e le variabili.

 

 

E in fondo…

 

non è così male.

 

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10 thoughts on “Due anni in Svezia

    1. Com’è bella Copenaghen! Una delle mie città preferite! Anche qui il clima è ancora clemente, oggi c’è un sole ed un cielo splendido! Buona vacanza! Mi raccomando prenditi la bici e vai fino all’acquario! 🙂

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  1. Virginia, i tuoi post sono magnifici. Davvero. In poche parole sintetizzi pensieri che sono anche i miei, che forse sono quelli di tanti di noi randagi che un po’ lo sono perché lo volevano, ma che magari non pensavano che lo sarebbero rimasti, e a lungo.

    “Perché la Svezia ti frega, tu non ci vuoi andare, poi conosci uno e finalmente è un italiano e tu dici: bene, questa volta rimango in Italia, faccio quella brava, mi trovo un lavoro qua e vivrò il resto della mia vita a sfornare torte, pizze e bambini e invece ti ritrovi al cinquantanovesimo parallelo a guardare fuori dalla finestra il ventotto Settembre e a dire: dai, poteva andare peggio.”

    E io mi ritrovo a dire lo stesso in riva al fiume, guardando i tetti dei templi… Sono lontana da casa, eppure questo posto mi si confà, almeno per ora.

    Sono contenta perché era un po’ che non passavo, e mi sembri più contenta di qualche mese fa. Spero di non sbagliarmi. Spero che tu stia bene 🙂

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    1. Grazie!
      Sì, sono più contenta e di sicuro mi ha fatto bene viaggiare molto negli ultimi mesi ed ora avere un lavoro stabile in un posto pieno di persone positive…
      ma anche fa bene cambiare prospettiva ed iniziare a rendersi conto che siamo noi a rendere più piacevole o meno la vita che abbiamo, no?
      Ti abbraccio forte forte!

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      1. Assolutamente… In teoria lo sappiamo tutti che la cosa migliore da fare è fare del proprio meglio con le risorse o situazioni che abbiamo sottomano in quel momento. Altra cosa è riuscire a farlo veramente, specie quando si è lontani dal familiare, e dalle varie orecchie amiche che ci ascoltano nei nostri lamenti, no? Almeno finché non trovi NUOVE orecchie amiche, che magari all’inizio fai fatica ad aprirti, ma poi diventano amiche preziose pure loro.

        In ogni caso, ottimo se hai trovato un lavoro con un buon ambiente, e un po’ di stabilità. Il lavoro (oltre ad essere un fastidioso ostacolo che ci ferma dai nostri viaggi) per certi versi, oltre che darci da mangiare e pagare il nostro affitto, ha un potere stabilizzante che in certi momenti della vita serve. Specie se è un lavoro fisso e con una routine, e non quello sfarfalleggiare tra sette scuole e venti studenti al giorno che avevo da frilèns.

        Ti capisco bene e ricambio l’abbraccio 🙂

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  2. Ah, allora l’Orso di cui parli è italiano!
    Sì, la Svezia ti frega. Pure io sono arrivata qui per caso e sono ancora qui.
    5 anni a Gennaio.
    ARFGH

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      1. Ah, ora capisco perché viene denominato ‘Orso’! Anche io avevo un ragazzo così, tanti anni fa… aveva pure le braccia coperte di tatuaggi, i capelli lunghi biondo-scuro e il barbone. Un mito 🙂 Il mio ‘boy’ di ora è, invece, danese ed è… astemio!
        Così ora non posso farmi manco una birretta per paura di essere etichettata come alcolista. Sigh! (eh, mi fa la morale, il danese)

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