Italiani all’estero. Perché non sei come me?

Una cosa su cui mi ha fatto molto riflettere questo viaggio finito solo un mese fa – ma alcuni giorni mi sembra anni fa ed altri mi sembra di essere tornata ieri sera- è sul concetto di “italiani all’estero”.

E’ evidente che abitare in uno stesso posto non rende le persone uguali e neanche simili (pensa ai tuoi genitori, eppure hai abitato nella stessa casa per tanti anni… di sicuro non ti senti per niente “uguale”) eppure è una corrispondenza che nella nostra testa parte quasi automaticamente.

“Ah, anche tu sei italiano?”

In quell’ “anche” ci sono milioni di cose, di frasi non dette e lasciate sospese, di desideri condivisi e sembra quasi di essere cresciuti assieme.

Ecco, no.

No.

 

Ne ho conosciuti vari in questi anni, sepolti nei Paesi dove mi accingevo a vivere, spesso di passaggio, a volte ben radicati. Alcuni con accenti molto forti anche nelle lingue neolatine, così facili da imparare ed imitare. Altri puri avventurieri senza responsabilità e senza dimora,  a volte con gli occhi da schizzato, da persona che non ha un posto dove tornare e per quello non sta bene da nessuna parte e si adatta con poco, ma quel poco lo sta rovinando, altri convinti d’avercela fatta, alcuni con il rimpianto di “quello che avrebbe potuto essere”, altri con il rancore verso una società, delle istituzioni, un concetto di economia, un insieme di valori che fa sentire incompreso e poco accetto.

E anch’io, io stessa, sono passata attraverso varie fasi. Chi mi ha conosciuto in questi anni ha trovato una persona, un'”italiana” molto diversa. Forse per loro ho incarnato uno stereotipo, forse l’ho sconfessato.

Sono stata una orgogliosa, una che parlava dell’Italia come di un posto in cui faceva fatica a tornare e che provava ad integrarsi con ogni mezzo e scimmiottava le pronunce degli altri per vedere se sarebbe mai arrivato il momento in cui le avrebbero detto “ah, anche tu sei italiana? Non l’avrei mai detto!”.

Ma prima di essere quella orgogliosa di essersene andata, sono stata una desiderosa di andarsene. Un’ “italiana” che faceva spesso amicizia con stranieri, che non vedeva l’ora di parlare altre lingue anche se camminava per strade italiane, che provava cibi e frequentava ristoranti con cucine straniere. Sono stata un’italiana inquieta, con l’ansia e la voglia di “scappare”.

Ma ero ancora in Italia.

Chissà quelli che mi hanno conosciuto in quel periodo cos’avranno pensato. Mi avranno preso per una pazza o mi avranno capita?

E poi sono stata quella contenta d’avercela fatta, e poi sono tornata e me ne sono riandata.

Sono diventata insofferente. Sono diventata l'”italiana” che giudica, che evita gli altri “italiani all’estero”, che evita “i bar frequentati da italiani”, “le scuole frequentate da italiani”, “i ristoranti che sembra di stare in Italia”, “gli altri italiani”.

Ma soprattutto quella che giudica. Sono stata per un lungo periodo a considerarmi “brava”, a dirmi che io sì che ce l’avevo fatta ad andarmene ed a considerare tutti degni o non degni in base al mio metro di paragone personale: come avevo fatto io andava bene, come hai fatto tu… no.

E nel “fare bene” includevo una parte di fatica, di pena, di sorda e inscalfibile nostalgia, di inarrivabili traguardi solo sognati che spingevano avanti, di sogni di altri Paesi “migliori”, con gente “più buona”, “più spontanea”, “meno paranoica”, “più civile”…

E ovviamente tutti “gli italiani” all’estero che non avevano fatto come me, che non la pensavano come me… mi dovevano stare alla larga.

Chissà cosa avranno pensato quelli che mi hanno conosciuta in quel periodo? Mi avranno considerata una saccente, una presuntuosa, o peggio… un’ingrata.

Poi sono tornata.

Sono tornata in Italia. E sentivo la mancanza dei posti dove ero stata prima, mi mancavano e non mi sentivo “a casa”, eppure l’ambiente, la lingua, le persone, tutto mi diceva che ero già “ambientata”. Ed invece io mi sentivo “spaesata”, nel vero senso del termine, di quella che il Paese non ce l’ha più. S- paesata. Senza Paese.

E poco a poco mi sono integrata di nuovo.

Ho scoperto l’Italia.

No, non è vero: ho riscoperto i miei amici e ho iniziato ad apprezzare certi luoghi che davo per scontati o ho iniziato a scoprirne di nuovi e ad innamorarmene.

Ho conosciuto delle persone che mi sono piaciute. Anche senza aver cambiato Paese.

Eppure quello era il mio metro di paragone prima. Altrimenti eri un fallito, uno che “non c’aveva provato”, uno che “aveva preferito la vita facile”, uno che “si era accontentato”.

E ho scoperto che non era vero, che si poteva essere intelligenti e svegli senza per forza essere partiti allo sbaraglio, aver sofferto a cercare lavoro, aver imparato a forza una lingua nuova.

Ecco, io prima consideravo “valore” essersi misurati con l'”impresa” di vivere all’estero.

Ora, dopo due anni di Svezia e questo piccolo viaggetto dove la gente sta a testa in giù, con tutta la gente che ho conosciuto che ha lasciato l’Italia io… non lo vedo più come un valore assoluto.

 

La gente è diversa, e chi si sposta lo fa spinta dai motivi più disparati.

Non sono tutti come me.

Ma questo non me li rende incomprensibili, come invece succedeva un tempo.

Quello di cui però mi sono accorta è che io risulto spesso incomprensibile a loro.

 

Ho conosciuto italiani come ero io: arrogante, presuntuosa e convinta di essere l’unica ad aver fatto la cosa giusta. Pronta alla catechesi continua.

E lì lo capisci: “Ah, siete italiani?”

“Sì.”

“In viaggio di nozze?”

“No.”

“E che ci fate qui?”

“Un giro”

“Eh, si sta male in Italia adesso vero?”

“Uhm, non so, veramente non abbiamo seguito ultimamente…”

“Ma come? C’è il freddo/ il caldo/ le elezioni / la rava / la fava!? Come fate a non saperne niente?”

“Beh,  da un po’ che non abitiamo più lì”

“E dove abitate!?”

“In Svezia”

“Ah beh, si sta bene in Svezia vero? Fa freddo?”

 

E puntualmente a me giravano le scatole.

E dentro di me usciva quella presuntuosa di un tempo: “ma cosa ci sei venuto a fare dall’altra parte del mondo se non apri i tuoi orizzonti? Ma che ti sposti a fare se continui a ragionare con i luoghi comuni della provincia? Ma che domande sono?”.

Poi un po’ mi calmavo, proprio perché il fatto di avere lo stesso passaporto non è indice di un bel niente! Solo di una lingua comune e qualche nozione imparata a scuola e qualche momento collettivo condiviso.

Non vuol dire che abbiamo gli stessi ideali, gli stessi sogni e neanche la stessa conoscenza del mondo.

 

Ma anche se mi dicevo così, dentro di me sentivo una certa delusione.

Perché torna quella me di un tempo e urla: “tu sei come me! Tu sei uscito come me!”

 

 

 

Però subito dopo si chiede, abbassando la voce: “Perché non sei come me?”

 

 

Ma forse la domanda giusta è: “Perchè non sono come te?”

Annunci

2 pensieri su “Italiani all’estero. Perché non sei come me?

  1. Bia ha detto:

    Ti ho letta tutta d’un fiato. Complimenti per la tua umiltà e per la tua auto-analisi e per la tua consapevolezza. Estero o no, espatriata o no, hai scritto un post epocale 🙂
    Ed è servito anche a me, che sono un’italiana che vive in Italia ma vorrebbe essere altrove (e perché non lo fai? bla bla bla). 😉

    Liked by 1 persona

    • virginiamanda ha detto:

      Grazie Bia per questo bellissimo commento!
      Purtroppo è un argomento che mi pungola e quando finisco di scrivere un post a riguardo me ne verrebbe subito un altro!
      A volte, non serve partire.
      Ma secondo me, nel mondo in cui siamo, nella nostra generazione, “partire” è la scusante, il pretesto che ci vuole per poter poi dire determinate cose sulla realtà italiana.
      Anche se si pensavano da prima… 😉

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...