Is your sky full of stars?

Negli ultimi giorni sono successe varie cose che mi hanno fatto riflettere sulle domande di sempre: dove sto andando? Cosa sto facendo? Mi rende felice?

E si lo so, grazie tante, queste domande se le fa chiunque da quando compra il primo libro da solo un pomeriggio della prima liceo fino a quando qualcun’altro gli chiude gli occhi e gli mette un rosario tra le mani.

Sono successe queste cose:

– ho firmato un pre-indeterminato (sei mesi di prova che se vanno bene si trasformano in indeterminato)
– dopo dieci giorno di lavoro il capo mi ha chiesto di diventare la responsabile del mio dipartimento
– l’Orso è partito e starà lontano per un po’
– una sera, prima che partisse, ho deciso solo perché sono passata con la metro da una stazione che mi ha ricordato che c’è un posto dove si mangia bene che quella sera sarei andata a cena lì, ho avvisato l’Orso all’ultimo momento, e mentre lui mi raggiungeva ho trovato per caso un collega sul marciapiede che si stava fumando una sigaretta fuori da un pub e gli ho detto “birra?” e ci siamo ritrovati a ridere io unica donna, Orso collega 1 e altri due in un pomeriggio infrasettimanale improvvisato. Li abbiamo salutati, siamo andati a cena e alla fine ci hanno offerto due spumantini, così, solo perché si ricordavano di noi. E ho pensato che era da tanto che in Svezia non provavo una serata “spontanea”. E mi è piaciuta.
– ho iniziato il nuovo lavoro senza troppe ansie. Mi sveglio contenta. Di andare a lavorare. Ripeto: mi sveglio contenta. Di andare a lavorare.
– Prima mettevo la sveglia all’ultimo minuto disponibile per poi saltare in piedi, vestirmi di fretta, uscire di corsa. Ora la metto due ore prima, mi sveglio con calma, faccio la doccia, preparo la colazione senza stress, mi vesto, mi faccio carina ed esco. Senza correre. E lo apprezzo tantissimo, per tutto il giorno.
– Papà è andato in Spagna a trovare mio fratello. In questo momento la mamma non poteva andare. Papà è partito, è stato via una settimana. E si sono sentiti tutte le sere su Skype. Come gli universitari fuori sede al primo anno che hanno la fidanzata lontana. Uguali. Solo che sono sposati da trentacinque anni.
Quanta tenerezza?
– Sono passati tre anni da quando quel giorno all’aeroporto sono andata a prenderlo a sorpresa e agli arrivi mi ha abbracciata e mi ha sussurrato:”vuoi stare con me?” “Sì?” “Sì?” però con un sacco di doppie
– Mi sento di aver accumulato energia positiva in questi mesi di posti bellissimi, sole, aerei e abbracci. Mi sento che riesco a sprigionarne un po’ ogni mattina

Domenica mattina quando l’Orso è partito sono rimasta a letto e all’improvviso mi è salita l’apprensione, la preoccupazione di essere ormai prossima a una di quelle considerate “tappe” nella vita: i trenta.

Lo so che quando compirò trenta non cambierà niente, il giorno dopo sarò sempre la stessa. Però mi chiedo: devo iniziare a farmi le domande? Devo chiedermi dove sto andando – cosa sto facendo – mi rende felice e rispondermi “onestamente”.
Vediamo se ci riesco.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...