Si parte si parte allegre ragazze si parte*

 

Allora, domani mattina sarò all’aeroporto.

Mi aspettano frementi ventisei ore di viaggio, con sosta di sgranchimento gambe in Qatar (battutone delle mie amiche sulla possibilità di contrarre raffreddore grazie al muco che il nome del Paese lascia intendere essere presente in notevoli quantità).

Tutto sommato non mi va così male, in fondo sono cinque mesi che non faccio niente (beh insomma, ho lavoricchiato, ho viaggiucchiato, ma non è che proprio mi sono spesa come facevo prima – ed infatti ho una pelle splendida -) (omaggi ai primi anni dieci che si sprecano in questo post) (chissà se quando ero al mio primo Sherwood davanti a questi semisconosciuti Afterhours che ci cantavano davanti e noi eravamo in prima fila e dietro c’erano tre che cantavano le loro canzoni e forse un po’ ci detestavano perché effettivamente anche noi ci vergognavamo di essere così esposte senza sapere neanche una canzone e dopo un anno le sapevamo tutte ed eravamo noi quelle che facevano la parte “delle uniche che cantavano”) (per dire quanti anni sono passati, certo pochi nell’economia di una vita, ma abbastanza per trovare su Google gente che pensa che questa sia una canzone dei Subsonica) (anche loro ormai “leggermente” imbolsiti, – e stempiati, e impanziti – tanto per ricordarci che il tempo passa anche se a noi non sembra)  e ventisei ore più a non fare nulla non mi sembreranno poi tutta questa enormità.

 

Questo è il mio primo viaggio “così distante” (come dice la mia mamma) e ne sento un po’ l’importanza.

E’ vero, parto con il mio Orsacchiotto ma viaggiare un mese insieme per lande sconosciute a parecchi km da casa (per la gioia di tutti i club members millemiglia a cui mi sono affiliata nell’ultimo mese) è comunque una scommessa.

Magari succederà come a Cipro, che dopo avergli suggerito la prima rotatoria in senso inverso a quello praticato a Cipro (sì, a Cipro si guida dall’altra parte, come in Australia, ma a Cipro sono così adorabilmente gentili da aver colorato di rosso tutte le targhe delle macchine a noleggio, così il residente vede targa rossa e lo sa che il povero turista imbecille non è che non sappia guidare, è che deve ancora distinguere la destra dalla sinistra, e quindi rallenta e non impreca – o magari sì, ma solo internamente-)  ed aver quindi rischiato un incidente i primi cinque minuti dopo essere atterrati a Cipro, ho deciso di restarmene in silenzio per il resto del viaggio.

C’è inoltre da dire che io sono donna di molte virtù (come ampiamente descritto nelle mie lettere di presentazione) ma ammetto di avere due difetti in particolare che risultano notevolmente noiosi per chi si trova ad avere a che fare con me.

Primo difetto noioso: non so leggere l’ora.

Lo so, che fatica è, si impara fin da piccoli. Bravi. Voi avete imparato da piccoli.

Io da piccola facevo fatica e come tutte le cose che non mi riescono al primo colpo (tipo : OGNI sport) rinuncio da subito e passo a fare altre cose che mi danno più soddisfazione.

So leggere l’ora ma non lo so fare in contemporanea con altre attività. Mi devo fermare, concentrare e dopo qualche secondo sì, ho capito che ore sono.

Questo di per sé è un difetto da nulla, ma abbinato ad una che è una ritardataria cronica e che non porta orologi per pura civetteria (non mi piacciono, mi ricordano il tempo che passa) finisce per non risultare così tanto “da nulla”. (“Ma come? Ma perché sei arrivata così tardi!? Ma non hai visto l’ora!?” – Occhioni sgranati e risposta sincera: “Naturalmente no”) (Sì, ci sono voci che l’Orsetto sia sulla strada della beatificazione ma al momento sono solo voci)

 

Secondo difetto noioso: non so distinguere la destra dalla sinistra.

Sì lo so, riparte la tiritera: “ma come, ma cosa , ma dai, lo insegnano alle elementari” etc etc etc per arrivare fino a “ma allora come hai fatto a prendere la patente?”. E infatti io la patente l’ho presa dopo ottantotto guide (dico ottantotto non per dire un numero alto a caso, ma perché furono VERAMENTE ottantotto) (dopo che ho preso la patente io l’autoscuola si è ingrandita ed ha comprato un parco auto nuovo) (e non mi stupirei se entrando trovaste una targa in ottone alla mia memoria). Per capire quale sia la destra devo iniziare a scrivere nell’aria e dopo un po’ so che quella è la destra (stavo per imparare a scrivere con la sinistra ma ho smesso subito, altrimenti ora avrei gli emisferi cerebrali accatastati dal troppo sforzo). E qui veniamo quindi anche al terzo difetto noioso: non so guidare.

E’ pur sempre vero che una che per capire che per svoltare a destra deve staccare la mano dal volante e mettersi a scrivere non  di per sé una gran sicurezza di comportamento stradale adeguato, ma proprio non so guidare. La mia patente giace insieme agli amori finiti e agli amici delle elementari e alla mia capretta Charlie, tra le cose che avrebbero potuto essere, ma non furono.

Nella vita una deve rendersi conto dei propri limiti.

Oh, ho un sacco di qualità e di talenti eh! So fare i biscotti e lo spritz per esempio! (E pure berlo!)

Ma in Australia con le millecinquecento ore di fuso orario (e io che non so leggere l’ora) e una macchina a noleggio (e io che non so distinguere la destra dalla sinistra – quindi non posso dare indicazioni) (e non so guidare – quindi non posso sostituire il conducente-) temo per la resistenza e la pazienza e i nervi dell’Orsacchiotto.

C’è anche da dire che io avevo proposto di muoverci con i mezzi pubblici ma l’Uomo ma decretato che duemilaseicento chilometri passando magari per dove i tram non vanno avanti più (citazioni di un certo livello) non erano fattibili sperando in Inshallah un mezzo che ci porti avanti.

Il 31 Luglio dobbiamo essere a Sydney (occhei che il visto ci dura un anno, ma si dovrebbe pure andare a lavorare prima o poi) (per me più poi che prima, non so se si era capito)(ma comunque…) quindi è meglio la macchina.

Per questo viaggio ero partita con le migliori intenzioni, non come per tutti gli altri (“massì, andiamo a Skopije!” E perché? Cosa c’è a Skopije da vedere? “Mah, non so, ma ho incontrato uno una volta su un treno per Prato che diceva che era molto bella!”) che parto super disorganizzata e che al confine della Serbia mi guardo intorno al controllo passaporti e mi chiedo: ma ci voleva il visto? (La Serbia doveva ancora entrare nello Shengen bianco), no no, stavolta sono stata coscienziosa: due anni fa ho regalato una guida dell’Australia all’Orso, perché era da tanto che voleva andarci.

Due mesi fa ne ho comprate altre due, per sicurezza.

Ho fatto un sacco di liste, ne ho scritto qui etc etc.

Insomma, non ne ho letta neanche una.

Ieri sera l’Orso mi interrogava e io mi sentivo come all’esame di Storia Romana quando ti chiedono Gioviano e la sua politica estera… insomma, queste ventisei ore di viaggio le userò per studiare la guida.

 

Dai dai dai dai dai. Andrà bene.

 

 

(Speriamo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* Si parte e non si torna più

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3 thoughts on “Si parte si parte allegre ragazze si parte*

  1. Ma se abolissimo destra e sinistra a favore di un perentorio “di qua” e “di là”? Magari coadiuvato da una manina che simula la svolta?
    Io credo che il mondo sarebbe un posto migliore.

    Mi piace

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