It’s a free ride (when you’ve already paid)

In questi giorni mi sono ritrovata a pensare molto e a parlare poco.

E’ una condizione in cui mi trovo da circa due, tre anni (forse quattro in realtà).

Il primo anno per volontà, mi sembrava (in modo adolescenziale, ovvio) che “nessuno mi capisse”.

Mi sembrava di ripetere sempre le stesse cose.

Anche alle amiche più care, anche a chi avrebbe dovuto capirmi.

Il fatto è che quando dici che stai riflettendo e quando parli di temi importanti spesso le persone ti guardano come se fossi un cretino. Rimangono stupite, ma, in fondo, è abbastanza normale.

Nessuno ti chiede di uscire, nessuno si prende un caffé con te per sentire parlare di felicità, di pace o di amore (quello vero, non l’ultima storia che hai avuto).

E’ inusuale, e alla fine non è colpa di nessuno: non è che “io sono meglio” e loro “sono peggio”, è semplicemente che mette in imbarazzo parlare di cose profonde.

Ci sono argomenti privati di cui si parla solo con gli amici intimi, però se ne parla. Sono i fatti personali che succedono che ti sconvolgono, fatti decodificati perché capitano anche ad altri e li vedi nei film e li leggi nei romanzi: innamorarsi, lasciarsi, sposarsi, separarsi, divorziare.

Di questi fatti grandi ma piccoli se ne parla e si è abituati a parlare.

Ma davanti ad una che ti dice “sono tornata perché non ero felice” non hai tanto da dire. Non sei abituato a ribattere, non è comune fare un ragionamento sensato e che parta veramente dai tuoi pensieri, dal tuo vissuto e dalle tue riflessioni.

E’ molto meglio dire: “sono tornata perché mi sono lasciata con il fidanzato, sono tornata perché non sto bene, sono tornata perché con il lavoro è andata male…” questi sono dati che sappiamo elaborare.

Ma non è colpa di nessuno, non sto dando un giudizio. Solo che questo non riuscire a trovare un piano comune che non fosse banale per parlarne mi ha portato ad allontanarmi dalle persone e a stare molto da sola.

Non ne ho sofferto, all’inizio, era una scelta voluta.

Ho pensato che c’entrasse anche l’età: succede che non esci più con la compagnia di quaranta persone, ognuno ha sempre meno tempo…. eccetera eccetera.

Poi è successo il fatto della Svezia ed è diventato evidente.

Passo sempre meno tempo con gli altri.

E’ molto positivo da un certo punto di vista: ogni volta che mi capita un’emozione ed è condivisa con qualcuno, è come se fosse decuplicata, mi avvolge e la assaporo per bene.

Questo post l’avevo iniziato per raccontare una storia, di una persona che ho conosciuto negli ultimi mesi, mi sembrava se ne potessero trarre delle riflessioni interessanti.

Però forse avevo più urgenza di guardarmi e capire cosa faccio per riprendere le forze e andare avanti.

Oggi è una bella giornata di sole, passa un aereo sopra la mia testa e tra una settimana sono da quelle amiche che ho tanto trascurato negli ultimi anni.

C’è sempre un inizio, fosse anche solo nella nuova giornata che comincia.

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4 pensieri su “It’s a free ride (when you’ve already paid)

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