La “s-comfort zone”: can you deal with it?

Sono giorni strani.

Succedono cose nuove, mi devo abituare ad organizzare le giornate in modo diverso, e devo iniziare a fidarmi un po’ di più.

Forse è ora di uscire dalla tana, iniziare a fare pace con le cose che ho attorno.

Lo scambio, la condivisione… non si cresce anche da lì?

Non devo aspettare di essere altrove, perché sono già in un altrove.

Mi devo abituare a questo altrove.

Questo altrove non farà mai niente per piacermi, mi sembra chiaro ormai dopo un anno e otto mesi.

Ci sono dei timidi segnali di speranza, e me li devo far bastare.

Lamentarmi non serve, bisogna alzare il di dietro e muoversi.

E so di aver infilato banalità, una dietro l’altra in questo posto bianco ma non fatto di carta che si chiama blog e che mi permette di trovarmi, di ritrovarmi ma che forse anche per quello mi tiene troppo ancorata a certe idee ed immagini di me che forse non corrispondono.

Si dice sempre un po’, non si dice mai tutto, perché a dirlo, il tutto poi succede che si realizza, che è evidente, che diventa reale e concreto e no, qua fa paura la concretezza.

Una ragazza che conoscevo e che veniva spesso a casa mia in quanto amica di mia sorella nei tempi in cui abitavamo ancora nella stessa casa aveva frequentato dopo le superiori un corso professionalizzante. Di quelli che una volta si chiamavano “lauree brevi” e questa nomenclatura era pronunciata con sdegno da chi invece “si massacrava” coi libri e coi tomi e coi professori austeri che ti tiravano il libretto in faccia. (Sì, in Italia abbiamo sempre avuto un problema con la differenza tra autorevolezza e autoritarismo: in linea di massima vince sempre il secondo nel dubbio)

La laurea breve o veloce, o insomma come si potrebbe dire ora senza far cadere le braccia a nessuno: triennale , le aveva permesso di iniziare a lavorare subito dopo.

Dopo pochissimo tempo passato a lavorare con qualche contrattino trimestrale rinnovabile  (ora mi sembra pochissimo, abituata alle lentezze del mondo del lavoro, ma forse dieci, otto anni fa un anno o più passato a contratti a scadenza rinnovabili non era così poco) le propongono un contratto a tempo indeterminato.

Beh, il “sogno” piccolo di chiunque: appena laureato, un anno o poco più di esperienza e toh, l’indeterminato per il posto di lavoro a cui ambivi.

Da accettare senza passare dal via.

Insomma, lei non lo accettò.

E perché? Perché, disse, “era troppo abituata a fare la precaria senza certezze ed in fondo” aveva scoperto “le piaceva pure”.

Ecco.

Uscire dalla propria “comfort zone” è accettare qualcosa che ti dia più “comfort” o rimanere per sempre in una “s-comfort zone” dove però conosci tutto e alla fine ti ci senti a tua agio?

L’ex-collega israeliana mi ha detto venerdì: “se tornassi in Israele la vita non sarebbe più facile. Anzi. Non mi illudo che tornando sia più facile o meglio di qui. But it’s my own shit and I can deal with it”

Annunci

4 pensieri su “La “s-comfort zone”: can you deal with it?

    • virginiamanda ha detto:

      Ah ah! Ma va! Il blog non si chiude! Potrò postare di meno o meno bene ma il blog non si chiude!
      Ci sono troppo affezionata e poi mi serve per capirmi…
      però senti da che pulpito! Sei tu che stai mancando alla blogosfera! Ti centellini! 🙂

      Mi piace

  1. verbasequentur ha detto:

    Ho un’amica che “da giovane” era come la tua. E’ molto brava nel suo lavoro, le hanno offerto più di un posto e lei li ha sempre rifiutati, non perché guadagnasse di più da free lance (guadagnava meno), ma perché “lo stesso ogni giorno, otto ore in ufficio, potrei morire”. Il problema della comfort zone – specie rapportata al lavoro – è che cambia insieme a te, e quindi anche il suo contrario non resta uguale. Nello specifico, la botta di vita che ti viene dal non avere orari a 25 anni diventa la mazzata terrificante di non aver certezze di alcun genere a 35.
    In mia umilissima opinione “è meglio il diavolo che conosci” va bene solo finché devi scegliere tra due mali. Se ad un certo punto qualcuno ti offre qualche cosa che razionalmente sai essere più sensato, restare nella s-comfort zone non ha punti a favore.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...