Come quando fuori piove*

Insomma, mi sono messa a dieta.

Che uno dice, non ti bastava la pioggia, il freddo, la disoccupazione e la depressione?

Evidentemente no, non mi bastava; e poi io sono una persona positiva, so che ce la posso fare.

Quindi ho iniziato ad occuparmi le giornate in attività del tutto sconosciute come il peso degli alimenti sulla bilancia.

Cioè voi lo sapevate che la pagnottina di pane integrale minuscola che potresti chiudere in un pugno pesa ben 56 grammi? Cinquantasei.

E questo che vuol dire? Pensano gli altri.

Io no, io invece ci devo pensare perché per me cinquantasei grammi di pane integrale son ventisei grammi in più di quelli che mi sono concessi per pranzo.

Sia chiaro, io non sono una fissata del peso.

Sono anni che vivo senza una bilancia. Pesapersone intendo, manco sapevo dell’esistenza della bilancia pesa alimenti fino a un mese fa!

L’unico ricordo di bilancia usata in cucina è quella di mamma bianca con la lancetta che usava quando faceva la pasta fatta a mano quand’ero piccola.

Ora sa tutte le dosi a memoria, va a occhio e sono anni che non gliela vedo più usare.

Quand’ero piccola mangiavo, mangiavo e mangiavo.

Ma mica per (come sono sicura che la psicologia spicciola da asporto dei nostri tempi porta subito a pensare) per “compensare carenze affettive”. A me piaceva mangiare.

In salotto dai miei ci sono le foto di noi tre figli da piccoli.

Mia sorella, è minuscola nella sua immensa frangetta a due/tre anni in braccio a mia mamma che indossa un vestito estivo  splendido bianco, con uno scialle bianco sopra e i capelli neri e ricci al vento. (Sì, mia mamma è sempre stata bellissima, per fortuna sua, però, non nostra, visto che la sua candida bellezza è passata in parti uguali a me e a mia sorella, a me i capelli ricci e a mia sorella la magrezza. Ma si poteva fare che una delle due era bella intera invece di essere due belle a metà? Dico io) Mia sorella in quella foto sorride spavaldissima nei suoi tre anni in braccio a mamma.

Mio fratello è ritratto sul divano di zia alla festa della befana. C’è lui con un super sorrisone sdentato (aveva appena perso il dente davanti e c’ha questo sorriso a quindici denti simpaticissimo) e tutta la baldanza dei suoi tre anni, seduto sul divano tutto felice con i suoi regali nuovi e mia zia a fianco vestita da befana (zia, però anche tu… poi come ti fai ricordare dalla gente, eh!? Un po’ te la cerchi, con affetto, sia) . Circondato da regali e da affetto mio fratello è un bambino sereno e sorridente.

E poi c’è la mia foto.

In piedi, davanti a casa di nonna, con i capelli ancora biondi e i boccoli come avevo fino ad otto anni, in una improbabile tuta fucsia (ma erano gli anni ottanta, primi anni novanta, non ci si andava troppo per il sottile con i colori impresentabili) con un sorrisone a tutta pagina e cos’ho?

Cosa mi distingue?

Mia sorella ha mia mamma, mio fratello ha mia zia… e io?

 

Io ho uno splendido paninazzo al salame in mano.

 

Cioè con tutte le foto simpatiche che puoi fare ad una bambina bella come ero io da piccola (poi con l’età ci si corrompe, ma da piccola, un fiorellino proprio), con la famiglia numerosissima che abbiamo, con le feste che facevamo ogni mese, cioè l’unico momento che ti viene in mente d’incorniciare sono io con un panino.

Probabilmente il mio migliore amico dell’infanzia, niente da dire.

C’è stato un periodo in cui ero piccolissima, dai tre, quattro anni credo che ogni estate andavo in montagna con mamma. Mamma faceva la cuoca per i camposcuola e io, troppo piccola per fare la partecipante e poco ingombrante (mi piaceva andare a raccogliere i fiori e cambiarmi vestito cinque volte al giorno, insomma, rompevo veramente poco per essere una bambina di quell’età) mi godevo la vacanza.

Alla merenda tutti i ragazzini agguantavano con voluttà il panino alla nutella e io… eh, e io chiedevo il panino con il salame.

Cioè, sì, rompevo poco, ma anche da piccola avevo le mie priorità.

Sane ed inviolabili.

 

Questa settimana stavo facendo colazione (con due fette biscottate e un cucchiaino di zucchero nel caffè, come prevede la dieta) e mi hanno telefonato.

Ho alzato il sopracciglio e ho visto che il numero non era riconosciuto dalla mia rubrica (e visto che ho appena cambiato telefono la cosa succede abbastanza spesso) e ho continuato a fare colazione.

Perché nella vita una deve avere dei principi, dei valori morali su cui non transige.

Uno cresce, cambia, prende direzioni strane, fa inversioni a u, sospende il giudizio, impara nuovi punti di vista, ritratta ma soprattutto scende a compromessi, è impossibile rimanere puri nella propria coerenza.

Non è un male, si tratta del normale processo di crescita, poi ci si riguarda indietro e si sorride di certe posizioni radicali che si assumevano senza voler sentire ragioni, di certe critiche spietate e di certi impuntamenti inamovibili. Si cresce, si matura, si cambia.

Ma nella vita uno deve avere dei capisaldi, dei valori fissi, magari pochi, magari uno solo, su cui non è disposto a scendere a patti e ad accettare compromessi.

 

Il mio è che quando faccio colazione non voglio che mi si rompano i cogl*oni.

 

Oh là.

(E tanti altri, ovviamente)

Comunque il mio pensiero è: se mi vogliono, se hanno bisogno di me per qualcosa di urgente e necessario, allora mi mandano una mail.

Se è qualcuno di importante per me allora ho il numero salvato in rubrica.

Sennò, pazienza.

 

E quindi, dopo aver fatto colazione accendo il pc, controllo le mail, ed ecco svelato il mistero.

A colazione volevano offrirmi un lavoro.

E così  è stato: m’hanno offerto un lavoro.

 

Quindi visto che nonostante il freddo, la pioggia e la dieta le cose belle succedono?

 

(Ora finalmente posso usare il periodo di disoccupazione che mi rimane per elaborare il prossimo viaggio, che sarà uno di quei viaggioni da quattro settimane, uno di quei viaggioni “di una vita” di quelli che parti e quando torni o ti lasci o… boh, però ci siamo capiti, anzi capite)

 

 

* Io avevo pensato a questa, ma poi Youtube mi ha proposto questa, che non conoscevo ma che trovo davvero adatta, e pure questa

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3 pensieri su “Come quando fuori piove*

  1. Frou Svedese ha detto:

    Che bella la tua famiglia! La descrizione in questo post è così reale che mi sembra quasi di vederle quelle foto. E pace se nella tua c’è il panino con il salame. Ci sono cose che per noi italiani che sono imprescindibili: il cibo e la famiglia (evviva i clichè!). Anche nelle foto!
    In bocca al lupo per il lavoro e soprattutto per il viaggio.

    Mi piace

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