Domani sera. Affatto.

Domani sera torno in Svezia.

Ho tante paure su questo passaggio in terra svedese.

E sono persino stanca di ripetermele, in un giorno qualunque in una casa da single a Milano che non è mia e mia non lo sarà mai (nonostante le cose che lasci, riprenda e ri-lasci qui tutte le volte che passo ormai da quasi quattro anni) mentre alla televisione c’è l’ennesimo telefilm americano doppiato in modo comico dalle solite stesse voci, con uno schermo bianco qui davanti da riempire diq uello che penso e che non esce, visto che ormai troppa gente legge e troppo alto è il livello di filtri che devo inserire.

Ma chi se ne frega, questo è il punto. Domani torno a vivere in un posto che non amo, dove sì, ho persone con cui mi fa piacere uscire e ho sì, lavori che mi fa piacere svolgere e ho sì, libri che mi fa piacere leggere e sentieri che mi fa piacere calpestare nei giorni di sole ma non è un posto in cui mi senta a mio agio.

Dicono che per stare bene bisogna dimostrare a se stessi di saper uscire dalla propria comfort zone e io ieri l’ho fatto, per esempio. Mi hanno messo in braccio un bambino.

Io non ho mai preso in braccio bambini veri, vivi.

E questo non perché io sia particolarmente misantropa (insegno a gente che non supera il metro la maggior parte dell’anno scolastico) (e mi diverte pure) ma perché temo di fargli male.

Mi spaventa prendere in braccio qualcuno che se cade non se ne rende conto e non è in grado di attutire la caduta.

Negli ultimi mesi sono nati molti bambini tra i miei amici e conoscenti.

Ho evitato finché ho potuto e ieri l’ho confessato: no, non lo prendo in braccio, non ho mai preso in braccio un bambino. Non sono capace.

E’ vero, io dico sempre così: non sono capace. Per le cose che non ho mai fatto io dico così: non sono capace.

 

Eppure a me sembra di essere uscita parecchio dalla mia comfort zone, sono andata ad abitare in un Paese che non fa niente per piacermi.

Sono andata a prendere uno all’aeroporto e dopo qualche mese mettevo in fila i reggiseni in una casa. Di tutti e due. (La casa, non i reggiseni).

Però ora sono stanca di uscire dalla mia comfort zone.

Voglio una comfort zone in cui io sto bene o almeno prevedo di stare bene o almeno faccio quello che credo che mi farà stare bene. E non voglio tentennamenti, non voglio mezze frasi, non voglio dover dare mezzi ultimatum, non voglio dover rispondere all’idea di me che mi sono costruita con i miti dell’adolescenza, voglio certezze, voglio sicurezze, voglio gente che si prenda le sue responsabilità.

E anche se sembra un discorso insensato per me non lo è affatto.

Affatto.

 

 

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6 pensieri su “Domani sera. Affatto.

  1. groupiedoll ha detto:

    Ovviamente non posso sapere a cosa tu ti riferisca di preciso, ma le tue parole mi hanno fatto pensare tantissimo ad una mia situazione per la quale sono perfette.
    Ecco, io questo lo chiamo saper scrivere.
    Quindi solidarietà per la tua situazione che in certe cose sembra simile alla mia!

    Mi piace

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