Decidi tu per me

Sono nel bel mezzo di una decisione.

(Ah, per la cronaca, il viaggio è andato benissimo, l’orsacchiotto era super contento – e voglio vedere! Quando gli ricapita una fidanzata che lo coccola così? Mai, la risposta è mai, visto che dopo di me non crescerà più l’erba- la città meravigliosa come sempre, e anche se il cielo è stato un po’ grigietto i primi giorni ci ha regalato venticinque gradi e il sole, abbiamo fatto tutte le cose romantiche che potevamo -no, ci manca l’Opera, ma dopo la giornata alle terme con massaggio deluxe di un’ora ascoltare l’orchestra sinfonica per due ore non ci è sembrato effettivamente il momento adeguato per apprezzarla al meglio (quindi ci torneremo, mi pare evidente! Non ho neanche potuto mettere i miei bellissimi stivali portati apposta) (sì lo so, all’Opera non si va con gli stivali, si va con le décolletté, ma questo lo dite solo perchè non avete mai visto i miei bellissimi stivali, invidiosi che non siete altro) – tipo la cena in battello, la giornata alle terme, il massaggio romantico, la bottiglia in camera e tutte le cose sbudriose che ci venivano in mente tipo il giro -e acquisti- quimangiato in ogni bancarella che proponesse carnazza, girato per i bar più malfamati e magnato e bevuto tutto quello che ci capitava a tiro… insomma, pieni, innamorati e soddisfatti – beh innamorati lo eravamo anche prima di partire! Ed ora non ho nessunissimissima voglia di andare in Spagna lunedì e ri-abbandonarlo per un’altra settimana. Uff, che complicazione questa di essere innamorati)

La decisione consiste in (facciamola breve ed usiamo termini generici e comprensibili):

a) continuo a  fare quello che faccio, ogni tanto quando il tempo me lo permette faccio un corso di specializzazione, un master magari, e continuo a professionalizzarmi in modo diciamo “artigianale”, a seconda delle esigenze di approfondimento che sento in quello specifico momento.

Questa scelta non richiede pianificazione ed è compatibile con gli spostamenti. Inoltre, nel breve periodo mi permette di guadagnare (non male).

 

b) mi iscrivo ad un corso universitario qui, per il quale un giorno quando lo finirò (tra tre anni) avrò porte aperte ovunque, anche in altri Paesi.

Questa opzione implica non lavorare o lavorare poco per i prossimi anni (che potrebbe anche non essere un problema, con la mia voglia di lavorare poi, no dai scherzo, in generale diciamo che potrebbe non essere un grosso problema) ma soprattutto implica NON SPOSTARSI da qui per i prossimi tre anni.

Il gioco vale la candela?

Fare questo corso mi permetterebbe un lavoro non meglio retribuito (sempre quelle cifre stiamo, anzi, forse nell’opzione “A” guadagnerei di più, ma veramente non è questo il conto che mi interessa) (non ora almeno, che non ho una famiglia a cui pensare e che poche centinaia di euro in più non cambiano il mio tenore di vita – sì, a me per vivere basta molto poco, non soffro di dipendenze e l’unica spesa che ho sono i viaggi, spesa che però riesco sempre a tenere relativamente bassa-) ma continuativo e “forse” (dico forse ma dovrebbe effettivamente essere così) meno stressante. Diciamo che con quello che faccio ora (opzione “a”) è come lavorare in proprio: io decido, io pianifico, io mi godo i frutti o mi prendo le mazzate, con l’opzione “b” io passo ad essere una dipendente, creativa quanto vuoi, ma che viaggia su un binario deciso da altri. Significa meno stress e meno ansia.

E di questi tempi, non è poco.

 

Per come le ho poste mi rendo conto che chiunque mi direbbe “ci stai ancora a pensare? E’ evidente che la scelta giusta è la A!” ma il fatto è che il discrimine lo fa la frase “rimanere qui ALTRI tre anni”.

So che l’opzione B sarebbe la più lungimirante.

A me piace quello che faccio, lo faccio volentieri, ci sono i lati negativi, come in tutti i mestieri del mondo, ma mi piace la risposta immediata: se ho creato qualcosa che funziona lo vedo subito, davanti a me.

Ma mi chiedo: ora sono entusiasta, lo sono da otto anni circa, che in declinazioni diverse e collaborando con enti diversi faccio sempre la stessa cosa, la faccio con passione e ottengo buoni risultati (feedback positivi, dichiarazioni di stima e retribuzioni interessanti) ma lo sarò anche in futuro?

Arriverà il momento in cui sarò stufa, la sera e il weekend non avrò più voglia di pianificare e inventare e invocherò a gran voce di avere qualcuno che lo faccia per me? Rimpiangerò di non aver seguito quel corso di tre anni?

E’ uno stare male ora (tre anni qui treanniqui treanniqui, ALTRI treanniqui) per stare meglio in futuro?

O sceglierò la “A” che mi permetterà di stare un pochino “male” sempre (la stanchezza la sera e i weekend e dover fare finta di non sentirla perchè c’è del lavoro da fare) ma di muovermi e andarmene presto da qui?

Che dice l’Orso?

L’Orso che deve dire? Dice che non mi devo preoccupare, che devo scegliere quello che mi fa stare meglio, che capisce la mia posizione e che non mi spinge a scegliere l’una o l’altra, l’importante è che io stia bene. Che non mi devo preoccupare soprattutto.

Il fatto è che, oltre  a stare con un orsetto adorabile, ma questo lo sapevo già da un po’, se tra un anno (quindi il tempo che ci siamo dati qui al Nord sarebbe in scadenza) a lui offrissero una posizione molto buona in un Paese dove vogliamo andare io che faccio? Mica rimango qua! Ma col c***o!!!

Anche perchè l’opzione B prevede un anno e mezzo di corso intensivo di lingua e un anno e mezzo di corso universitario vero e proprio.

Ammesso che a me (scusa Pippi Calzelunghe) dello svedese non me ne frega niente, se non un puro interesse da linguista, né vedo alcuna applicazione futura (non ho – e neanche l’Orso, per fortuna, ha- intenzione di rimanere a lungo qui) correrei il rischio di impararmi una lingua per un anno e mezzo, studiando come una scema (non si impara una lingua in un anno e mezzo, la lingua che parlo meglio dopo l’italiano ci ho messo otto anni di cui due nel Paese parlandola esclusivamente tutti i giorni, ed è forse la lingua più facile per un italiano; chiunque vi dica il contrario, mente. Si impara ad un livello intermedio, ma se si vuole imparare BENE una lingua, e per bene intendo saper usare la lingua parlata come i madrelingua e scrivere senza errori di ortografia in modo comprensibile sia un sms veloce che una lettera di referenza, allora un anno e mezzo non basta, e se si vuole farselo bastare bisogna fare gli operai dello studio: turni di otto ore al giorno con solo la pausa caffè… e io quella fase l’avrei passata da un pezzo) e poi neanche avere il tempo di iniziare il corso che veramente mi interessa.

Ovviamente nella vita le opzioni sono sempre più di due, nulla mi vieta di trasferirmi con l’Orso dove sarà (non è escluso che invece l’occasione capiti a me) e vedere in loco come funziona, fare un master (quindi metterci molto meno di tre anni, magari in una lingua UTILE) e ottenere, forse, gli stessi risultati; certo, ma io questa possibilità ce l’ho qui ed ora, prima di compiere trent’anni.

Non so come sarà il futuro, ma so che posso decidere adesso.

Cosa fare?

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