HIMYM: The finale (o come dire addio a cinque amici)

In questo blog non parlo di serie televisive, uno) perché non sono capace (non sono brava come lui), due) non ne guardo.

A parte una: How I met your mother.

Ho iniziato in Spagna e posso dire che ci sono affettivamente legata (è stupido affezionarsi ad un telefilm? Sì, lo è. E quindi!?), nell’ultimo periodo (che io non sapevo essere l’ultimo periodo, l’avrei deciso da lì a poco) io e l’Ispanofono avevamo iniziato a guardarla, doppiata in spagnolo.

A me piaceva, mi piaceva tantissimo il personaggio di Robin (a lui piaceva Lily, ma infatti, non siamo mai andati d’accordo, si sapeva).

Passarono un paio di mesi, affrontammo assieme un viaggio on the road sui Balcani ed al ritorno lo lasciai.

Fu una decisione molto sensata e parecchio affrettata, ma probabilmente una delle migliori della mia vita.

Pur non ammettendolo subito (col tempo l’avrebbe ammesso pure lui) anche lui sembrava sollevato. Ci salutammo a Barajas senza lacrime (quando negli addii non ci sono molte emozioni, forse neanche nella storia c’erano state tante emozioni, ebbe a chiosare la mia amica olandese, saggiamente).

Tra i pochi regali che l’Ispanofono (purtroppo anaffettivo e quindi anche tirchio) mi trovai in valigia due cd su cui mi aveva masterizzato la terza e la quarta serie dello show.

La nostra storia non ha funzionato per molti motivi. Lui aveva dei problemi che io non potevo risolvere, io credevo ad ogni suo tentativo di farmi sentire inadeguata, sprofondando sempre più in basso.

Ma quei cd, dopo esserci lasciati, mi hanno fatto sorridere.

Questo è l’inizio, per dire che questo telefilm l’ho guardato sempre volentieri, e che, non solo per l’incipit legato ad una storia che avevo vissuto, l’ho sempre seguito con attenzione, passione e coinvolgimento.

L’altro giorno è andata in onda la finale. L’episodio conclusivo.

Il sipario si abbassa e il pubblico si guarda incredulo: veramente? Dopo nove anni?  Avete veramente finito così?

Ieri, lo confesso: sono rimasta a bocca aperta.

Non sapevo come sentirmi: sbigottita, delusa, presa in giro, colpita, shoccata, percossa, maltrattata o deliziata.

 

Oggi faccio mente locale e applaudo e basta.

Un finale che fa piangere, ridere, commuovere, sorridere, inorridire, pensare “ecco, io lo sapevo” e poi capovolge di nuovo le aspettative, per poi confermarle, per poi darti uno schiaffo in faccia quando credevi che fosse finito, ecco, per me è genialità, è pura maestria, è un tocco di classe in questa televisione contemporanea.

Tutto quello che ci hanno mostrato in questi ultimi due episodi meravigliosi ha senso:

– Robin:

ha senso che se scegli la carriera e nella vita la tua collocazione e unica ragione è solo “voglio che tutti mi guardino”, nel momento in cui ti sposi uno che guarda le altre per patologia non possa durare. Non solo, te lo sposi solo perchè ti sorprende con gli effetti speciali.

Robin, la vita non è tutta effetti speciali.

Anche se stai con un mago, uno innamoratissimo, uno che farebbe di tutto per te, se non accetti che dietro, dentro, c’è una persona con le sue insicurezze e le sue necessità, non puoi costruire niente.

E’ triste ma è così.

Lo stesso avviene per la “gang”. Il suo ruolo era “voglio che tutti mi guardino”. Ora non la guarda più nessuno, Ted ha voltato pagina, ha costruito una famiglia, non sbava più per lei. Barney ha capito che non può darle quello che lei chiede (amore incondizionato senza nulla a cambio) e gli altri due sono troppo impegnati con il lavoro e la famiglia per mettersi a fare da consulenti alle sue paranoie.

Lei capisce di non essere più al centro dell’attenzione e gioca la carta del “mi si nota di più se sto o se non sto”? Non rendendosi conto di diventare patetica e ridicola.

Robin, mi piacevi tanto. Ma l’evoluzione del tuo personaggio ci sta tutta: è verosimile e logica.

Nella vita non si deve scegliere tra amore e carriera, come ci fanno credere. Ma per far funzionare entrambi ci sono miliardi di mille, minuscoli momenti in cui si devono fare rinunce, a favore dell’uno o dell’altro, e tu non ne hai fatta neanche una.

Quando Barney promette di essere sempre sincero come promessa matrimoniale, tu cosa gli prometti?

Niente.

E qui siamo al punto. Mi dispiace Robin.

Da sola e con i cani, e andare a cena dalla famiglia Mosby ogni tanto. C’est la vie e te la sei cercata.

 

– Marshal e Lily. Molto romanzati, molto stucchevoli a volte ma anche, paradossalmente, molto veri.

Hanno creduto fino in fondo che il loro amore fosse diverso, buono e che servisse da faro nelle loro battaglie e beghe personali. Ci hanno creduto così tanto che alla fine è diventato vero.

Perchè per far funzionare una relazione non è detto che uno dei due debba sempre aver ragione, non è detto che non bisogna mai discutere, ma bisogna essere convinti che l’altra persona merita attenzione, rispetto e amore.

Chi se ne frega se Marshal ha dovuto rimandare (forse a mai più? E poi scopriamo di no!) il sogno di diventare giudice, chi se ne frega se deve lavorare in un posto che gli fa schifo? Quando torna a casa ha una moglie che lo adora e tre bambini per cui è un eroe.

Lily non è stata sviluppata benissimissimo (per come mi sarebbe piaciuto) ma alla fine anche lei ha quello che si merita: ha sempre avuto un’indecisione tra la carriera (artista? esperta d’arte?) e i “doveri” di moglie. Dopo la scelta “arte” che ha portato lei e la famiglia a Roma per un anno non ne sappiamo niente. In ogni caso sappiamo che continua ad essere fertile. Un po’ troppo pure.

 

– Barney. Cosa pretendere da uno che ha passato tutta la vita a correre dietro alle gonnelle altrui? Che quando conosce una tosta si redima e diventi un agnellino monogamo, fedele e con le orecchie sempre basse?

No. Non lo possiamo pretendere.

Ed infatti, non appena si rende conto che stare con Robin è un vero guaio (lui è un uomo al suo servizio, non il re come invece stupidamente si era illuso) , divorzia.

E torna alla vita da gallo nel pollaio. Non solo è quello che noi ci aspettiamo dal personaggio ma è anche la sua naturale crescita. La frase che gli mettono in bocca “se non ci sono riuscito con Robin allora non ci riuscirò con nessun’altra” stona. Per vari motivi: lui è un giullare a cui piace giocare, in gabbia o con doveri precisi non sarebbe mai stato, Robin o non Robin, inoltre allora Nora? E Quinn? Per tutte era disposto a cambiare, ma il fatto è che in fondo lui non vuole cambiare. E’ convinto che l’essere più meraviglioso del pianeta sia… se stesso! Come può cambiare una persona così? E’ meglio tenerselo esattamente com’è, se proprio lo si vuole. E Robin lo voleva diverso. Ovvio che non potesse durare.

La figlia. Ben ti sta.

Vai in giro ad impollinare chiunque per almeno due decadi e vuoi che non ti scappi mai il bebè? Pivello.

Prima o poi ti doveva capitare, anzi, bene che ti sia capitato.

Non sappiamo il nome della portatrice sana del gene Stinson, ma non ci importa. Ad un così, per contrappasso auguro solo che se la debba crescere da solo la bimba.

– Ted. Mio caro Ted.

Effettivamente gli sceneggiatori non sono stati teneri con te.

Ti hanno riempito di manie idiote, ti hanno fatto incontrare delle pazze da rinchiudere (Jeanette certo, ma pure Stella! Ma se sei innamorata del tuo ex marito che è ancora innamorato di te… ma che ci stai a fare con questo? E Zoe! Dai, come si fa a stare con una deficiente del genere!? Manco tra  fuoricorso vegani di Lettere ne trovi più di così fulminate!) o delle persone adorabili (Victoria, dove sei? Tu e le tue frasi mezze dette mezze picchiate per farti sposare, vieni qui e fatti abbracciare, in tante ti abbiamo voluto bene. Ma sappilo: in Germania è pieno di cretini. Cambia Paese in fretta!) che si è fatto sfuggire per correre dietro al miraggio Robin…

poi però l’hanno tirato per le orecchie, gli hanno dato tanti ceffoni pari da farli diventare dispari e ha CAPITO che doveva voltare pagina.

In una scena bellissima in cui una terrorizzata Robin cerca di scappare dal proprio matrimonio con lui, proprio lui, il nostro Ted, eccolo che saggiamente la convince di non essere più “that guy”.

Ed è vero.

Ci dobbiamo credere e non impuntare i piedini e dire “non può finire così, questo no può essere il finale gne gnè gnè” perchè Ted in quel momento non è più quel deficiente che fa atti cretini al solo scopo di farsi notare dalla persona che ha davanti (il più delle volte Robin) senza rendersi conto di CHI E’ la persona che ha davanti.

Ed è quando inizia a scoprire le persone che incontra che finalmente trova Tracy.

Applausi, applausi ed ancora applausi infiniti agli sceneggiatori per aver trovato un’attrice così brava ed aver disegnato un personaggio così adorabile ed aver filmato momenti così dolci.

La loro sembra una vera storia d’amore, non un tappabuco, Ted è veramente innamorato e fa di tutto per lei e la sua famiglia.

Adorabili entrambi.

Poi, come la vita vera, quando stiamo bene e ci stiamo costruendo il nostro futuro succede qualcosa di inaspettato. Troppo presto, per niente programmato.

Ed è così che Ted si ritrova da solo.

Verosimilmente si prende cura dei bimbi, e coltiva il ricordo pulito della storia sana che è stata con Tracy.

Ma ormai è cresciuto, prende le persone per quello che sono e non ha più bisogno di far finta che siano diverse per accettarle.

Ed è solo così che può tornare da Robin (che probabilmente lo accetterà senza un tale percorso su se stessa, ma solo per solitudine e nostalgia).

 

Per me, una parola sola: genialata.

E con questo si concludono nove stagioni di How I met your mother e circa sei anni e mezzo della mia esistenza.

Grazie per questo spettacolo.

 

Perchè HIMYM è come l’amore “it does NOT need to make sense… in order to make sense”.

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8 pensieri su “HIMYM: The finale (o come dire addio a cinque amici)

  1. liury ha detto:

    Non voglio aggiungere niente per non “sporcare” questo post. Rispondo solo ad una domanda: si, ci si affeziona ai telefilm e ai loro personaggi! A presto!

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  2. Frou Svedese ha detto:

    Sono d’accordo con te che il finale, per quanto possa far cadere un po’ le braccia, è il migliore concepibile. Come te mi sento affezionata a questa serie perchè l’ho iniziata a guardare quando mi sono trasferita in Svezia, in ritardo di quattro stagioni mi strafogavo di episodi nei bui pomeriggi dei fine settimana invernali. E mi sembrava che ogni episodio, in un certo qual modo, avesse qualcosa da dirmi in relazione a quello che mi stava succedendo, che non è cosa da poco per “un’Americanata” qualsiasi.

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  3. lafiammiferaia ha detto:

    Non mi sono mai appassionata al telefilm, ma mi è piaciuto il tuo post, forse perché c’è tanto del tuo pensiero e delle verità che leggo su questo blog (a proposito, te l’ha mai detto nessuno che dici un sacco di cose “vere”?! Più di una volta ti volevo commentare solo per dirti che meriti un applauso!).
    Mi ha inquietata solo la parte relativa a Robin. Ma solo perché mi sa che io faccio quella fine. Aiuto!

    lafiammiferaia

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