Ca te vegnesse (“ci devono arrivare per merito, non per sesso” ). L’8 Marzo vien di notte con le scarpe tutte rotte.

Ci sono dei momenti (tipo questo) in cui mi chiedo quando e cosa abbiamo sbagliato nell’educazione italiana per produrre elementi con pensieri del genere.

Mi sembra evidente che nei posti di alto livello in Italia ci siano pochissime donne.

E’ altrettanto ovvio che nessuna legge cambierà la mentalità delle persone (“Ci devono arrivare per merito, non per sesso” dice Cicchitto. Chi? Un uomo, appunto.
Uno che quando era adolescente non si è mai sentito dare della “troia” perché aveva i jeans, uno che non ha avuto genitori che gli dicessero “devi aiutare a servire in tavola e a pulire perché tu sei femmina”, uno che quando ci sono le cene con gli amici e i figli piccoli piangono non gli mettono in braccio il bambino sperando che lo calmi, uno che quando ha avuto dei figli la moglie non si è aspettata che lui rinunciasse al lavoro per gestirli, uno che non riceve fischi per come cammina quando passa vicino ad un’impalcatura, uno che ogni volta che si definisce “deputato” non gli chiedono a chi l’abbia data per arrivare lì né fanno altri commenti grevi. Uno che il PROBLEMA di essere una donna in Italia non l’ha mai vissuto) ma come cittadini abbiamo il dovere morale di PROVARCI a cambiarla questa mentalità.

Provare a dare alle ragazze modelli che non siano solo: maestre, infermiere, conduttrici e ballerine.
Provare ad educare i ragazzi che le loro coetanee sono sveglie quanto loro e che possono aspirare alle stesse carriere a cui aspirano loro.

Se ce n’è bisogno, anche con le leggi.

Sia chiaro che le quote rosa non sono la soluzione del problema: sono la presa di coscienza di un problema.
Subito dopo va cambiata la legge sulla maternità e devono essere equiparati i salari.
Dopo una decina d’anni possiamo iniziare a parlare di merito e non di sesso.
Perché al momento non si può parlare proprio di niente.
Di niente.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

3 thoughts on “Ca te vegnesse (“ci devono arrivare per merito, non per sesso” ). L’8 Marzo vien di notte con le scarpe tutte rotte.”

  1. eh già. chiacchierando con un amico italiano, qui, si parlava del crescere in Italia e io gli ho detto: l’Italia è un paese sessista. e gli ho raccontato cose come quelle che dici tu, no?

    di quella volta che avevo 15 anni e mi hanno palpata abbastanza brutalmente in metro a Milano. la miriade di volte che mi hanno chiesto quanto vuoi, mentre aspettavo l’autobus, perché vicino a casa mia c’è un vialone di prostitute. la volta che due imbecilli hanno iniziato ad assillarmi in metro e mi hanno dato della troia quando non gli davo retta. di come mia nonna cercava di insegnarmi a cucire e fare a maglia, ma e me e solo a me, perché ero l’unica nipote femmina e queste sono le cose da imparare… e vari altri esempi. se metto insieme quelli, e le cose che mi raccontano le amiche rimaste in Italia, tipo la mia amica incinta di sette mesi, che si sente dire dal capo “finalmente ti vengono un po’ di tette”, a me me scatta una tristezza, dentro.

    e la cosa pazzesca è che il mio amico italiano, cresciuto non tanto lontano da me, era piuttosto stupito, quando gli raccontavo queste cose, perché lui è maschio e ha un solo fratello… e si vede che le sue, di ragazze, non gli hanno mai raccontato una sega.
    mah.
    sulle quote rosa, non so. vien quasi da dire che non siamo mica delle balene da proteggere… ma mi sa che è l’unico modo di iniziare a porre le condizioni per cambiare le cose. ecco.

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    1. Ciao Natalia!
      A dire la verità, io non sono neanche del tutto convinta che l’Italia sia davvero un Paese sessista. Voglio dire: non è ostacolata nessuna carriera alle donne.
      Ma arrivarci richiede più fatica, perché esistono tante piccole insidie nella vita quotidiana, e tutti – noi tutti, donne comprese- ci tappiamo gli occhi per non vederle.
      Sono per esempio quelle che descrivi tu: non molestie da farti smettere di dormire la notte o da frequentare l’università, ma fastidi giornalieri. Che non vogliamo risolvere veramente, altrimenti avremmo fatto altre leggi, ed alle leggi che già esistono avremmo assegnato altre pene.

      (Rispondo dopo due anni, ma rispondo!)

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