Dev’essere terribile

Insomma è passata una settimana da quando ho iniziato a fare (per niente) frequenti spostamenti dal cuscino uno al cuscino due del divano fino al letto, dal letto al cuscino uno del divano, così, senza soluzione di continuità.
Stavo benissimo.
Ma giovedì sera, a soli quattro giorni dall’inizio del mio personal training in fancaz*ismo (non avevo ancora finito di leggere tutti i blog che avevo in arretrato per dire) eccomi piombare sulla testa l’apocalittica disgrazia: l’Orso torna a casa stanco, molto stanco.
Non è una cosa tanto normale, perché in casa quella che si lamenta per la stanchezza di solito sono io che sono pigra e antisportiva (no perchè il training sul divano aveva fatto pensare qualcosa di diverso, per caso?). Il Vichingo del Sud invece no, è sempre arzillo, attivo e preso da mille cose.
Per giustificarmi potrei dire che lui fa con le mani quello che io faccio con la testa ma, a parte di dare immagini più porno che altro, questa sarebbe appunto una giustificazione (peraltro pure falsa perché il lavoro più di concetto dei due lo fa lui – effettivamente a chiamare “lavoro di concetto” il posare le chiappette sul divano ce ne vuole) e questo blog è mio e io non ho bisogno di giustificarmi.
Insomma, il Vichingo meridionale dice di essere stanco. Uhm, iniziano i primi sospetti.
Ceniamo e dopo poco (il Vichingo non viene mai a dormire prima dell’1, normalmente) dice che vuole andare a dormire.
Uhm uhm uhm, la faccenda sembra seria.
Mi dice che ha freddo (il Vichingo gira con magliette a maniche corte tutto l’inverno. Tra l’altro siccome le magliette che usa per stare in casa sono quelle ricordo degli addii al celibato dei suoi amici io ogni volta mi trovo a giustificare con i miei su Skype di abitare con uno che gira con magliette con scritte come “Matrimonio!? Ripensaci Caz*o!!!”, oppure “Matrimonio? No no no no no no no” o la più sottile “Stasera seratina tranquilla…”) e qui mi scattano tutti gli allarmi.
L’Orso del mio cuoricino sta male.
Lo metto a letto e si misura la febbre.
Tin tin tin, risposta del termometro: 38°.
Bene, anzi, male.
Gli dò qualche aspirina presa a caso dal mio magico cassetto dei medicinali (sempre benedetta sia la volta in cui ho puntato i piedi per avere dei comodini VERI con dei cassetti veri in camera da letto e non quelle robe trasparenti di design che ci volevano regalare i suoi altrimenti simpatici genitori) (chiusa parentesi, ma amò, serve per non fartelo dimenticare: quando pensi che io non abbia ragione, tu semplicemente FIDATI perché arriverà un momento in cui i fatti me la daranno) e inizio a farmi mille film mentali.
La mattina successiva, vado a chiedere consiglio alla farmacista di sotto: “signò, io sono un’immigrata il mio boyfriend sta male!” e la dottorè, con fare sornione: “chi, non ho capito, il tuo “husband”?” E io: “ma signò proprio adesso dobbiamo metterci a parlare del mio stato civile? Manco fossi il profilo di Facebook! Mi servono consigli precisi: questo ha la febbre, noi siamo immigrati ma comunitari, che faccio se non gli scende? Lo drogo? Gli dò una botta in testa così smette di soffrire? Lo butto di sotto?” E la signò, sempre sorniona mi spiega come devo fare ma soprattutto mi tranquillizza: “guarda cara, gli dai questo questo e questo e vedrai che la febbre si abbassa! E se non si dovesse abbassare, tra tre giorni lo devi portare dal medico. Ma tanto si abbasserà di sicuro!” . Ringrazio e me ne vado.
L’uomo che mi rubò il cuore si appresta ora a rubarmi pure la pena e la pietà perché è a casa, sotto a mille coperte e non ha neanche la forza di lamentarsi, mi fa solo degli occhioni così.
Lo rincuoro, faccio quella che sta tranquilla, che gli passerà, che non si preoccupi. Di nascosto mando messaggi alla mamma per avere qualche rimedio fai da te, la mamma ne sa sempre di più e, sempre di nascosto, maledico di non avere un bel bottiglione di grappa in casa.
Da me, i malanni di stagione si sono sempre curati così (ed ecco spiegate le generazioni di persone longeve e sanissime a casa mia!). (Aneddoto: una decina di anni fa era venuta a trovarci la zia missionaria che abita in Ecuador da circa sessant’anni – ne ha quasi ottanta, suppergiù-. Io avevo i primi esami all’università ma -diciamocelo- non una gran voglia quel giorno. Come al solito dissi che non mi sentivo bene, mah, un malessere, mah non saprei spiegare… e la zia (che parla perfettamente spagnolo ma in Italia si esprime meglio in veneto) mi disse: “alà alà [ma và, và] te bevi un bicierìn de grappa e te vedi come ca te passa tutto! Mi ae suore, quando chee stà mae gheo digo sempre! Un bicerìn e via! E te vedi che dopo le stà mejo sì!”). (Per dire).

Passano due giorni e l’Orsacchiotto del mio cuore non migliora.
Allora affronto il sistema sanitario svedese e vado in avanscoperta (“tu rimani a casa, non muoverti, non aprire a nessuno e soprattutto non fumareeee!!!”). Siccome sono le dieci di domenica mattina effettivamente non c’è coda e mi accoglie con il sorriso una simpatica matrona bionda che per comodità chiamerò Vanna.
La Vanna mi dice Kon il suo Forte aKen-tòn che posso prenotare una visita per il pomeriggio e se il mio “husband” potrà venire. Dico di sì (ma che non è il mio “husband”) (già c’abbiamo abbastanza problemi, signora Vanna…).
Torno a casa e trovo l’Orsacchiotto con gli occhioni di cui sopra in versione però “cane che vuole essere portato fuori“.
Per farlo stare tranquillo in attesa della visita gli porto due bomboloni. Magari si tira su.
Alle ore due eccoci all’accettazione.
La Vanna si alza con una voglia di lavorare che manco mi ea me prima stimana de ferie sul divano dimostro, e dopo aver controllato i documenti chiede: cash or card?
Eccerto, perché il primo che mi viene a dire che (aspetta che prendo fiato e la dico tutta di seguito): “in Svezia le tasse sono alte perché il contribuente viene ripagato dai servizi” gli sputo in un occhio il pessimo vino del Sistem Bolaget (che in questo Paese non c’è manco la libertà d’ebbrezza).
Dopo aver mollato allo Stato Svedese nella persona della Vanna 25 euro (circa, arrotondiamo al cambio) ci possiamo accomodare in sala d’attesa. Dove ci troviamo noi, sporchi immigrati italiani, un bulgaro (nativo bulgaro, visto che non parlava svedese con il personale) e una mamma tailandese con il bambino dal capello a scodella.
Mi viene da pensare che gli svedesi non si ammalino.
O vadano in un centro per soli purosangue.
Chissà.
Passano dieci minuti circa e ci chiama il simpatico dottor Zaaaaunchunchù (insomma, non mi ricordo il cognome ma uno per niente svedese) dalla simpatica faccia e simpatica provenienza cinese.
E io mi rincuoro, bòn, mal che vada gli fa l’agopuntura e vedi come gli passa tutto.
Il dottore ride un sacco (si vede che siamo simpatici, o che ha una bottiglia di grappa nascosta sotto alla scrivania) e visita il mio orsetto. Il quale si dimentica di riferire al medico di essere uno “smoker” incallito. Ma non ti preoccupare amore, per sfancularti ci sono qui io, che provvedo bene di farglielo sapere.
Il Dottore della terra dei Ming continua a ridere e dice che non ci dobbiamo preoccupare. Ah ah ah.
(Rido anch’io, così, per farlo sentire a suo agio, non si sa mai, metti che ci sganci davvero un grappino se entriamo in amicizia…)
E che si trattava di un’infezione alla gola (ah, e quindi secondo lui dovremmo star tranquilli!?) ma che stava guarendo.
E ride.
Vabbè bona ea grappa, an?

Gli chiedo se c’è una dieta particolare da osservare, e lui ride.
Dice che dovrebbe evitare gli alcolici (il paziente, mi sembra evidente che invece il medico ne può fare tranquillamente uso) e che non deve assolutamente fumare (punto per me!).
E poi, “let your wife take care of you!”.
(Arridaje!)
E ride.

Dice che sta inoltrando la ricetta alla farmacia al primo piano e che possiamo andare a ritirare i due sciroppi da prendere tre volte al giorno.
Scendiamo alla farmacia al primo piano, numero, ecco. Due sciroppi per il signore.

Sono settanta euro in tutto.
(E vedi che ci conveniva VERAMENTE la grappa???)

Comunque tutta questa storia per dire che essendo il mio coinquilino completamente debilitato, in questi giorni a casa non ha fatto niente.
No vabbè, ha giocato un po’ alla playstation.
E ha guardato la partita.

Ma per il resto non ha mosso un dito.
E ovviamente, mi viene da dire, ci mancherebbe, stava male, poverino.

Ma la cosa mi ha fatto pensare a quante cose in casa faccia effettivamente lui e solo lui.
La mattina fa sempre la lavastoviglie della sera e sistema la cucina.
Il sabato fa le lavatrici.
Le stende.
Aggiusta le lampadine che io -puntualmente- fulmino (ah, il bollitore ha fatto saltare la corrente, l’aggiusti tu amore?).
Monta i mobili.
Porta le buste della spesa.
Butta la spazzatura.
Pure nella differenziata.

Ed invece tutte queste cose negli ultimi quattro giorni ho dovuto farle io.
Non che mi dispiaccia essere ogni tanto la parte attiva della coppia (ehm ehm) e non che mi dispiaccia farle ma mi sono resa conto che tutte queste cose, sommate a quelle che di solito sono di mia competenza (cucinare, aspirare la polvere, camera da letto) diventano una mole non indifferente di lavoro.
(E io che pensavo di riposarmi)

E mi è venuto da pensare a quelle coppie dove lui è SEMPRE sul divano a giocare alla playstation, dove per lui il massimo del supporto è SOLO sintonizzare Skygo sulla partita, dove lui è quello che si ostina a non fare MAI niente e lei invece gestisce la casa, la cucina, la pulizia, l’ordine, la rava e la fava.

Ed ho pensato al titolo di questo post.

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4 pensieri su “Dev’essere terribile

  1. liury ha detto:

    Lo è infatti…. È terribile vederlo tornare a casa e chiedere se è pronto mentre sul televideo vede le ultime notizie sportive, è terribile sedersi sfinita sul divano dopo aver finito di pulire casa nel momento in cui devi ricominciare a cucinare perché lui ha fame ma la cosa più terribile è che ogni tanto gli fai notare che la bustina della briosche non cammina da sola fino al sacchetto della plastica ma lui ti risponde “io lavoro tu no fallo tu che non ti costa niente”…. Si, hai ragione….è terribile!

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    • virginiamanda ha detto:

      Ommamma!!!
      Ma qui non si tratta di chi lavora e chi no, si tratta di educazione e rispetto per l’altro!
      Io in questo momento non lavoro, e mi sta bene occuparmi della maggior parte delle cose, perché sono a casa. Mi sembra giusto: chi ha più tempo fa più cose.
      Ma il buttare i calzini nel cesto della biancheria, il cambiare il rotolo della carta quand’è finito, il buttare la cartaccia… quelli sono gesti quotidiani che uno dovrebbe saper fare da una vita, credo, senza bisogno di avere qualcuno che lo ricordi!
      Posso farti una domanda? Ma che casa hai? Perché io per pulire tutto non ci metto più di due ore (compresa pulizia a fondo del bagno) e solo quando voglio per qualche motivo (ospiti, arrivo dei suoi…. 😉 ) che la casa splenda. Sennò meno di un’ora. Quanto ci metti tu?
      Io quello che ho trovato come ottimo aiuto è fare tutto la mattina, compresa preparazione cibi laboriosi e lunghi. Così quando torna sul divano ci sto anch’io e me lo coccolo 🙂

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      • liury ha detto:

        ci metto quelle quattro-cinque ore per pulirla bene, cosa che per una mia fissazione, faccio tutti i giorni (polvere, bagno, pavimento, mobili, roba da lavare, piegare, stirare e mettere a posto pulizia della lettiera del gatto)purtroppo vivo in campagna e ogni giorno tra la polvere e i peli del gatto sembra di vivere in un filtro dell’ aspirapolvere! Grazie per il consiglio … Proverò a svegliarmi prima la mattina così da riuscire ad avere un paio d’ore libere il pomeriggio…

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  2. Frou Svedese ha detto:

    Oh, la sanità Svedese: mai una gioia signora mia! C’è gente che con la febbre a 38 si è sentita dire che se la avevano ancora dopo una settimana gli avrebbero forse prescritto un antibiotico. Alla fine il dottore dell’Est è stato clemente, dopo solo tre giorni!
    Spero che adesso stia meglio e che fortuna ad avere trovato un Orso tuttofare.

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