We cannot reach any higher

Dopo circa 700 km macinati in un giorno (beh? cos’è quella faccia? Anche i co – piloti si stancano! Mica facile trovare sempre argomenti nuovi di conversazione, cambiare le stazioni radio, chiedere soste all’autogrill…), dopo cinque giorni trascorsi nella Campania Ridens a casa della family in law (e che sarà mai, mi sembra di sentire, capirai, sopportare due genitori… sè, dilettanti. La family in law è composta non solo da genitori ma anche da due fratelli, quattro zii, amici del compare d’anello del padre, il salumiere di famiglia, il macellaio di fiducia, quello delle mozzarelle, quello del vino, la rava, la fava…), dopo aver ricevuto complimenti improbabili (il padre del mio ragazzo mi presenta alla figlia di non so chi e questa, stringendomi la mano e guardando mio suocero: “complimenti, complimenti per la scelta!!! Che bella ragazza!!!” ma dico io: ma che merito ne ha lui? Mi prudeva rispondere: ” pensi che mi ha scelto per l’intelligenza!!!”) e aver declinato reiterate offerte di cibo in modi sempre più rocamboleschi (“io no grazie, ma sono certa che lui -indicando il mio ragazzo- ne vuole ancora, vero amore?” Rovesciandogli la roba sul piatto ed obbligandolo a mangiare; “adesso no, grazie, ma sicuramente stasera sì ne prenderò un pezzetto”; “oh certo ne vorrei ancora, ma prima vorrei sapere gli ingredienti, vorrei tanto prepararne uno uguale…” iniziando a parlare a ruota e poi lasciandolo sul piatto; alzandomi facendo finta di sparecchiare; girarmi di scatto verso la televisione appena la madre intercettava il mio sguardo con il piatto da portata in mano etc etc etc), dopo aver schivato il capitone, dopo aver difeso la nomenclatura del cotechino, eccomi finalmente a casa mia.
Ovviamente mamma del nord, per non sfigurare con mamma del sud ci ha presentato una cena con antipasti, primo, tre secondi, contorni, frutta dolce e caffè.
Risultato: siamo due palle rotolanti e le vacanze non sono ancora finite. Gli amici della mia dolce tre quarti millantano grigliatone e aperitivi a venire…
Detto questo, sto bene.
L’anno appena trascorso mi ha fatto venire le lacrime ieri sera, è stato un anno difficile sotto molti aspetti, ma anche pieno di cose nuove e belle: mia sorella si è sposata, abbiamo comprato casa, l’abbiamo arredata, ho trovato lavoro, la fine del mese arriva prima della fine dello stipendio, ho conosciuto la famiglia del mio orso adorato e sembrano volermi bene, mio fratello finalmente se n’è andato da un posto che lo aveva reso stanco e vecchio e io ho capito che la famiglia è la cosa più importante al mondo.
Inoltre ho iniziato a guardare con armonia e non con rassegnazione all’età.
Questo, per quanto manchino ancora undici mesi, sarà l’anno dei trenta. Una cifra tonda che può far paura.
Ma ho imparato a guardarla con affetto quella cifra: ho imparato tante cose in questi anni. E’ una cifra che segna il confine: fino ai trenta si vive per se stessi. Dai trenta in poi si può vivere mettendo se stessi in relazione con gli altri. Sono grande. E voglio non aver più paura di esserlo.
L’orso del mio cuore un giorno mi ha detto “non aver paura delle responsabilità. SONO BELLE le responsabilità”.
Ed io adesso ci credo, ma non solo: io adesso voglio crederci.
Non bisogna aver paura di non essere più quello che eravamo. Da adesso in poi possiamo solo migliorare.

Buon anno a tutti!

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