Sansiirolimpicòdelleaaaalpi

E’ da parecchie settimane che la domenica sera mi viene in testa questa canzone e non se ne va più.
Forse è perchè ho finalmente settimane regolari, che iniziano alla stessa ora, con la sveglia inesorabile e non rimandabile, con impegni assunti e non procrastinabili, con la consapevolezza del “bisogna fare quel che si deve fare” che non avevo mai avuto prima.
Di sicuro quando non le avevo, settimane così, che iniziavano la domenica sera pensando alla sveglia alle 6 del lunedì mi sarò lamentata qualche volta, e avrò detto “chissà quando finalmente anch’io mi sveglierò tutti i lunedì alle 6″… ho la memoria corta e selettiva per cui non lo nego categoricamente, ma ecco… mi sembra poco probabile.
Mi sembra poco probabile aver desiderato routine sempre uguali ma con giorni sempre diversi e con stress sempre crescente.
Il fatto non è avere orari, non è avere un lavoro, non è la sveglia. No.
Il fatto è sentirsi sempre di dover impersonare un ruolo e di non essere mai all’altezza, il fatto è la consapevolezza del rischio di essere fraintesi così viva e presente da non far stare mai tranquilli.
Lo stress cresce nello spazio che intercorre tra quello che pensiamo di saper fare e quello che invece siamo chiamati a fare e che crediamo di non essere capaci di fare.
In quell’intervallo nasce e si sviluppa e lievita lo stress.
E non importa quanti complimenti ricevi, c’è sempre una parte di me che non è soddisfatta e che vorrebbe fare di più e meglio ed un’altra parte a cui mancano le forze.
Non è che mi faccia paura il mondo degli adulti, ci mancherebbe.
Vivo da sempre nel mondo degli adulti.
Mi fa paura il non avere scelta.
All’università, se non mi sentivo abbastanza preparata rimandavo un esame. Sentendomi in colpissima, ma lo facevo. Sapevo che ci sarebbe stato un nuovo appello, più tempo per studiare.
Ma le persone che non si sentono mai adeguate hanno bisogno di disciplina ferrea, di calendari ed orari strutturati ed inamovibili, solo così faranno quello che gli si richiede senza rimandare.
L’inevitabilità della sveglia del lunedì alle 6, l’inevitabilità del dover mangiare in quei quaranta minuti di tempo il lunedì, sennò non ci saranno altre pause, la certezza che è tutto incertezza, che domani non si sa se nevica, che forse è meglio se uso gli stivali chiodati, ma la certezza assoluta che domani ho dieci ore di lavoro in cui devo fare la giullare con o senza voglia e sarà così per tutta la settimana.
Questo è il fatto.
Il dover iniziare a pensare al lunedì dalla domenica sera, il non poter alzare la testa dall’apnea, l’autocostringersi al perenne e meschino ricatto “ora lo fai così dopo…”, il “muso duro e baretta ben fraccà” che deve non farti sentire il moto di fastidio, rabbia, impotenza ma solo che si va avanti, si va sempre avanti, e ogni giorno la sveglia suonerà un po’ prima, finchè non suonerà proprio e ci sarà un bambino che entra nella stanza e tu sarai già sveglia da un pezzo, senza bisogno di nessun suono metallico.
Buon lunedì

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