E così, sabato, mentre io stavo al calduccio con Orso che mi coccolava, ad un quarto alle cinque mia nonna nella sua stanza all’interno del reparto di lungodegenza spalancava gli occhi, chiamava i medici e poi… se ne andava.
E’ uno dei post più difficili da scrivere, ma devo farlo ora, perché tra venti minuti porteranno la sua bara dentro alla mia chiesa, la chiesa dove mi hanno battezzato il 25 dicembre di ventinove anni fa e dove l’ho vista commossa entrare al braccio di mio zio, il giorno in cui finalmente zio Pacchio si è sposato (e il soprannome la dice lunga sulla sua voglia di prendersi responsabilità).
La nonna non era una di quelle nonne da favole, figlia di granduchi russi o di mercanti giapponesi, ma era straordinaria a modo suo. Uno: perché è mia nonna.
Due: perché non l’ho mai sentita lamentarsi.
Tre: perché neanche in ospedale, neanche dopo l’ictus, neanche sentendoci di meno si è mai persa una puntata di Beautiful
Quattro: perché se mia mamma ci sgridava per qualcosa (non avevamo preso un bel voto, battevamo la fiacca, rompevamo le scatole) lei ci faceva l’occhiolino e ci diceva sottovoce: “ma è sempre così? E voi come fate a sopportarla???”
Cinque: perché è l’unica donna al mondo capace di fare “il pasticcio della nonna Maria” che io ho avuto la fortuna di mangiare ogni pranzo di Natale e ogni Pasqua da quando sono sulla terra. Se zia non raccoglie l’eredità, siamo finiti.
Sei: perché era l’unica donna per cui “cucinare verdure” equivaleva a friggerle/inondarle d’olio/riempirle di sale/prosciutto/formaggio
Sette: perché senza di lei la mia infanzia sarebbe stata mille volte più noiosa
Otto: perché cara Nonna, lo so che ho sbagliato tutto nella vita non andando al Costanzo Show come mi avevi raccomandato tu, ma qualcosa ho combinato lo stesso in vita mia…
Nove: perché aveva un proverbio per ogni cosa, il suo celebre “un solo tajo zento occià” (cento occhiate un taglio solo) relativo ai fidanzati (fattene cento ma portatene a casa uno e che sia quello buono) me l’ha ripetuto fino alla fine
Dieci: perché si arrabbiava facilmente ma altrettanto facilmente se la faceva passare, perchè mi voleva bene e mi faceva le smorfie per farmi ridere anche quando era in carrozzina, perché si è sempre riuscita a far volere bene da tutti, sempre generosa, sempre una parola buona per tutti, sempre con le porte aperte perchè magari qualcuno ha bisogno, sempre sorridente, sempre pronta a dare una mano, un consiglio e per questo per tutta la vita fino alla fine circondata da affetto vero, non fittizio…
perché era mia nonna e quando mi dicono che le assomiglio tanto lo prendo e lo prenderò sempre come un bellissimo complimento.
Guardami ancora da lassù e sgridami ancora, che ne ho sempre bisogno.
A presto

Annunci

5 pensieri su “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...