Sono così stanca che appena batto ciglio le palpebre si incollano.

Nelle ultime settimane ho lavorato dodici ore al giorno e quando tornavo a casa l’Orsetto era lì, pronto con un ipad in mano a mostrarmi gli ultimi cataloghi di mobili/con gli scatoloni preparati davanti a mostrarmi cosa dovevamo inscatolare per il trasloco/con le ultime mail davanti per mostrarmi come procedere per la spedizione/con le mie ultime volontà in un foglio mentre io chiedevo che mi venisse mostrato il letto, solo il letto, quello vero, quello che c’era già nella camera da letto e mi lasciassero lì, si dimenticassero di me e io mi dimenticassi dell’esistenza del mondo… e invece no.

Per arrivare a questa agognata settimana di vacanza (week 44, che si sappia che quando si inizia a contare le settimane la strada dell’integrazione con il popolo svedese è a buon punto – tranne per il particolare che io non voglio integrarmi affatto) quando un sogno che avevi fatto venti giorni fa ti aveva fatto rimanere impressa una data e tu sei tutto il giorno preoccupata, non sai se c’è da crederci, non sai, scrivi a mamma e mamma non risponde, riscrivi ed ammette:oggi hanno portato la nonna in ospedale.

Seguono giorni deliranti in cui il concetto di “miglioramento” è alquanto ridimensionato con messaggi del tipo”qui tutto bene, sto andando in ospedale” oppure “qui tutto ok, la nonna ora ha il respiratore” etc etc… che ti fanno rivalutare positivamente lo spiccato ottimismo di mamma, parafulmine di tutte le magagne e donna inimitabile.

Con un consulto brevissimo l’Orsetto si dice disposto a rinunciare a Lisbona, ringrazio e adesso scrivo da Milano.

Pensavo di passare le vacanze sorseggianto mojito in bicchieri di plastica troppo grandi e troppo alcolici e di godermi Lisbona da grande, non più da studentella spiantatissima (cosa che inside sono sempre, comunque) invece domani prendo il treno per andare ad abbracciare i miei, sperando che ci siano più sorrisi che lacrime, durante questi sette giorni. Spero di dormire un bel po’ ma soprattutto di abbracciarmi forte forte forte i miei genitori e ricordargli che non sono solo figli, ma sono anche genitori, che hanno ancora un ruolo, che la morte è parte della vita, ma che è la vita quella che importa, e più di tutte la vita delle persone a cui vogliamo bene. 

Fa’ che vada tutto bene.

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