Sbrindellatamente. (Ovvero: No, ma l’ho presa bene sta cosa della casa)

Eccomi.
Sul divano, con Berta (la coperta) sopra, l’omino incastrato che dorme, Sky Sport che trasmette le sue infinite banalità (sto iniziando a rivalutare il ruolo del giornalista sportivo: per riuscire a riempire tutto quel tempo senza notizie in periodo di calciomercato o davanti ad allenatori e calciatori che non si lasciano sfuggire un nome, una frase sconveniente, un sussulto, una parolaccia, un moto d’ira… ma soprattutto che non rispondono mai e dico mai alle domande che gli fanno “Signor Allegri, pensa che un nuovo innesto potrebbe essere importante per la squadra?” risposta: “io penso che oggi la squadra abbia fatto bene, dobbiamo migliorare la preparazione, inoltre ho molto apprezzato la nuova uniforme degli arbitri ed il colore dei sedili della panchina, l’ho trovato intonato alla mia pochette e di classe”; ecco per riuscire a riempire quei minuti di niente da dire, davanti a personaggi che non aiutano a fare notizia… bisogna avere una gran fantasia, una grandissima immaginazione e forse, dico forse, una certa intelligenza).
Ieri sera mi sono concessa il tacco, l’aperitivo, pasta e vinello… insomma a mezzanotte ero k. o. sul letto, con l’omino che provava a farmi rinvenire per ricevere in cambio solo grugniti.
Ma eccomi: sono viva.
E sono qui per raccontarlo.

Nell’ultimo mese non c’è stato solo il lavoro nuovo, ma anche un’altra novità: abbiamo comprato casa.
Ebbene sì, le giovani coppie italiane anche quando si spostano continuano a fare quelle cose che si fanno in Italia, si convive, si paga l’affitto, ci si stufa, si compra casa.
Questo sembrerebbe un fatto del tutto rilevante, ah bla bla bla la coppia, la crescita blablabla la formazione, blablabla una tappa nella vita insieme blablabla.

Mah.
Io quando devo raccontare queste cose, che sarebbero classificabili come “grandi passi” adotto la psicologia inversa che uso da sempre con i miei genitori. Faccio quella rilassata, quella che non pensa sia poi una gran cosa, sì ieri mi sono fatta il filetto al gorgonzola e si ah, oggi c’era la firma in banca e uhm sì beh ora abbiamo un casa, e poi pensavo di prendermi quelle ballerine che avevo visto.
Tutto così, senza emozione, voce controllata e noncurante, così i miei si convincono che non ci siano grandi passi, che sia tutto normale amministrazione e alla fine… beh, me ne convinco pure io.

Tecnicamente poi, IO non ho comprato casa, dal momento che nel 2003 senza nessuna pressione esterna e nel pieno delle mie facoltà mentali mi sono immatricolata a Lettere e sono felicemente precaria da quando ho messo il piede destro in facoltà scansando quelli che cercavano di iscrivermi ai circoli marxista-leninisti il primo giorno di lezione, e di conseguenza firme non ne potrò mai mettere. Diciamo che sono la coinquilina privilegiata vah.
Comunque, ecco: abbiamo (ha, con me annessa) comprato casa.

Bòn.

Io che sono allergica alle responsabilità ovviamente mi sono prodotta in uno/due/quindici skleri verso metà luglio (al momento delle visite degli appartamenti), in una/due/quindici scene madri con lacrime annesse verso inizio agosto (al momento della firma) e in una/due/quindici scenate quando ho realizzato che era vero; ma ora ho accettato la cosa, con la noncurante tranquillità con cui lo comunicherei ai miei. Super-zen.
Bòn, la casa c’è, la firma pure. Bòn. Torniamo ad occuparci di cose serie. Dove andiamo il prossimo weekend? Oh guarda ci sono i voli per Faro in offerta, oh guarda, potremmo andare in Italia, o guarda c’è la promozione per la Norvegia però uhm, aspetta hai visto le nuove offerte last-minute per l’Estonia? Ecco. Questo intendo io per vita normale.
Il quadretto include me con quarantadue/quarantacinque schede aperte di cui circa dieci sono attività da fare nel prossimo futuro venturo nel raggio di trenta km da qui,circa quindici sono compagnie aeree diverse su cui sto cercando dei voli, circa dodici sono schede aperte di navi e crociere del fine settimana da qui al prossimo mese, una/due sono motori di ricerca voli, alla fine una o massimo due di cose di lavoro; e un uomo che ha la risposta pronta per ogni mia iniziativa di questo genere: “Andiamo ad abitare in Turchia?”- “Non c’è il Maiale”, Andiamo a San Paolo?” “Per i prossimi mondiali”, “Andiamo a fare un giro in Spagna?” “Uhm, effettivamente potremmo andare a Copenaghen” etc etc.

Insomma, per me il discorso casa era chiuso. La casa si è comprata e ora si inizia a riguardare i voli per farci i weekend in giro (che normalmente mi sembra necessario, qui mi sembra indispensabile visto le temperature che si raggiungeranno da qui a due mesi). Mi sembrava superata la fase delle preoccupazioni.

Ed era qui che mi sbagliavo.

Amici, non fatevi ingannare.
Io sono qui per mettervi in guardia.
Una volta che comprate casa non è l’arrivo, no.
E’ la partenza.

Ma non di tutte quelle minch*ate come “crescita della coppia” etc etc. No. Bensì di incombenze che prima uno classifica come “normale scorrere della vita” che invece diventano “momenti di isteria”.

Io sono una persona paccioccona che vive la vita in modo tranquillo, mi piace non dovermi preoccupare delle cose, mi piace non dovermi stressare inutilmente. Se mai mi sposerò o farò una di quelle cose iper-stressanti che le giovani d’oggi ci tengono tanto a fare, il mio desiderio più grande sarebbe quello di saperlo per ultima. Cioè, mi “potrebbe” anche andare bene sposarmi, a patto di scoprire la mattina stessa che mi devo sposare, e non dovermi preoccupare di niente. Entrare in jeans e avere massimo un testimone, magari scelto dal prete, così non devo manco interessarmene. A me “potrebbe” anche andar bene di avere un figlio, a patto che mi chiamino dall’ospedale il giorno del parto e mi dicano “signora, è il momento di partorire, ah non lo sapeva: beh oggi nasce suo figlio” e a patto di venire chiamata dalla suora superiora del collegio svizzero in cui l’avrò mandato dall’età di un mese quando compie diciotto anni per salutarlo ed augurargli buona vita. Insomma, io sto bene se non mi devo agitare, non agitatemi, fate tutto voi. E staremo tutti in grazia di Dio.

Di conseguenza, per me il discorso “casa” era finito alla prima casa che avevamo visto: uhm, ha quattro pareti, carina, per me va bene.
Ovviamente però con una casa uno non può fare come faccio io di solito nei negozi (uhm, dovrebbe essere la mia taglia, buongiorno commessa se non mi va bene lo posso cambiare? Certo, ma può prov… non ho voglia, pago, arrivederci) che entro, vedo una cosa che mi piace, guardo di sfuggita la taglia, compro ed esco, senza passare dai camerini e dall’anticamera delle decisioni ponderate (che nel mio cervello è un posto dove ci sono le ragnatele). Cioè, spieghiamo: io avrei preso così, su due piedi, la prima che avevamo visto. L’uomo che ho al fianco in ossa ma soprattutto carne per fortuna è un attimo più oculato di me, e mi ha trascinato a vedere non una, non due, ma almeno cinquanta case diverse.

Comunque ora il problema è risolto: presa.
Dibattito concluso, siamo a posto.

No.
Pivella io.

Per me le incombenze da scorrere normale della vita erano già risolte: bòn, abbiamo la casa, prendiamo (grossolanamente) le misure, sfogliamo il sito dell’Ikea, prendiamo degli allegri mobili uguali a quelli che hanno altri due miliardi di persone nel mondo, ordiniamo e facciamocelo portare a casa. Viviamo felici nel nostro compensato e prenotiamoci i prossimi voli.

E invece no.
Perché Cupido ha deciso mi mettermi al fianco uno che non è così sbrindellato, sciancato ed amante del pressapochismo come invece sono io (la storia degli opposti che si attraggono…. uff!) bensì uno che alla parola Ikea rabbrividisce e ha i conati.

E così è iniziato il secondo balletto su cui le coppie si pestano i piedi dall’Ottocento dopo il Valzer, chiamato “la scelta dell’arredamento”.

Io, consapevole del mio raffinato gusto estetico declinato all’inopia più estrema, ho subito dichiarato, con un tono così conciliante che neanche Letta con Alfano, un tenero e speranzoso (due punti, voce convinta): “Fai tu”.

Ovviamente come se non avessi parlato.

E quindi, chiesto il mio parere in modo così insistente mi ci sono buttata anch’io.
Sono stati minuti, ore, ma che dico, diciamolo pure Giorni spesi interamente a guardare siti di arredamenti, a controllare le misure per quelli che sono i miei assolutamenteimprescindibili mobili (libreria tutta parete e scrivania) e i suoi (divano e tavolo per le cene allungabile fino a contenere diciottomila persone “amore, quando ce le avremo tutte insieme a cena queste persone? Manco le conosciamo!!!” risposta: “sono una persona ottimista”) e gli assolutamente imprescindibili di entrambi (il letto reclinabile con comodino-poggiatesta-rava&fava incorporata e soprattutto lei, la regina della casa: la cabina armadio!!!).

Ed ora, sembriamo aver raggiunto compromessi ed accordi che… Yalta spostate.

D’ora in poi, lo prometto, non entrerò più in casa d’altri con quell’aria di sufficienza.
Lo prometto.
Non guarderò più quelle “sedie” in case altrui come “uhm, sedie” dove appoggiare il mio inconfondibile didietro.
No.
Lo prometto.

Ogni volta che entrerò in casa d’altri guarderò quelle sedie attorno al tavolo ed il mio cuore un po’ sanguinerà, pensando a quante discussioni, alzate di voce, disegni, ordini, pre-ordini, ri-disegni e crisi di coppia ci sono state per arrivare a quel risultato.

Anche voi amici, la prossima volta che venite a trovarmi, non azzardatevi a togliervi il cappotto senza aver prima detto: “che bella libreria, che bella scrivania, che meraviglia!” ma soprattutto la frase successiva, quella più importante: “ma chi li ha scelti?”.

Ho finito.

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12 pensieri su “Sbrindellatamente. (Ovvero: No, ma l’ho presa bene sta cosa della casa)

  1. gattosolitario ha detto:

    Se mi inviti a vedere questa casa prometto di riempirvi di complimenti. Comunque ma in Svezia esistono mobili che non sono Ikea senza dover vendere un rene? 🙂 Auguri comunque, avete fatto benissimo!!!

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  2. Liuri ha detto:

    Tanti auguri…noi siamo ancora alla fase “beh…questa è carina/bellissima/si può rimodernare”, già perchè anche io come te avrei comprato la prima che abbiamo visto ma lui riesce sempre a sfinirmi trovando dei difetti! Non ho nemmeno idea di quante ne abbiamo viste e a quante agenzie ci siamo rivolti nonchè a quanti privati abbiamo telefonato…booo…spero che per lo sfinimento non mi faccia piacere la prossima, tanto per…sono davvero stufa!

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    • virginiamanda ha detto:

      Tanti auguri in ogni caso! Dai, vedrai che andrà bene. In generale dicono (gli altri) che è meglio vederne tante… mah! Io ti consiglierei di individuare quelle due/tre cose a cui non vuoi assolutamente rinunciare (chessò: cucina abitabile, finestra in bagno, terrazzo, spazio per il divano quattro posti che hai già visto….) e prendere casa di conseguenza. Così quando ti verrà l’angoscia per il bagno troppo piccolo, o per l’assenza di spazio per la lavastoviglie, o per i muri da dover spostare, o per… ti guarderai intorno e dirai: però il mio terrazzo/divano/idromassaggio ce l’ho tutto e me lo godo alla grandissima! In bocca al lupo!

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  3. Mari ha detto:

    quanta saCCitudine vera e condivisa 😀 e quegli oggetti di solito rettangolari da appendere alle pareti? in confronto le sedie e/o mobilio vario sono la parte facile 🙂

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