Consigli (non richiesti) a donne che viaggiano da sole (o in compagnia)

[Era da tanto tempo che volevo scrivere questo post, ma è stato il post della Zit a darmi la stura, come si suol dire, in linguaggio aulico…
Le stavo scrivendo queste perle in un commento ma ad un certo punto mi sono resa conto che il commento stava diventando più lungo del suo post ed ho deciso di fare un post a parte.
Sì, lo so che se ne sentiva il bisogno.]

Buongiorno a tutte, giovani donne che state organizzando un viaggio. Abbiamo scollinato luglio e non c’è niente da fare: si pensa alle vacanze.
La prima cosa che mi sento di dirvi è “beate voi!” visto che causa lavoro nuovo di pacca io le mie vacanze non le farò (fischietto della tristezza* per me).
Questo però non mi fa indietreggiare di una virgola dal mio proposito di rendere il mondo un posto migliore, grazie a anni (coff coff) di viaggi e spostamenti.
Ecco qui i miei consigli (non richiesti, e ci mancherebbe altro) a donne che viaggiano.
Sono pensati per donne che viaggiano da sole, con budget relativamente limitato (effettivamente, non credo che una che può spendersi diecimila euro in una vacanza di dieci giorni abbia bisogno di consigli ma solo di adulazione e ammirazione. Più di adulazione però. Vuoi essere mia amica? Sorriso a 78 denti incorporato), non hanno fobie di nessun genere e parlano discretamente una lingua straniera, no il dialetto non vale.
Pronti? Via!

Allora amica Zit, e amiche tutte: prima di tutto: buon viaggio, ma prima ancora “buon pre-viaggio!”

1) LA PREPARAZIONE:
A me la preparazione piace tantissimo, compilo mille liste (a mano, sui foglietti bianchi che trovo in giro, sull’agenda, sul blocco, sulle bozze di gmail, sul retro degli scontrini…) e mi ritrovo SEMPRE e puntualmente a fare la valigia alle tre di notte dei giorno STESSO della partenza, dimenticandomi almeno un terzo delle cose segnate.
Anche la preparazione è cambiata con il tempo e (magari) l’abitudine (ma non è vero, non credetemi: non ci si abitua mai al nervosismo divertente dei giorni prima di un viaggio!). Una volta prima di partire facevo il giro delle librerie e compravo la Lonely Planet: leggevo sempre almeno l’introduzione e… basta. Però la compravo. Prima di partire per l’inter-rail, il mio primo viaggio all’estero prolungato a diciannove anni, comprai un mese prima Lonely di Spagna sud, Spagna nord e Guida Verde del Portogallo (ebbene sì, all’epoca non c’era la Lonely del Portogallo, sì, sono vecchia, ma Laura -tu sai chi sei- non ti preoccupare, ora esiste!). L’anno scorso, per il giro Lubecca-Scandinavia-Olanda ho preso in prestito due/tre guide sciancatissime e datatissime dalla biblioteca tre giorni prima di partire, solo per sedare il senso di colpa.
E vabbè, una volta non c’erano gli ipad e le connessioni ovunque.
Anzi, nel treno Lisbona-Parigi (un comodissimo viaggio di trentasei ore -sì, non sto esagerando-) nello scompartimento c’erano due tedeschi (uno dei quali aveva la nonna che svernava a Abano Terme) che osservavano entusiasti un oggettino bianco in mano a due australiane.
Era il primo i-POD che vedevo.
Sì, con la O, per dire quanto tempo sia passato.
Ma non sentiamoci vecchie e andiamo avanti.
La preparazione prevede di aver “capito” o perlomeno avere un’idea di massima sulla destinazione o almeno sull’aeroporto d’atterraggio. Questo non sempre è possibile. Potreste trovarvi anche nella condizione in cui mi trovo io adess si trova una mia cara amica con un fidanzato che fa i biglietti aerei e si dimentica la data e la città d’arrivo di riferirvi quando e per dove partite.
Amiche, questo è il mio consiglio per sempre valido: i biglietti FATELI VOI.
Per vari motivi, il primo è: contenere l’ansia.
Fateli e stampateli.

2) DA METTERE IN VALIGIA:
Ovviamente questo dipende dal tipo di destinazione: al mare ci si porta costume, telo e crema (se viaggiate col solo bagaglio a mano scorporatela nelle boccette da 100 ml l’una che poi vi fanno storie al controllo di sicurezza e no, non valgono gli occhioni, soprattutto quando in divisa c’è una vichingona stazza armadio quattro stagioni), in montagna ci si porta (non ne ho la più pallida idea. Le uniche volte che sono andata in montagna ho sempre sbagliato tutto) qualcos’altro, nella prima vacanza con la vostra metà tanti completini, lamette e babydoll trasparenti. Ma non è questo il punto. Ognuna mette in valigia quello che le pare.
Ci sono però delle cose fondamentali che non vanno lasciate a casa.
Con il tempo, al fine di evitare di esaurire il compagno/a di viaggio ogni dieci minuti a suon di pacche sulla fronte e “ho dimenticato il/la …”, ho elaborato una minilista di cose che NON posso dimenticare.
Sono: carte di credito, calzini e passaporto.
In ordine alfabetico: calzini, carte di credito, passaporto.
In ordine inverso: passaporto, carte di credito, calzini.
Manco il cellulare c’è nella lista. Anche perché, per quello che lo uso…
Sono arrivata alla conclusione che per quanto mi prepari, mi dimenticherò sempre qualcosa. Ma non c’è niente di cui io mi possa dimenticare che sia così fondamentale da non poter essere comprato.
I calzini invece sono un casino: me ne servono sempre di più di quanti pensavo e col tempo ho capito che devo sempre prevederne in più. Anche quelli si possono comprare comunque.
Ah, e la pinzetta cavaciglia.
Quella che viaggia con me l’ho comprata a Dublino dopo tre ore di vagabondaggio alla ricerca di un posto dove le vendessero e ora viaggia sempre con me. Nella taschina della borsa assieme alle carte di credito.
Ah, e se fate un viaggio itinerante: cuscino a 4 euro di Decatlon (quello comprimibile che diventa dieci cm cubi) e copertina (io ho quella che mi regalarono Fratello e morosa dieci anni fa, pile e vai col liscio… quella coperta si è fatta migliaia di km e resiste ancora benissimo). In aereo, in autobus e in treno tutti (e dico tutti) vi guarderanno storto ma voi starete comodissime e vi farete dei gran sonni alla faccia loro.

2) IL VIAGGIO VERO E PROPRIO:
L’unico vero consiglio è: rilassatevi.
Ho passato un bel po’ di viaggi a preoccuparmi di veder tutto il possibile, a farmi file ai musei, ad agitarmi perché trovavo chiuso, in fila agli sportelli delle stazioni a chiedere, a discutere, a ponderare, a fare conti su quanti giorni rimanevano per vedere questa o quell’altra città etc etc.
Ma adesso basta.
Mi sembra evidente che (avendo pure in programma di lasciare questa vita tra qualche anno) non riuscirò mai a vedere tutto quello che prevedo e che vorrei. E pazienza, questo non lo posso controllare. Il mondo è tanto grande e difficilmente lo vedrò tutto. Ci provo, eh. Però bisogna essere realisti.
E le parti che mi sono piaciute di più delle mie vacanze sono io e la mia amica che ci piegavamo dalle risate e dal peso degli zaini davanti alla stazione di Avignone, il dialogo surreale con un cuoco romano nel giardino dell’ostello di Perpignan, io e l’altra a farci le foto buffe davanti alle grotte in Cappadocia, le canzoni cantate sull’autobus che non arrivava mai a Istanbul, la lotta dentro al mare Egeo, dove anche a due metri vedi perfettamente i tuoi piedi, l’ansia quando si entra sotto l’acqua nel ponte a Copenaghen, io che mi mangio la tortilla e mi bevo una cana con limon alla Bercelloneta, il festival della birra trovato per caso a Lubecca, mio fratello che mi impreca in tutte le lingue del mondo perché ho sbagliato stazione d’arrivo in Marocco e sono arrivata in un posto dimenticato da Allah e dal Re in cui ci sono solo malesi e venditori ambulanti e pure i marocchini evitano, l’albergo a Sofia trovato per caso, la colazione che un amico d’infanzia del futuro marito di mia sorella mi ha fatto trovare la mattina dopo a Galata, il tizio che ci inseguiva a Porto, la spiaggetta spagnola dal pranzo a cinque euro raggiunta con la corriera consigliata dalla mia corrispondente spagnola di quarta liceo che sembrava di stare in California, gli occhi sgranati davanti ai trancioni di salmone la prima volta in assoluto che mettevo piede a Stoccolma, il mercatino di Natale trovato per caso il giorno in cui abbiamo deciso in un pomeriggio noioso francese di fare un salto a Basilea e la tazza blu che è ancora a casa dei miei, le viette incantevoli e piene di gente e la friggitoria che friggeva qualsiasi cosa trovata per caso e per fame a Maastricht che neanche dovevamo fermarci lì…
E nessuna di questa include un museo o un’attrazione “da vedere” di quelle scritte sulla guida.
Certo, all’Alhambra, ai Musei Vaticani, al Thyssen, al Louvre, alla National Gallery e a Capodimonte ho voluto andarci. Sì. Ovvio.
Ma solo perché sapevo che dentro c’erano quadri che io volevo vedere da una vita.
Punto.
Quindi il mio consiglio è: non c’è niente che bisogna fare ASSOLUTAMENTE in una vacanza. Non c’è niente che BISOGNA vedere per forza in una vacanza.
L’importante è aver scelto la compagnia giusta (anche se si tratta solo di se stessi) e volersi bene. Volere bene al mondo che ci circonda, essere bendisposti.

Ma ora, ecco il consiglio supremo che mi sento di darvi, giovani donne che partite.
3) IL GIORNO DELLA PARTENZA
Il giorno della partenza (non importa se la partenza della vacanza o una partenza PUNTO A PUNTO durante la vacanza) BISOGNA ESSERE FIGHE.
Soprattutto se non si parte con la dolce metà.
Non è vero che bisogna essere comode. Questo è il più grande inganno dopo Tracy Chapman che non è un uomo (anni prima di scoprirlo e ancora mi devo riprendere).
La donna che viaggia, sia anche per prendere il treno in Italia da una città all’altra, deve essere figa. E perché dico questo, proprio io che non mi trucco quasi mai e mi metto la prima roba che capita? Perché mi trasformo il primo giorno del viaggio? Eh, perché?
Per un semplice motivo.
Anni e anni di frequentazione di stazioni ed aeroporti mi hanno portato a questa insindacabile e cristallina conclusione:

se hai i tacchi e sei tirata da gara, gli uomini intorno sentono il dovere morale di portarti la valigia.

E ora andate in vacanza e divertitevi.
(Anche per me)

*Questa la capiamo sì e no in cinque: ciao amici!

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5 pensieri su “Consigli (non richiesti) a donne che viaggiano da sole (o in compagnia)

  1. lisecharmel ha detto:

    ma sei stata in un sacco di posti fighissimi! io la lonely planet la compro ancora (quest’anno che andrò nelle marche mi sa di no). comunque a proposito di questo, l’altro giorno mi è arrivato questo messaggio dal fratello di mio marito: “Hai per caso il libro sul Marocco?” Il libro era la guida. °_° Appurato questo, il messaggio successivo è stato: “Le guide che prendi te, che autore sono?”
    Posso mandare alla sua morosa il tuo post? 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Certo, mandaglielo! Comunque io direi di andare come base a Marrakech e parlare molto con i locali, loro sanno tutto e ti consigliano i posti migliori 🙂
      Anch’io voglio andare nelle Marche! Mi sa che anche quest’anno niente 😦 Ufff!

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  2. Topper ha detto:

    Al “Buongiorno a tutte, giovani donne che state organizzando…” erano tentato di mollare la lettura, poi ho proseguito e ho fatto bene, mi hai fatto sorridere. Ho pensato che per me, quasi sempre, la vacanza è il viaggio e inizia già dalla preparazione…

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