Medico: cura te stesso (in teipsum redi: in interiore homine habitat veritas)

Ci sono notti in cui vorresti dormire. In cui va tutto bene, va tutto benissimo.
Sei sempre in un posto dove non dovresti, sei sempre dentro un corpo che non vorresti, sei sempre accompagnata da pensieri che non dovrebbero stare lì.
Qualche anno fa, davanti ad un’amica in crisi con il fidanzato dopo tre anni di rapporto altalenante e discontinuo chiedevo: “perché continui a starci?”. Avevo tante risposte, allora, e tanti consigli. Le dicevo che non doveva aver paura di restare da sola, non doveva aggrapparsi all’idea di “stare con qualcuno” visto che la maggior parte del tempo lo passava da sola e senza poter fare affidamento sull’altro. Le dicevo che non doveva aver paura di quello che avrebbe scoperto rimanendo da sola, che forse aveva solo paura di ascoltarsi, di conoscersi.
Oggi si sono lasciati da tanto tempo, lei è sbocciata, fiorita.
Ma questo non c’entra.
Quello che c’entra è che sono sempre piena di buoni consigli per gli altri, perché i miei consigli partono da quello millenario e non mio che fa così: “conosci te stesso”.
E come tutte le persone che ad un certo punto si incontrano, ci si conosce e con cui si passano anni, non si finisce mai di sorprendersi, di scoprire cose nuove.
Sì, certo.
Ma io è una vita che adopero questo motto come segnale nella tempesta e quello che so dell’animo umano lo so solo in base al mio di animo, solo rapportato a me.
Non so niente del mondo esterno, perché tutte le volte che ho cambiato ubicazione ero troppo attenta alle “mie” reazioni a quelle nuove sollecitazioni e circostanze.
E non so niente neanche delle persone che hanno condiviso tratti di vita con me.
Perché mi è toccato in sorte di avere vicino persone che mi assecondassero e mi ascoltassero.
Le domande “chi sono” e “dove vado” me le sono poste già così tante volte e in tanti momenti diversi che ormai parte la risposta in automatico dopo il bip.
Certo, non sono rimasta uguale a me stessa, sono cambiata e cresciuta.
Però sono stanca, di essere, alla fine della fiera, da sola e di essermi fatta compagnia tante di quelle volte da trovarla ormai noiosa e scontata.

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2 pensieri su “Medico: cura te stesso (in teipsum redi: in interiore homine habitat veritas)

  1. mokassino ha detto:

    Scavare e scavare, mettere a nudo la propria anima soprattutto con se stessi funziona. Non funziona però lasciarla a nudo alle intemperie a lungo, altrimenti come il ferro si ossida e arrugginisce.
    Io ho optato per un’anima cromata.

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