Abusi di incisi (non lo deve sapere, non lo deve sapereee)

Non sono molto brava con le parole, ma sento l’urgenza di fermare questo momento.
E le parole che mi vengono in mente sono “paura” e “forse”.
Non diventerò una romanziera russa (se non altro per la cittadinanza) ma ecco che già sento un piccolo sassolino uscire dal mio corpo.
Devo avere un colesterolo di parole da qualche parte che si ferma e forma grumi che impediscono ai pensieri di scorrere. Le prime che si vedono sono quasi sempre “forse”, “paura”, “chissà” e anche “perché”.
Tra la porta del frigo e il cuscino azzurro ho elaborato alcune teorie in questi giorni di estate svedese. E’ un’estate un po’ strana ma soprattutto straniante per me straniera. Anzi, ecco, la potrei chiamare un’estate straniera (ora la scelta musicale cerebrale è tra la Gianna e la Giuni, speriamo bene, vediamo poi chi la spunta per il titolo là in alto). Qui il picco dell’estate, il momento più caldo, quello che tutti aspettano e quello in cui tutti sono in vacanza è il 21 giugno. A parte che ringrazio il Re di Svezia della cortesia accordatami visto che so che è una data importante per me (ci ho pensato a lungo, so che è importante ma non mi ricordo perché, facciamo che è il giorno del primo bacio e non se ne parla più, tanto più o meno è stato in quei giorni, visto che ho avuto una storiellina da prepubertà standard: i giorni della fiera, uno “più grande” -cioè lui aveva sedic’anni e io ne avevo dodici e questo basta per pensare “è più grande”-, che aveva “la moto” -molto probabilmente un motorino Malaguti, ma non roviniamo il ricordo del bello e dannato, che veniva “da fuori” – cioè dalla città a sedici chilometri da lì, e che era “corteggiatissimo” -cioè tutte le ragazzine più grandi [c’erano solo ragazzine più grandi, in paese io ero l’unica rimasta del mio anno, tra traslochi e divorzi] gli sbavavano dietro e facevano le svenevoli, e lui -chissà perchè, me lo chiedo ancora- invece si era fissato su di me, e io non ci credevo, e anche quando era palese e lui me l’aveva pure detto “mi piaci”, io continuavo a chiedere alle mie amiche “ma secondo te gli piaccio o no?” e quando finalmente l’avevo capito -sì, sempre stata una particolarmente perspicace- credo di avergli detto una delle mie scemenze da imbranata -sempre stata una che ci sa fare- tipo “ma perchè ti dovrei piacere io? Ma non l’hai vista la Chiara quant’è bella? E la Caterina quant’è simpatica? Io non ho neanche le tette!” -sempre stata una a proprio agio con il corpo-, e lui si era messo a ridere e mi aveva detto che mi doveva mostrare una cosa, e mi aveva preso per mano – A me! A me!- e mi aveva portato dove gli altri non ci potevano vedere, e ad un certo punto, io me lo ricordo anche la magliettina bianca che avevo, mi ha detto: “chiudi gli occhi” e io avevo eseguito, fidandomi ciecamente, e mi aveva schioccato un bacio, me lo ricordo ancora, un bacio! A me! E io non ci credevo però allo stesso tempo pensavo: allora era vero che gli piacevo! E mi sentivo strana e mi sembrava un punto di non ritorno, ed era stato tenero e romantico. Come teneri e romantici possono essere i bacini a fiordilabbra dati a dodic’anni dietro il campetto sportivo).
Qui, il 21 giugno il mondo si ferma, la gente va in vacanza, i bar chiudono perché “tanto non c’è nessuno che resta” (sempre grazie della considerazione accordatami), insomma, pari pari quello che in Italia (o mia adorata Italia, quanto sei lontana!) succede il 15 agosto. Città fantasma, “siamo chiusi per ferie”. E come ferragosto da noi, i giorni prima della Midsommar (così si chiama questo Ferragiugno) sono elettrici, frizzanti, da sabato del villaggio, in attesa della felicità delle vacanze. E così, come i giorni successivi a Ferragosto, anche qui i giorni dopo sono figli di depressione, nostalgia, mancanza, caducità, inarrestabilità del tempo che scorre e si porta via l’estate, le vacanze, il caldo, i sorrisi.
E per me è straniante. Tarata sul bioritmo italiano (gioia in modalità on fino a ferragosto (almeno!), gioia in modalità off da gennaio a febbraio) e con una certa, personale, inclinazione alla malinconia (si sa che il giorno in cui sono nata mio padre invece di tenere la manina a mamma -che comunque non l’avrebbe mai voluta-[la mia famiglia è fatta di donne forti e corazzate] si trovava ad un funerale) vivo questa stagione anomala con un’irrequietezza insolita. E’ ancora estate, è piena estate. E la gente porta in giro quelle facce da “something wrong”. Mi verrebbe da schiaffeggiarli (effettivamente questa è una sensazione che ho anche nelle altre stagioni, devo ammetterlo).
Ma non c’è solo questo a rendermi instabile ed umorale.
(E, nonostante l’avanzamento dell’età, non è neanche la menopausa, ma grazie per averlo chiesto, comunque).
Ci sono cose che non pensavo di dover fare e invece toh, le devo fare. Io che non so badare neanche a me stessa (e come riesca a domare la sintassi ne è un brillante ed evidente esempio) mi ritrovo a dover cercare una casa, risultare presentabile, fare lavori che richiedono responsabilità (ma m’avete vista in faccia???) (ecco, riguardatemi!), ma soprattutto a cercare casa.
Questa nuova tappa mi destabilizza. Sarò in grado? Sarà la vita quassù adattabile a me (sì, perché il mio limite di adattabilità è esaurito, quindi ora è la Svezia tutta che mi ci si vi deve adattare intorno) per i prossimi anni? Sì? No? Forse? (e torniamo al punto di partenza).
Sarò in grado di stare in coppia in un modo adulto, in cui si affrontano i mutui assieme, come fanno le coppie grandi?
Io non lo so, non me la sento.
E oltretutto, l’estate svedese non è così fredda come speravo (la mia temperatura ideale è sopra i 13° -sotto inizio a battere i denti, veramente!- [sì, la mia idiosincrasia quest’inverno non era una raffinata iperbole, era “sofferenze pura”!] e sotto i 22° – sopra svengo, veramente! Ho la minima a sessanta, sappiatelo e se mi trovate per terra raccoglietemi, grazie. Differenziata, grazie ancora.) e io ho gli svarioni. Che curo a colpi di coca cola e di ciuccetti (sì, i need sugar, e tu che vuoi?) (ho risolto il problema della prova costume andando al mare con soli uomini, va bene???).
Quindi forse, come diceva Monica Vitti in quella famosa intervista (in cui diceva qualcosa come: odio tutti, li detesto, e manderei a fanc*lo tutti se solo mi rivolgono la parola prima delle sei del pomeriggio, deve essere…) … tutta colpa della pressione bassa.

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