Virgh risponde/2 (La posta del cuore ai tempi delle chiavi di ricerca)

La gente arriva sul mio blog con i quesiti più strani, e alcuni mi fanno proprio tenerezza.
Quindi: Virgh risponde.

1. “Gli dico di non chiamarmi più ma sono pentita che fare?”

Cara amica (o caro amico),
la risposta è “dipende”.
Perché gli avevi detto di non chiamarti più?
E’ stato un capriccio? Oppure quella è una persona che ti ha fatto soffrire, che ti ha chiamato solo per usarti come tappabuco e che si è pure dimenticato il tuo compleanno e di chiamarti per Natale? Se lui non ti ha chiamato di sua spontanea volontà (senza messaggini o chiamate intimidatorie da parte tua, intendo) almeno cinque volte nell’ultimo mese (cioè trenta massimo trentuno, non sgarrare…) puoi continuare a non pentirtene affatto.
Se invece lui è tanto carino, ti ha chiamato, ha fatto sforzi per vederti solo perché tu eri un po’ giù, e tu gli stai dicendo di non chiamarti più perché “non sei abituata” a uno che ti tratti bene, allora il consiglio è uno solo (due punti): chiamalo.
(E piantala di fare la principessina sul pisello, che di piselli educati di questi tempi, se ne vedono sempre meno!)
[PS – storia di vita vera: io lo mollai un giorno di luglio. Dissi non chiamarmi più, non sentiamoci più, basta. Così, perché m’era girata la luna. Lui disse va bene. Andò alla macchina.
Nel pomeriggio mi pentii e lo chiamai e dissi: “C’ho ripensato”. E lui rispose “Lo sapevo”.
Stiamo assieme da due anni]

2. “In culo alla balena”

Cara amica, caro amico.
Speriamo che non caghi.

3. “Tinta uomo biondo”

Cara amica, caro amico.
Evita.

4. “Studiare spagnolo è inutile”

Cara amica, caro amico.
Non è vero.
In terza superiore potevo scegliere tra studiare spagnolo e tedesco. La letteratura tedesca mi piaceva molto, lo spagnolo (sì, lo ammetto) mi sembrava più facile. Come tutte le studentesse diligenti ho fatto due conti: non avrei mai voluto arrivare all’ansia della maturità con una terza lingua difficile.
Così scelsi spagnolo.
Lo studia cinque ore a settimana per tre anni, andai in una famiglia spagnola per uno scambio in quarta superiore, mi innamorai della Spagna e della loro ospitalità. Al terzo anno all’università partecipai ad un bando: Francia o Spagna? Scelsi la Spagna, ma non potei concorrere per mancanza di esami rilevanti. A malincuore partecipai all’ultimo momento (letteralmente: arrivai alla posta venti minuti prima della chiusura, l’ultimo giorno utile) per la Francia: dopo tre mesi mi comunicarono che sarei partita.
Trascorsi sei mesi in Francia, felicissima.
Tornai in Italia e mi dissi: mi manca qualcosa.
Feci la valigia ed un biglietto Ryanair sola andata.
Trascorsi in Spagna più di due anni. Trovai lavoro subito, l’amore dopo un mese.
Mi integrai perfettamente.
Ottenni il certificato di C2 al Dele.
Un giorno in Turchia mi portarono a vedere una scuola.
Mi dissero che avrei dovuto fare la lettrice madrelingua in un laboratorio di italiano.
Ma, sorpresa turca, una volta arrivata cosa scopro?
Il laboratorio è in spagnolo.
Mortificati tutti.
E io: no problem, e feci lezione di spagnolo.
Tornai in Italia e mi contattò una famiglia mentre stavo finendo la tesi: “nostra figlia deve cambiare scuola, deve passare da uno scientifico ad un linguistico: l’aiuteresti con il francese, l’inglese, lo spagnolo ed il latino?” No problem. E per un anno lavorai quasi venti ore a settimana con la bimba (tutti otto), in un periodo in cui, causa tesi, non avrei potuto fare tanto altro.
Quindi, cara amica, caro amico, per rispondere alla tua domanda: è utile studiare lo spagnolo?
Sì.
No.
Dipende da quale sarà la tua strada futura.
Per me è stato molto utile.
(Anche se non ti consiglio i fidanzati spagnoli, claro)

5. “laurearsi in ritardo + depressione”

Cara amica, caro amico.
Ti capisco.
Ti capisco bene.
Ma non ti deprimere!
La vita sarà bella e piena di opportunità anche se ti laurei un mese o due mesi dopo.
Perché ti devi buttare giù? I genitori ti fanno storie? Insistono? Ti rompono l’anima?
Cuffiette, sorriso stampato e vai di certezze: ti romperanno l’anima anche quando sarai a casa, laureato con 110 a cercare lavoro.
E’ il loro mestiere.
Tu piuttosto: spegni il computer e mettiti a scrivere la tesi, che la settimana prossima il tuo relatore riceve e tu SARAI A RICEVIMENTO.
Punto.

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