Ma le canzoni son come i fiori… (Cronaca da un mese fa)

“E infatti scappi via”.

Ci sono certe applicazioni gratuite che non puoi usare senza dover aspettare la pubblicità. Per proseguire deci se,pre attendere quei due tre secondi che compaia la pubblicità e poi spegnere, chiudere la pagina e andare oltre. Forse succede così anche per altre cose. Chissà. Magari vorremmo tanto andare avanti e invece no, bisogna aspettare. Pazienza ed aspettare.

Chissà.

Dovendo scrivere con l’ipad questi post escono più sconclusionati e scorretti del solito, pazienza. Pazienza, davvero.

Ieri mattina mi è successa una cosa strana. Mi sono svegliata (e fin qui niente di troppo strano) ed ho realizzato immediatamente una cosa che è stata un’epifania. Quest’anno compio ventinove anni. Ventinove anni e chi l’avrebbe mai detto. E non riesco a smettere di pensarci. Certo mancano ancora tanti mesi. certo sono ventinove e non sono trenta e bal bla bla. Certo tutto. Ma è stato come se per la prima volta mi soffermassi su questo dato.

Da sempre sono convinta che morirò presto, chissà perchè, ma da quando sto qui ho iniziato a pensare “e se non accadesse?”. Ecco, lo ammetto, da quando sono qui ho iniziato a pensare a me stessa non più come ad una adolescente e la cosa non dico mi spaventi (perché mai dovrebbe? Le cose naturali non dovrebbero spaventare) ma mi trova del tutto impreparata.

Ho finora preso la vita con spirito e senso dell’umorismo, con la leggerezza e la poca lungimiranza di chi sa che ha davanti pochi anni, e che boh, chissà perché, mi ero convinta di questo e toh, ci credevo sul serio.

Ieri mattina mi sono svegliata e mi sono resa conto che no: non si puó vivere sempre come se si avessero sedic’anni, seguendo “il cuore”, “le passioni”, “gli ideali”. Ma non per la questione dell’imborghesimento, non perchè venga a mancare l’entusiasmo (quello per fortuna ce l’ho ben conservato da qualche parte) ma perchè si acquista il senso delle cose, la concretezza, la responsabilità delle azioni che si fanno e la conoscenza delle conseguenze. Come se non bastasse: invece di pensare sempre più a se stessi come pronosticava l’Ispanofono (con la edad nos volvemos mas malos) si inizia ad essere sempre più preoccupati delle persone care che diventano quello si, molte meno di quando si avevano sedic’anni (dai retta, non valgono gli amici su facebook) e nello specifico (intendo il MIO specifico) i genitori. A sedic’anni facevo quella che se ne fregava. Nel mio libretto giallo delle citazioni avevo addirittura scritto una lista di “cose che non faró mai a mia figlia” ed ovviamente c’erano tutte le cose che mia madre faceva con me. Per fortuna quel libretto è rimasto in Turchia e da quasi due anni non lo leggo, rabbrividisco al pensiero di non essere più d’accordo con la me stessa di allora.

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