Non ho finito

Non ho finito.
Andiamo avanti con i pensieri di questi giorni.

5) La vecchiaia.
Ho iniziato a pensarci, sì, anch’io.
E’ una cosa naturale: scopri che per dimagrire non basta più mangiare di meno (mannaggia…) e neanche trattenersi per un po’. No, no. Ti ci vuole l’attività fisica, adesso.
E questo non perché l’influsso di Giove sia cambiato, ma perché sono invecchiata. Sono sotto la trentina ancora per un anno e mezzo, ma vabbè, sto diventando vecchia. Quando ho compiuto ventisei anni l’uomo che tutte le mattine mi sveglia con una suoneria fatta di flauti peruviani delle sagre (true -and sad- story, e questo ridimensiona l’unicorno del post sotto) mi ha fatto gli auguri e mi ha detto: “ormai hai scollinato”. E, a parte la grande botta all’autostima, rende l’idea. Non puoi essere adolescente per sempre, fatene in conto come si dice dalle mie parti e bona.
Ma il fatto che io non sia ancora così vecchia mi porta a ricordarmi bene, fin troppo bene, di com’ero da adolescente.
E quando vedo gli studenti o le persone più piccole di me passare per situazioni che
so che fanno male glielo vorrei dire. (Ecco la parte buona della vecchiaia: ne sai di più) Vorrei proteggere dai pericoli dell’adolescenza lunga un sacco di persone a cui voglio bene o che semplicemente mi passano di fronte.
E penso che sia una condanna, la condanna di aver sofferto e di averci riflettuto sopra: pensi di aver capito un sacco di cose e le vorresti dire, vorresti mettere in guardia gli altri, perché “se a me l’avessero detto che andava a finire così io non avrei detto/ non avrei fatto/ non sarei andata/ non…”.
Ma è una condanna. Una condanna perché non è vero.
E tu lo sai che non è vero.
Che tutto quello che hai imparato andrà perduto perché anche se tornassi indietro e gliele raccontassi alla te di una volta tutte le cose che sono successe, lei non ci crederebbe, lei farebbe altrimenti, lei forse le farebbe più sbagliate ancora.
E se pensi che neanche la te stessa, che sei pur sempre tu, di un tempo ti ascolterebbe: come potrebbero farlo gli altri?
E’ una condanna aver riflettuto sulla vanità, sulla fretta, sull’ansia e sull’eterno esame auto-imposto.
Perché a te non serve (più) e agli altri non servirà…
mai.

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2 pensieri su “Non ho finito

  1. verbasequentur ha detto:

    per una volta non sono d’accordo.
    non è vero che a te non serve, secondo me, o meglio a te non serve più sapere “la soluzione” specifica del problema, ma la consapevolezza che la soluzione c’è, quella ti serve eccome ed è la te adolescente che l’ha scoperto.
    a me da ragazzina in certi momenti sarebbe bastata la certezza che “prima o poi passa”.

    Certo, a ritroso anche avere il numero vincente del superenalotto non sarebbe male, eh.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì, allora sarebbe servito anche a me che la me del futuro mi dicesse “poi passa”.
      Ma forse la me del futuro avrebbe continuato a parlare e mi avrebbe pure detto “poi viene di peggio!”…
      E allora forse, meglio così!

      Mi piace

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