Non è vero

Non è vero che erano solo tre.
Una volta mi era stato spiegato a lezione che Virginia Woolf diceva che una donna per scrivere ha bisogno di una stanza tutta per sé. E che c’era un libro in cui lei lo spiegava per benino. Il libro l’avevo anche comprato ma dopo aver provato varie estati a leggerlo, è rimasto nella libreria dei “libri da leggere”. Il senso comunque è: se volete leggere un libro non fatevi dire di cosa parla, non leggete estratti nelle antologie, non frequentate corsi dove si fa la lettura in chiave femminista (o neoplatonica o storica o marxista) di quel libro. Poi finite per (spoiler) non leggerlo più.
E l’altro senso (quello del libro in sè, o almeno, questo credo che sia quello che c’è scritto dentro – ma io non l’ho mai letto, ribadisco) è che una donna ha bisogno di uno studio per scrivere, in soldoni: d’essere lasciata in pace.
Ma la donna è difficilmente lasciata in pace.
Io sono abbastanza lasciata in pace eppure in questi giorni ho fatto fatica a trovare un momento per scrivere, eppure ho così tanti pensieri che vorrei fissare.
Ma l’altro giorno, quando ho iniziato ad appuntarli, hanno iniziato a sfuggirmi e poi anche il tempo si è messo in mezzo: dovevo andare a lavorare.
Che uno dice: beata te che hai un lavoro e io a quell’uno rispondo “lasciamo perdere”.
E allora continuiamo.

4) I fidanzati. Questo è un pensiero che faccio ultimamente perchè la vita di coppia è come quella di single: ti porta ad attirare altri esseri simili. In questo caso si attirano coppie. (Da single, per fortuna, attiravo single, ma so di single che attirano coppie) (pare che esista pure il viceversa) (e pure di single che attirano parti di coppia) E con le altre coppie cosa si fa?
Confronti. Si fanno confronti.
E hai voglia ad essere zen, a vivere come se dovessi morire domani, a essere sempre sorridente e a pensare d’essere fortunata perché sei viva come mi impongo dalla più tenera adolescenza… viviamo in un mondo competitivo.
Abbiamo mamme competitive, pesanti parenti inquisitori e tanta, troppa, gente che si annoia intorno per non sentirci sempre e puntualmente sotto esame.
E sì, non l’avrei mai detto da single, ma a quanto pare nel mondo reale anche i fidanzati diventano trofei, e se hanno vinto tanti draghi con il loro cavallo bianco diventano appetibili e invidiati… da un sacco di damigelle tra l’altro.
Fuor di metafora: in giro c’è una gran moria di ragazzi perbene.
E le spiegazioni probabili, dopo tanto averci pensato su, sono: o le mie amiche sono sfigate nelle loro relazioni o i ragazzi che sono a spasso sono dei gran egoisti, menefreghisti e principessini sul pisello viziati (sono loro i viziati, non il pisello).
E allora io, che sto con uno che è moderatamente bello (allarme: sto cercando di guardarlo con occhi esterni), che lavora, che s’è fatto il culo (con grazia, ovviamente) all’università, che ha degli amici simpatici, che in casa pulisce, cucina, fa le lavatrici, stende, mi sopporta, si sciroppa i miei telefilm e mi fa i regali sembra che stia con un unicorno.
E invece no. Uno perchè di corna non ne ha. (E questo mi sembrava doveroso precisarlo) E due perché è un ragazzo normale (di nuovo: cerco di osservarlo dall’esterno).
E mi chiedo: ma come fate a stare con tipi che vi maltrattano? Che non vi rispettano? Che non vi vogliono nel loro futuro?
E poi mi chiedo: perché? Perché ci state?

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