Se nella notte c’è ancora un grido animale…

Vorrei poter raccontare di quello che sta succedendo nella mia testa e invece sono troppo impegnata a tenere a bada la lotta tra quello che dovrei e quello che vorrei.
Chissà quando è iniziata questa lotta, chissà se me l’hanno inculcata a forza di “comportati bene” di “però potevi almeno pettinarti”, di “certo che potevi vestirti un po’ meglio”, di “tu al professore non devi ribattere proprio niente”, di “allora quando lo fai il prossimo esame”, di “dovresti”, di “potresti” di “prova a”.
Chissà se è per tutti così, o se è stato così solo per quelli della mia generazione, o solo per quelli nati in Italia, o solo per quelli nati donne o solo per quelli nati nella mia famiglia.
Chissà.
Il fatto è che ho ricevuto così tante raccomandazioni prima dai miei e poi dal mondo esterno su come “dovrei” comportarmi che quando penso a qualcosa che vorrei fare ho sempre paura che sia mediato da quello che mi hanno inculcato fin da piccola nella società.
Chissà se esiste la possibilità di essere veramente liberi, di desiderare qualcosa di completamente avulso dal nostro vissuto e dalla nostra storia sociale e dalla storia sociale della nostra famiglia e della nostra nazione.
Il fatto di essere da un terzo della mia vita una “straniera” a casa d’altri non fa che acuire queste riflessioni ma certo non le risolve e non le dipana.
In questi giorni sono andata a ritroso di quello che volevo per capire come quello che volevo mi avesse portato fino a qui. Capire da dove si viene può aiutare a capire dove si sta andando, dicono, nel mio caso capire da dove si viene ho pensato mi potesse aiutare a capire se dove stessi andando l’avessi voluto veramente in qualche momento io o no.
Chissà.
Chissà se ho scelto questa strada perché lo volevo io internamente o se perché mi sembrava la più percorribile, la più vicina a quello che volevo in quel momento ma non del tutto quello che volevo, se mi è capitata per una concatenazione di eventi e se per fare meno fatica ad un certo punto me ne sono appropriata o se il fatto che quelli che avevo attorno mi vedessero “tagliata per” farla abbia alla fine piegato la mia volontà a tal punto da non riconoscere chi era a volere veramente e a convincermi che lo volessi davvero io.
Ma poi: anche ad averla voluta davvero percorrere questa strada a sedic’anni, chi lo dice che fosse la strada giusta?
Chi lo dice che bisogna essere fedeli davvero ai nostri sogni di adolescenti?
Gli adolescenti non hanno passato, hanno pochissima esperienza della vita e praticamente nulla l’esperienza del mondo. Cosa ne sanno del lavoro, dei colloqui, dei cv da mandare, delle professioni più richieste? Non sanno niente di niente ed è per quello che votano partiti estremi, perché si fanno rimbambire dalle parole, perché si fanno entusiasmare dagli ideali alti, anche quando sono vuoti o irrealizzabili.
Chi l’ha detto che a seguire la propria strada, come recitava tronfio Ligabue in una canzone e tutti quelli come lui da Vasco in poi a gigioneggiare su versi assurdi di persone che a cinquant’anni si auto-battevano la mano sulla spalla dicendosi: vedi come sono stato bravo? Non mi sono mai “tradito”, non ho mai tradito il mio “io” sedicenne, come se fosse un merito essere rimasti a cinquant’anni degli adolescenti che non affrontano il futuro perché hanno paura di perdere la purezza; si faccia bene? Cosa ne sappiamo noi a sedic’anni di noi stessi per sapere precisamente quale sia la nostra strada da seguire?
I miei demoni interni sottoforma di voci che dicevano “dovresti” mi hanno impedito di guardare non dico oltre il tracciato, ma solo alla banchina. E se non fosse stata un’autostrada quella che ho seguito? Se fosse stato un sentiero tracciato tanti anni fa che ora si è perso in mezzo alla montagna? Ha senso seguirlo fino in fondo?
Chi ci ha messo in testa tutte queste fesserie sull’essere coerenti al proprio cammino? Ma le avete mai viste le foto di un bambino di due mesi? E quant’è diverso dall’uomo che sarà a sessant’anni? E se cambiamo così tanto fuori, che sostanzialmente cambiamo poco, a parte qualche ruga e la barba o i denti, come cambieremmo dentro? Siamo i depositari della nostra unica sacrosanta incontrovertibile verità?
E se non fosse affatto una verità?

*Ho in testa questa canzone da tutto il giorno. Non c’entra niente. Credo.

Annunci

4 pensieri su “Se nella notte c’è ancora un grido animale…

  1. Maria Emma ha detto:

    Anche io mi faccio spesso queste domande, soprattutto anche per me questo è un dubbio non dipanato:
    “Il fatto è che ho ricevuto così tante raccomandazioni prima dai miei e poi dal mondo esterno su come “dovrei” comportarmi che quando penso a qualcosa che vorrei fare ho sempre paura che sia mediato da quello che mi hanno inculcato fin da piccola nella società.”

    Mi piace

  2. lisecharmel ha detto:

    questo post andrebbe incorniciato. io sono molto più vecchia di te e mi sento di dire che l’importante è essere felici adesso, anche se quello che ti rende felice ora non era quello che desideravi a 16 anni e magari non sarà quello che desideri a 45. l’importante è essere fedeli e coerenti a se stessi in quel dato momento della propria vita, senza incaponirsi su qualcosa che si voleva secoli prima.
    e non è cosa da poco: ci sono milioni di persone che non sono o non fanno ciò che vorrebbero a causa delle circostanze (o anche di se stessi), per cui ciò che si voleva a 16 anni è davvero secondario.

    Mi piace

  3. Void_78 ha detto:

    Io non so se ho mai fatto quello che ho voluto. In passato mi illudevo che fosse così, ma adesso mi vengono spesso dei seri dubbi.
    Anche quando faccio qualcosa che ritengo di scegliere non so se è davvero una mia scelta o se l’ambiente in cui sono cresciuta ed il modo in cui sono stata cresciuta mi portano a ritenere quella cosa/comportamento desiderabile.
    Penso sempre che magari, se le mie circostanze di vita fossero state diverse, sarebbe qualcosa che scarterei a priori nell’ambito delle mie scelte.
    E alla fine mi viene da pensare che anche quando pensiamo di scegliere è la vita che ha scelto per noi, influenzando, con il suo corso naturale, le nostre decisioni, anche quelle apparentemente libere da vincoli

    Mi piace

  4. lecosesuccedono ha detto:

    L’ambiente e gli effetti ci condizionano inevitabilmente, almeno in parte. Si fanno scelte che portano in una direzione piuttosto che un’altra e magari, con il senno di poi, sono scelte che, ora, non rifaresti. Ma in quel momento le hai fatte, e allora significa che avevano un senso per il periodo che stavi vivendo, la persona che eri.

    Non penso ci siano scelte giuste o sbagliate, ci sono scelte i cui effetti si protraggono nel tempo e che possono più o meno combaciare con le persone che siamo nel momento stesso in cui ci facciamo questa domanda.

    Quando capita a me, di chiedermi tutte queste cose, provo a dipanare la matassa chiedendomi se sono contenta: a volte funziona.

    Spero di rileggerti presto serena, un abbraccio.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...